Guida alla creazione del personaggio

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I partecipanti della Cronaca GRV “OLTREMONDO” possono creare il proprio personaggio-giocante (PG) come segue:

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I due aspetti fondamentali da sviluppare nel background sono la reminiscenza del personaggio e la sua esperienza nel Ghetto. Il giocatore potrà sviluppare questi aspetti a sua discrezione, bilanciandoli oppure dando più spazio a uno dei due (es. se la reminiscenza è centrale nella vicenda del personaggio mentre l'anno trascorso nel Ghetto è stato distinto da una vita modesta/riservata, è plausibile che nel background la reminiscenza sarà preponderante; in caso contrario, se la reminiscenza rappresenta un breve “flash” del passato mentre l'esperienza nel Ghetto è stata arricchita da eventi significativi e/o rapporti con gregari, sarà più in evidenza il secondo aspetto).


Di seguito un esempio di background:

Astrid Holmberg,

I miei trentadue inverni mi hanno infine condotto dalle gelide selve del Leir a questa remota isola. Sono giunta sotto il vessillo del drago impalato del Riddenfelt, seguendo le orme dei fieri Walenar che servono Victra, nostra Signora.

Dopo quasi un anno trascorso nel Ghetto, la mia mente indulge nell’oblio come se oppressa da troppo idromele. Per quanto mi sforzi a ricordare, vedo solo immagini sbiadite delle foreste vergini e degli scorci selvaggi che hanno accompagnato la mia giovinezza e l’ingresso nell’età adulta. Siamo come alberi privi di radici che cercano un nuovo suolo in cui attecchire.

L’unica memoria che l’occulto potere di Novisterra non ha dissolto è quella di mio padre, Olaf, valente cacciatore del Leir. Anche mia madre non è che un’ombra indistinta mentre la sua figura continua a guidare ogni mio passo. Vedo il suo volto altero, incorniciato in una chioma rossa nella quale si è prematuramente affacciato il grigio delle vecchiaia. Il suo sguardo mi fissa con un frammisto di affetto e severità. I suoi ordini, perentori ma giusti, mi risuonano nelle orecchie. Lo sento spiegarmi l’importanza di percepire la vita della preda prima di carpirla. Nell’odore che il vento porta alle narici, nelle impronte lasciate sul terreno, nei resti del suo pasto… mio padre mi ha spiegato come valutare ciascuno di questi elementi per identificare la preda prima ancora d’incontrarla. Quando la corda dell’arco o la punta del coltello vibreranno il colpo fatale, la forza della preda non dovrà estinguersi. Essa continuerà a vivere nel cuore che il cacciatore porterà ancora caldo alle labbra, nella carne che sfamerà i suoi consanguinei e nella pelle che scalderà le sue membra. Al compiersi dei sedici inverni, Olaf volle donarmi la fiasca di Eldre. In questo recipiente è serbata la prima goccia di sangue strappata a ogni singola preda abbattuta dalla nostra famiglia. Mio padre mi disse che le anime serbate là dentro avrebbero sostenuto la mia cerca così come avrebbero sostenuto quella dei miei figli. Egli perì stritolato tra gli artigli di un’orsa bianca delle Cime. Ricordo il suo corpo straziato e a malapena riconoscibile adagiato sulla lettiga di cuoio. Ricordo le mie dita toccare quella carne fredda e immobile. Ricordo le mie mani afferrare la fiasca di Eldre per raccogliere il suo sangue. Non so spiegarmi quel gesto.

Adesso per noi c’è solo il Ghetto. Le provviste che abbiamo caricato sui vascelli sono state razionate con austerità. La carne di daino e l’idromele che ci siamo portati dal Leir allietano i nostri pasti solo due volte per luna e per il resto debbo nutrirmi di poltiglia di segale o degli uccelli che di tanto in tanto sorvolano queste mura. Ho fatto amicizia con un pescatore del Bagatto, Almo, che mi cede sarde essiccate in cambio di tordi e frequento la bottega di una vecchia alchimista del Vitriol, Fatima, riparando le sue calzature e bisacce, in cambio di una presa di tabacco. Tutti hanno qualcosa da offrire se si è disposti a dare altrettanto. Certo, ci sono anche molti che cercano rogne, come quei due damerini del sud che ho sorpreso mentre ripulivano le reti che avevo piazzato nel solaio di un vecchio fienile. Dovranno abituarsi a masticare senza denti prima ancora di tentare l’Ascesa!

Quel nome, Ascesa, echeggia spesso presso i falò del Riddenfelt. Quando l’anno sarà scaduto, potremo addentrarci in questo territorio e raggiungere la Soglia. Anche se ho dimenticato il volto dei nostri dei, potremmo afferrare parte del loro ancestrale potere. Per questo ho portato con me la fiasca di Eldre, per questo il sangue di mio padre mi accompagna. Sono persuasa che egli sarà là ad attendermi oltre la Soglia e, se saprò dimostrarmi degna, potrò seguirlo nei reami in cui non vigono né il dolore né il declino.