la_falena
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| - | ===== | + | ====== LA FALENA ====== |
| - | 5.1.2. | + | < |
| + | – Otello, William Shakespeare –**//</ | ||
| - | “È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.” | + | {{: |
| - | | + | Nondimeno, pare che **l’Apoteosi **di tale portento possa trascendere i limiti fisici e penetrare negli occulti mondi che, come reami paralleli, si celano “oltre” la realtà conosciuta. |
| - | Otello, William Shakespeare – | + | Le poche testimonianze racimolate nel corso della traversata e durante la permanenza nel **[[: |
| - | L’Anima | + | Inutile dire che i poteri più avanzati |
| - | Nondimeno, pare che l’Apoteosi di tale portento possa trascendere i limiti fisici e penetrare negli occulti mondi che, come reami paralleli, si celano “oltre” la realtà conosciuta. | + | Se poi si contempla l’Apoteosi della Falena, le storie divengono ancora più fantastiche e tendono inevitabilmente a sfociare nell’assurdo. Il mito che si è diffuso al riguardo è quello della **Breccia**, ossia la facoltà di aprire un passaggio che conduce nei **Reami Poliedrici**. Queste dimensioni in qualche modo riflettono gli scorci ed elementi reali ma ne alienano l’aspetto e la natura. Alcuni inquilini del Ghetto hanno riferito d’avere ricevuto in sogno surreali visioni che sono state associate ai Reami, quali inquietanti paesaggi dove gli alberi hanno i rami conficcati nel suolo e le radici protese in aria, immensi palazzi con tortuose rampe di scale che s’intrecciano in geometrie irrazionali, |
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| - | Le poche testimonianze racimolate nel corso della traversata e durante la permanenza nel Ghetto suggeriscono come le espressioni elementari della Falena siano orientate allo spostamento e alla metamorfosi. Esempi calzanti potrebbero contemplare scagliare piccoli oggetti a mo’ di proiettili, aprire o serrare porte, aumentare o diminuire la temperatura di una pentola d’acqua fino a farla bollire o congelare, cambiare la tinta di un fiore fresco, plasmare materiali malleabili come creta senza l’ausilio di utensili e molto altro ancora. | + | |
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| - | Inutile dire che i poteri più avanzati della Falena sono quelli che attraggono maggiormente la curiosità e l’ambizione dei novelli Archeosofi; di questi, tuttavia, esistono scarse prove e gli aneddoti che girano nei Governatorati sono perlopiù illazioni o racconti inventati di sana pianta. Si vocifera di soggetti in grado di spostarsi a due miglia di distanza in un batter d’occhio, macigni pesanti svariate tonnellate rimpiccioliti fino a divenire minuscoli ciottoli o, addirittura, | + | |
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| - | Se poi si contempla l’Apoteosi della Falena, le storie divengono ancora più fantastiche e tendono inevitabilmente a sfociare nell’assurdo. Il mito che si è diffuso al riguardo è quello della Breccia, ossia la facoltà di aprire un passaggio che conduce nei Reami Poliedrici. Queste dimensioni in qualche modo riflettono gli scorci ed elementi reali ma ne alienano l’aspetto e la natura. Alcuni inquilini del Ghetto hanno riferito d’avere ricevuto in sogno surreali visioni che sono state associate ai Reami, quali inquietanti paesaggi dove gli alberi hanno i rami conficcati nel suolo e le radici protese in aria, immensi palazzi con tortuose rampe di scale che s’intrecciano in geometrie irrazionali, | + | |
| Solo la più fervida immaginazione può concepire ciò che si trova oltre la Breccia e solo una vena di follia potrebbe indurre a volerlo esplorare. | Solo la più fervida immaginazione può concepire ciò che si trova oltre la Breccia e solo una vena di follia potrebbe indurre a volerlo esplorare. | ||
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| - | Il Capitano della Falena | + | |
| - | “Cavaddu senza spruni è comu la navi senza timuni.” | + | ===== Il Capitano della Falena ===== |
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| + | – Proverbio siciliano –**//</ | ||
| - | – Proverbio siciliano – | + | Non è un caso che il Capitano che reca **l’Archeofatto |
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| - | Non è un caso che il Capitano che reca l’Archeofatto in cui si celano tali portenti sia noto quale persona eccezionalmente ambigua: da un lato schietto, pragmatico e calcolatore, | + | |
| Sin dagli esordi dell’impresa, | Sin dagli esordi dell’impresa, | ||
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| A detta di molti, il Capitano è un inventore assai prolifico che, tuttavia, raramente riesce a concludere un progetto prima che un’altra “mirabile idea” affolli la sua mente. Non a caso, i mozzi hanno spesso scorto nel suo alloggio un’incredibile quantità di modellini incompleti. A volte è capitato che un intraprendente discepolo sia riuscito a sottrargli uno dei prototipi, prima che finisse per smontarlo e riassemblarlo, | A detta di molti, il Capitano è un inventore assai prolifico che, tuttavia, raramente riesce a concludere un progetto prima che un’altra “mirabile idea” affolli la sua mente. Non a caso, i mozzi hanno spesso scorto nel suo alloggio un’incredibile quantità di modellini incompleti. A volte è capitato che un intraprendente discepolo sia riuscito a sottrargli uno dei prototipi, prima che finisse per smontarlo e riassemblarlo, | ||
| - | La sua ambiguità si riflette anche nella abitudini mondane; basta dare uno sguardo alla scrivania, per metà in perfetto ordine con oggetti impilati con cura religiosa e per metà alla mercé di un autentico caos, composto da resti di cibo e mucchi di arnesi. Allo stesso modo la sua lunga giornata, spesso insonne perché egli è solito dimenticare di coricarsi, è divisa tra capillari ispezioni in cui dispensa brillanti soluzioni, un addestramento metodico nelle arti d’arme e lunghe perlustrazioni del Ghetto in cui i suoi sensi sembrano catturare ogni vicolo, piazza, androne o scalinata in una “invisibile mappa”. Il tutto contrapposto a lunghe passeggiate senza meta, in cui la sua attenzione vaga come quella di un gatto errabondo, e, soprattutto, | + | La sua ambiguità si riflette anche nella abitudini mondane; basta dare uno sguardo alla scrivania, per metà in perfetto ordine con oggetti impilati con cura religiosa e per metà alla mercé di un autentico caos, composto da resti di cibo e mucchi di arnesi. Allo stesso modo la sua lunga giornata, spesso insonne perché egli è solito dimenticare di coricarsi, è divisa tra capillari ispezioni in cui dispensa brillanti soluzioni, un addestramento metodico nelle arti d’arme e lunghe perlustrazioni del Ghetto in cui i suoi sensi sembrano catturare ogni vicolo, piazza, androne o scalinata in una “invisibile mappa”. Il tutto contrapposto a lunghe passeggiate senza meta, in cui la sua attenzione vaga come quella di un gatto errabondo, e, soprattutto, |
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| + | Sembra che questo singolare fenomeno sia in qualche modo legato all’Archeosofia della Falena. In pratica, il Capitano si sofferma a lungo di fronte a un’immagine o manufatto, fissandolo e biascicando strane frasi, le quali sottintendono che egli si stia in qualche modo ‘immedesimando’ in quel soggetto. A titolo d’esempio, | ||
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| + | Nessuno, oltre Capitani e Governatori, | ||
| - | Sembra che questo singolare fenomeno sia in qualche modo legato all’Archeosofia della Falena. In pratica, il Capitano si sofferma a lungo di fronte a un’immagine o manufatto, fissandolo e biascicando strane frasi, le quali sottintendono che egli si stia in qualche modo ‘immedesimando’ in quel soggetto. A titolo d’esempio, | + | ---- |
| - | Nessuno, oltre Capitani e Governatori, | + | <WRAP center round box 85%> |
| - | [RACCONTO – RIQUADRO A PARTE] | + | //La falena appariva come una macchia indistinta sul grezzo intonaco della parete del Ghetto.// |
| - | La falena appariva | + | //Quando i due mocciosi sfrecciarono nel vicolo, urlando |
| - | Quando i due mocciosi sfrecciarono | + | //I bambini, |
| - | I bambini, due giovani nomadi delle Piane, non avevano ancora mutuato | + | //Infine, il ragazzino fece fare al braccio un ampio arco e la rapa si librò molto al di sopra delle mani della sorella, finendo dritta dentro |
| - | Infine, il ragazzino fece fare al braccio | + | //La finestrella dava su una vecchia cantina avvolta nella penombra. La luce delle lampade a olio appese nella viuzza filtrava là sotto, mostrando |
| - | La finestrella dava su una vecchia cantina avvolta nella penombra. La luce delle lampade a olio appese nella viuzza filtrava là sotto, mostrando un’impressionante quantità di cianfrusaglie stipate ai lati della stanza. Alle narici dei bambini giungeva la puzza acre e stantia, tipica dei locali chiusi, ma c’era qualcosa di diverso... il profumo dolce e penetrante di una spezia che i nomadi ricavavano da baccelli provenienti dalle selvagge foreste occidentali. I due ricordavano ancora il nome di quella bevanda che tanto allietava le serate trascorse nel tedio dei rifugi. | + | // |
| - | Cioccolata! | + | //I mocciosi si affrettarono a scendere, con il fratello che teneva la sorella per le braccia mentre lei penzolava oltre la soglia.// |
| - | I mocciosi si affrettarono a scendere, con il fratello che teneva | + | //In quel momento |
| - | In quel momento la falena volò dentro la cantina, rapida come un soffio, senza che i due se ne accorgessero. | + | //In breve, i ragazzini furono dentro e dopo essere discesi da un mucchio di casse di legno tarlato, si accinsero a esplorare il cupo ambiente. C’era un sacco di roba là dentro: anfore alte più di cinque piedi poggiate su treppiedi di bronzo, vecchi catini di rame ossidati, cesti di vimini pieni di logore scarpe spaiate… a chi erano appartenute tutte quelle cose?// |
| - | In breve, i ragazzini furono dentro e dopo essere discesi da un mucchio di casse di legno tarlato, si accinsero a esplorare il cupo ambiente. C’era | + | //Tuttavia, l’attenzione dei bambini |
| - | Tuttavia, l’attenzione dei bambini | + | //Sì, il profumo |
| - | Sì, il profumo era più intenso vicino all’unico muro sgombro di cianfrusaglie | + | //Era una porta, una bellissima porta con un architrave ricurvo, avvolto da tralci sinuosi come rami d’edera. In particolare, |
| - | Era una porta, | + | //Colpiva l’unico elemento mancante della porta, |
| - | Colpiva l’unico elemento mancante della porta, ossia il battente, la cui forma era appena stata abbozzata. | + | //Ai piedi del disegno c’era un minuto bastoncino, nero come la pece, un comune carboncino lungo a malapena un pollice… il moccioso guardò |
| - | Ai piedi del disegno c’era un minuto bastoncino, nero come la pece, un comune carboncino lungo a malapena un pollice... il moccioso guardò la sorella, lo raccolse e iniziò a tracciare una riga storta sul muro. Il ragazzino completò il battente in meno di un minuto, anche se all’ignoto autore sarebbe probabilmente presa una sincope nel vedere quello scarabocchio al centro della sua opera! | + | //L’odore della cioccolata si fece più forte.// |
| - | L’odore della cioccolata si fece più forte. | + | //La sorella provò di nuovo a toccare la porta e stavolta le sue dita non incontrarono resistenza.// |
| - | La sorella provò | + | //La maggior parte degli inquilini del Ghetto erano addormentati o ubriachi in quel momento e comunque nessuno si trovava nelle vicinanze del vicolo. Nessuno sentì il grido mozzato |
| - | La maggior parte degli inquilini del Ghetto erano addormentati o ubriachi in quel momento e comunque | + | //La falena adesso era posata sulla sommità della porta. Nella cantina non c’era più nessuno. Le ali si chiusero, calando come palpebre su quegli occhi rossi come il sangue.// |
| - | La falena adesso era posata sulla sommità della porta. Nella cantina non c’era più nessuno. Le ali si chiusero, calando come palpebre su quegli occhi rossi come il sangue. | + | </ |
la_falena.1757062592.txt.gz · Ultima modifica: 2025/09/05 10:56 da admin
