Compassione

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Jin

L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

こんにちは お母さん,

Ti scrivo prima della partenza per l’Isola.

Da quando mi sono unita a questa compagine bizzarra molte cose sono accadute, ho imparato dagli errori compiuti ed aiutato amici a ritrovar la propria via. Altri non sono riusciti a lasciarsi dietro il passato, altri ancora hanno deciso che tutto questo peso era troppo per loro. Con alcuni ho stretto legami indissolubili, con uno qualcosa di ancor più speciale. Ho trovato un maestro, e l’ho seguito. Devo a lui tutto ciò che conosco. Ho ritrovato te e questa è la cosa più importante. Ho ritrovato, perduto nelle più terribili tenebre, mio padre. Heikichi. Quando venni a visitarti, ignara ancora dei fatti che successero nel giorno in cui mi lasciasti, ero dilaniata dalla disperazione di non riuscire a salvarlo. Majin l’aveva corrotto, l’aveva legato a sè… poi feci una scoperta. Il mio maestro, Haku Sushimada, e sua sorella, Mel’Ishnd Mitzuko Tensh’Elijh, per salvare a loro volta il padre sconfissero temporaneamente il Custode di Spade, riuscendo a rubar l’anima che lui aveva imprigionato. Ma la Kyujidren, sottratta una, se n’era impossessata di un’altra pareggiando i conti. E’ stata dura, ma con il loro aiuto sono riuscita a strappare tuo marito dalle grinfie dell’eterna dannazione. Mi ha sfiorato la mano… Ha mantenuto la promessa, potrà finalmente ricongiungersi a te un giorno. Vorrei poterti dar questa notizia di persona ma i fatti occorsi ultimamente mi costringono a rimaner assieme ai miei amici più cari, anche loro in questo momento hanno bisogno di me, ora più che mai.

In questi anni ne sono accadute di stranezze, ho rischiato più e più volte di non “portare a casa la pelle” come dicono gli alemariti, ma ho anche conosciuto sentimenti come amicizia, rivalità, dolore, odio e amore. La via del Bushido è ardua, e lo è maggiormente quella del Custode del Crepuscolo, come diceva sempre Heikichi, ma è anche grazie a voi due che adesso sono diventata finalmente me stessa. Questo è il mio posto. Questa è la mia avventura. Queste sono le mie scelte. Ho sentito tanto la vostra mancanza, un vuoto nel cuore che non verrà mai ricolmato, se non quando riuscirò a bandir da queste terre il samurai maledetto Majin.

Tre delegazioni delle Contee stanno per salpare, andremo alla scoperta di questa terra avvolta dalle nebbie e ben più oscuro sarà cosa ci troveremo. Se riusciremo a risolver enigmi, a salvar le nostre amate terre, ancora non so. Prometto di tornare, per te, e di raccontar il nostro trionfo, le epiche gesta compiute. Come mio padre prima di me, te lo prometto.

さようなら お母さん.

かすみ.

La donna lesse la piccola pergamena scritta finemente in un batter d’occhio, era incredula nel leggere quella tanto assurda quanto bella notizia. Nella sua testa un vortice di ricordi, e la paura di perdere l’unica cosa preziosa che le era rimasta in quel bieco mondo. Un leggero sospiro, come una folata di vento, sembrò rinvigorirla per un attimo; le mani tremolanti lasciarono cadere il foglio di carta, che si poggiò a terra lieve e lì rimase per lungo tempo. Sorrise, Aiko, e chiuse gli occhi.

– –

Il pennello scorreva veloce sulla carta, il cuore batteva all’impazzata. Le piccole scosse del mare facevano barcollare ogni tanto il calamaio e prontamente la mano della ragazza lo bloccava prima di farle ricominciare tutto da capo. Era nervosa, triste e al tempo stesso euforica, ma gli ultimi avvenimenti l’avevano scossa, ancora non le sembrava vero ed aver lasciato tutto ciò per sette anni le metteva il magone addosso. Era partita per salvarli, e alla fine era rimasta bloccata mentre loro si salvavano da soli. Arrabbiata con se stessa, finì la lettera in fretta e furia ed aprì la porta della cabina fiondandosi fuori a sfogarsi… Non appena fossero scesi a terra avrebbe mandato il più veloce messaggero a recapitar quel dispaccio, in quel momento più importante di qualunque altra cosa.

L’uomo salì sul ponte e vide, appoggiata ad una murata, la samurai. C’era una leggera pioggerellina nell’aere che sapeva di salsedine, ed avvicinandosi non riuscì a distinguere sul suo viso se c’erano lacrime o solo gocce d’acqua. Nessuno dei due disse niente, e con il suo fare bonario appoggiò una mano sull’armatura dell’amica.

– Kasumi…- parlò titubante, rombi di tuoni e fulmini in lontananza rendevano il mare ancor più tempestoso.
– Velik… anzi Ullian… non c’è bisogno di proferire parola. So già cosa mi vorresti dire, e ti rispondo solo con un grazie. Torna a bivaccare con gli altri, te lo sei meritato.
– Anche tu, vieni con noi. Ti aspettano.
La donna, con i capelli vermigli scompigliati dal vento, il viso pallido e il simbolo sulla fronte ben marcato apparì in quel momento ancor più spettrale, fissò il conte sorridendo malinconicamente e annuì con la testa.
– Siete voi la mia famiglia adesso.

– –

Il messaggero consegnò ansimante la missiva bussando energicamente al grande portone in legno massiccio, dal quale uscì la figura di una donna formosa, con tipiche vesti alemarite, i capelli rossicci tenuti fermi con una bandana sulla testa. Aprì sulla soglia l’incartamento e continuò a legger la lettera tornando dentro al tempio, ormai spoglio e senza più fasti di una volta. Era breve, concisa, ma Demetra non potè fare a meno di lasciar cadere una lacrima su quella carta, non lo credeva possibile. Attraversò le grandi stanze di corsa, dove prima c’erano futon adesso i tatami erano coperti da piante lenitive tenute con cura dalle donne del villaggio, che rimasero sconcertate alla vista della curatrice affannata…

こんにちは お母さん,

Aspettami, sto tornando.

かすみ.

Sorrise, il suo tempo non era andato sprecato. Avrebbe riabbracciato sua figlia.


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