Dolce riunione

Ipnotizzato dalle fiamme danzanti nel camino, non mi resi conto del boccale di birra apparso all’improvviso sul tavolo davanti a me. La schiuma sporcò leggermente il piano di legno, strabordando lentamente dall’alto e scivolando come una piccola cascata bianca.
“Ancora perso a pensare? Non costringermi a darti una botta in testa per farti rinsavire”
“No, perdonami. È che… “ distolsi lo sguardo dalla vivacità del fuoco per guardarla negli occhi “…non sembra vero potersi sedere e rilassarsi DAVVERO, con tutto quello che abbiamo passato.”
“Sì, vero. Ma è anche passato già un bel po’ di tempo, dovresti esserti già abituato da mo’ “
La schiuma divenne una cornice di piccole bollicine scoppiettanti attorno al boccale, disfatta poi dal mio sollevarlo per bere un sorso. Cazzo, buona come mi avevano detto.
“La vita frenetica che ho ottenuto a star dietro a Sig mi ha dato davvero poco tempo per abituarmici, però si, tutto sommato potrei dire che stiamo meglio ora rispetto a prima.”, le dissi con fare ironico.
“Ah-ah, che simpatica testa di cazzo che sei.” rispose sorridendo.
“Quindi? Cosa state facendo ora voi tre?”
“Mah, vita da corte: mi sono sistemato dignitosamente, ho una certa reputazione adesso, un sacco di donne che mi fanno il filo e..”
“Dai, non fare il coglione!”. Mi intenerì tantissimo vedere quel suo piccolo broncio, effettivamente mi era mancato un sacco, anche se non era lei a dipingerselo in volto, solitamente.
“Va bene, va bene. Ti racconterò tutto.”

“Siamo partiti alla volta di Thersa, lì Sigrun è riuscita a sistemare i suoi affari personali con corte e famiglia, sono stato riconosciuto ufficialmente come suo scudiero, ho ripreso ad addestrare nuove leve e ora la seguo nei suoi mille viaggi e mille litigi. Ti assicuro che è cambiata parecchio, ora riesce ad essere matura, autoritaria e rompi coglioni in un colpo solo. Avere il suo piccolo kindergarten per tutto questo tempo ha certamente portato i suoi frutti.”
“Ahahah, spero di vedere presto anche lei!”
“Penso ci raggiungerà a giorni, non dovrebbe mancarle molto per arrivare fin qui”
“E tua sorella?”
“Rhose sta studiando per incrementare le sue arti curative e le sue conoscenze a Thersa, si sta impegnando parecchio per sfruttare ciò che la Driade le ha donato. Quando ci raggiungerà qui insieme a Sig, avrà un sacco di cose da raccontarti, non vedeva l’ora! Sono molto orgoglioso di lei. Pur avendo passato così tanto tempo l’uno senza l’altra, da quando ci siamo riuniti, è come se nulla fosse accaduto, è tutto così naturale..”. I suoi occhi leggermente lucidi mi bloccarono le parole in gola. “Scusami, non ho pensato a..”
“Non preoccuparti, ormai è passata”. Lo sguardo di Vidar si fece più sereno e rilassato, facendo scomparire quelle rughette dalla fronte. “Ogni tanto ci penso ancora, ma sono riuscita a prendere il meglio di quei ricordi per superarla.”
Osservai il fuoco ancora vivo e ne approfittai per bagnare la gola nuovamente.

“Che mi dici degli altri? Hai più rivisto qualcuno?” riprese lei.

“Non proprio, in realtà. Durante i nostri viaggi, abbiamo fatto tappa a Nebin. Abbiamo trovato un John molto meno sobrio di quanto ricordassimo, però si sta dando da fare parecchio per il popolo e per prendere in mano i vari studi di Mordecai. Ora lo chiamano “John lo Storto”, forse in onore del suo predecessore e del suo tasso alcolemico mai al di sotto della normale soglia. Lo abbiamo lasciato che blaterava di aver inventato un nuovo distillato, credo, e di voler rinominare il Grand Zombie in Grand Marnier. Sinceramente, non ho idea di cosa stesse parlando, ma sono comunque felice di averlo trovato bene, sicuramente avrà modo di sfruttare la sua grande mente visionaria e la sua intelligenza per fare grandi cose.”

“Argo è tornato a Ramana, ho ricevuto delle sue missive dove mi spiegava delle nuove tecniche di combattimento da lui create grazie alle arti apprese nella sua breve ma intensa vita. Avrei voluto spiegargli in qualche modo che noi comuni mortali siamo impossibilitati nel compiere certe azioni o mosse senza rimetterci qualche articolazione, ma era così euforico dei risultati che mi pareva brutto dargli contro. Inoltre, parlava di aver concluso il suo ottavo libro, e ricordando la sua velocità di lettura, suppongo parlasse di libri scritti da lui. A volte mi spaventa. Aspetterò sue notizie per sapere se sarà riuscito a conquistare il mondo”

“Aaron… Non lo so. Sono certo stia aiutando nella crociata contro gli imperiali. Ma ho il sospetto voglia continuare anche gli studi per risolvere la situazione “braccio”, probabilmente chiederà aiuto a John e a tutti gli altri studiosi che erano nella nostra compagine. Avrei voluto ringraziarlo più di quanto abbia fatto per il supporto che mi ha dato dal giorno del suo arrivo in Masnada, ma scommetto sia abbastanza vicino per venire a sapere della mia gratitudine con le sue stesse orecchie, nascosto da qualche parte qui attorno..”

“Klim credo sia ad un passo dal realizzare il suo sogno: creare la nuova via del pellegrino e la chiesa di Balthazar. Ha sempre avuto quel non-so-che da imprenditore, il problema vero è stato assillare i clericali per convincerli ad avviare il progetto. Ancora non capisco come sia riuscito nell’intento, ma sappiamo bene quanto fosse bravo con le parole.”

“Lucius ha aperto un panificio… Pastificio..? Pasticcieria? Non sono bravo in cucina, ma lui certamente è un mostro! Ha messo su un piccolo impero fatto di farina e zucchero, degli altri ingredienti preferisco non dire nulla. Ricordo ancora i suoi vermicelli caramellati, tanto disgustosi quanto incredibilmente deliziosi. Magari un giorno andremo a trovarlo e mi farò preparare una delle sue prelibatezze”

“Skag lo abbiamo salutato dopo l’ultima battaglia. Non ho idea di dove sia andato, mi parlò di una persona che doveva cercare, qualcuno cui teneva particolarmente. Tanto forte quanto di buon cuore, mi manca parecchio fare discorsi senza senso sulle cose che non capiva come mi manca combattere al suo fianco.”

“Su Estrella non so molto, ma ho sentito di alcuni villaggi presi d’assalto da un gruppo di pazzi scatenati e di animali liberati dalla loro prigionia. Ho come il sospetto che la tratta degli animali ed il mercato nero abbiano un nuovo nemico giurato…”

“Antares, cara lei, ricevo sempre sue lettere sugli aggiornamenti della campagna di Balthazar. È stata lei, in fondo, a convincermi definitivamente a rientrare nella Scacchiera per proseguire la battaglia contro gli ultimi Imperiali rimasti. Sarà contentissima di rivederci. Inoltre, le devo un enorme favore, è grazie a lei se sono riuscito a calmare quasi totalmente la Furia dentro di me. La sua saggezza è stata fondamentale e molti ancora necessiteranno delle sue parole.”

“Astra? Credo si sia votata alla causa dello Spiantato totalmente. Dopo innumerevoli allenamenti durante la lotta contro l’Immacolato, siamo riusciti ad estirpare la paura che la tormentava per far spazio alla grinta di cui aveva bisogno. Voleva proteggere i suoi compagni, con la sua abilità e l’impegno mostrato negli addestramenti, si è trasformata nella guerriera che voleva diventare.”

“Habibi, bello come il sole! Aveva un bel da fare con Lana ed il figliolo, chissà se un giorno avremo modo di ritrovarci. Sapevo che stava scrivendo fiabe per giovani, tutte ispirate alle nostre mirabolanti avventure! Non mi stupirebbe trovarlo in una compagnia itinerante, in giro per il mondo a narrare le nostre storie, tra una risata ed un colpo di scena. Gli ho consigliato di non raccontare proprio tutti i dettagli post sbronza di John, ma diceva che avrebbe dovuto distruggere almeno metà dei suoi scritti…”

Vidar mi fissò intensamente mentre osservavo il fondo del boccale liberarsi delle ultime gocce di birra.
“…Stai dimenticando qualcuno, o sbaglio?” alzò il sopracciglio ed un piccolo ghigno le si stampò in volto.
Feci un profondo respiro, forse per prendere tempo e cercare le parole più adatte.
“No, non mi sono dimenticato di lei. Sapevo sarebbe stato un amore a senso unico, per questo non le ho mai confessato i miei sentimenti. Ho amato stare in sua compagnia, combattere al suo fianco e prendere le sue difese quando necessario, anche se era decisamente in grado di cavarsela da sola. Non so che fine abbia fatto, forse ho evitato apposta di chiederglielo, per non influenzare la mia decisione di seguire Sig. Resterà nella mia memoria come colei che ho amato e mai avuto, con la sua eleganza nel combattere, il suo portamento, la sua foltissima chioma rossa e..”
“Allan, era una scaricatrice di porto e talvolta di una freddezza e cattiveria che lasciava tutti basiti.”
“Beh, io non mi sono mai accorto di nulla! E comunque, nessuno di noi era perfetto!”.
Ci guardammo per qualche secondo e scoppiammo a ridere.
“Scherzi a parte, se mai dovessi ritrovarla, penso mi dichiarerò. Così potrò avere un assaggio diretto delle sue dolci parole.”

“Adesso basta, direi che ho parlato a sufficienza. Cosa mi dici di voi? E quando arriva Ottavia? Anche i suoi dolci modi mi mancano da tempo!”
“Non credo dovrai aspettare ancora molto, in realtà..” disse fermandosi e volgendo lo sguardo fuori dalla finestra. “Anzi, credo che sia arrivata ora.” e si alzò dalla sedia per dirigersi verso la porta d’ingresso che si aprì, dividendo la stanza in due con un fascio di luce che accecò i miei occhi ormai abituati a quella debole e ormai fioca del camino che dava i suoi ultimi aliti di vita.
Mi ci volle un attimo per abituare le pupille, riconobbi subito la voce di Ottavia che esordì con un “Ti ho riconosciuto prima dai capelli che dalla faccia” e, dopo l’abbraccio, si girò verso Vidar: “Ci date una mano a scaricare fuori? Ci sono diversi sacchi e barili di birra da tirar giù”.
“Ci date? Chi c’è fuori?” chiesi confuso. Ottavia ridacchiò e mi diede una manata sulla schiena per direzionarmi verso l’uscita.
Sull’uscio, cominciai a distinguere voci familiari all’esterno: Istrice, Iena, Gas e Riccio che parlottava con Siri, ma appena messo piede fuori rimbalzai contro un’altra figura che tentava di entrare. Diverse patate rotolarono a terra, feci per scusarmi ma rimasi felicemente sorpreso dal vedere quel volto sornione incorniciato dalla folta chioma che spesso gli ho invidiato.
Ci guardammo per qualche secondo negli occhi, aspettando forse l’uno la freddura dell’altro, ma il Maestro mi battè sul tempo, esordendo con un semplice quanto energico “Scoccia”.