Bastardi senza gloria

Nessun racconto avrebbe mai reso giustizia. Nessuno di loro era un eroe. Nessuno era mai stato senza macchia. Tutto era caos in quel gruppo, anche chi doveva guidarli era imperfetto come tutti loro, proprio per questo vinsero, anche la morte stessa.

Perché nella disperazione, quando ognuno di loro ha visto la fine,nemmeno uno è scappato, neanche uno ha perso la speranza.

Quei signor nessuno hanno lottato più che mai. Nessuno avrebbe scommesso su quei quaranta saltimbanco colorati.

Io ero lì, ogni notte rivivo tutto, mi ricorderò per sempre i loro volti, le sfumature dei loro occhi, il suono delle loro voci. Non racconterò mai a nessuno dei singoli. Per non dare idea che qualcuno è rimasto indietro. Per ricordarli tutti in modo equo perché a ognuno va un merito. Un posto nella mia memoria.

Mi ricordo il giorno della mia rinascita, quando ho incontrato tutti. Li volevo far esplodere, sgozzare, trucidare. Maledetti bastardi. Uno peggio dell’altro.

Su quel colle invece, tra le rovine della guerra e la vegetazione, abbracci, pianti. Di quelli veri, che fanno smocciolare il naso. Che quando vai a letto crolli addormentato perché ti senti meglio, ti senti felice.

Io sono diventata felice da quel giorno, grazie a quei quaranta rimbambiti. Piano piano, giorno dopo giorno.

Tre anni che sono una vita.

Mordecai senza volerlo ha plasmato l’essere più strano e incompreso. Una pietra grezza, onice e ametista. Un padre, un maestro, a volte folle, a volte genio.

Qualche giorno fa ho letto questa frase ”Smettila di odiare te stesso per tutto ciò che sei e comincia amare te stesso per tutto ciò che sei già”. Sembrano parole sue. Sorrido pensando ai nostri discorsi.

Non ci abbracciammo mai, ma Lei creò un gesto, che divenne un saluto. Eterno.

Lei che alla fine è stata più grande di me, più matura, più unica.

Lei che brilla come gli astri nelle notti di primavera.

Ha amato così intensamente ogni cosa da non accorgersi che in realtà il cavaliere era lei stessa e io la dama da salvare.

Ti odio dal bene che ti voglio. Ovunque tu sia. Il Drago blu e il Cavaliere bianco.

Cavaliere…Alfiere…Alfieri. Alla fine in modi diversi sono legati con un filo infinito intorno al mio cuore.

Balthasar volevo impalarlo come in un libro che ho letto, appena conosciuto…beh lui voleva bruciarmi…

Eri e sei la luce e l’eroe di qualcuno che conosciamo bene. Oltre al fatto che sei una contraddizione vivente come me.

Leone. Mio fratello, unico e vero. A cui devo la vita. Non sei sangue del mio sangue ma sei molto di più. Ottavia. Amore unico e infinito. Seconda rinascita, fortuna non meritata. Sarai per me il dono più grande che mai nessuno merita. Il mio progetto di vita.

Ho visto il ducato di Thersa e Valdemar,Scentiar, Gelbha e Alemar. Il luogo dove ritorno sempre sono le Piane. Ora è casa, il mio nido, la mia felicità da respirare.

Un solo luogo però sarà sempre lì incastrato tra il petto e la gola. Che mi crea sorrisi ai lati della bocca e lacrime grandi da non vedere l’orizzonte. Quella terra inospitale e magica, quella terra che mi ha fatto germogliare, che mi ha tradita, salvata e cresciuta. La Scacchiera. Terra mia, ti rivedrò prima di morire, perché te lo devo in fondo. Te lo dobbiamo tutti.

Guardo le stelle e come nelle notti in cui si viaggiava tra masnade, respiro quell’aria che sa di birra, fuoco che arde, speranze e paure.

Vi voglio bene bastardi senza gloria.

Vidar.