La Stella del Bordello di Trelven

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La giacca scura con le maniche sfrangiate era appoggiata quasi con noncuranza sulla sedia. Il tavolino ospitava il cappello sul quale il cremisi e il verde, appena distinguibili nella poca luce, si susseguivano sormontati dalla piuma svolazzante, quasi superba se non fosse che la sua proprietaria non era poi così alta.

La penombra della stanza era interrotta solo da due lumi sui lati dello specchio, che riflettevano la loro luce tremolante sui bordi. Un volto entrò poi ad interrompere la superficie lucida. Il viso si inclinò da un lato e poi dall’altro, controllando il generoso strato di kajal che incorniciava gli occhi dal colore non ben definibile alla luce così debole (verdi? Nocciola? Grigi? Forse tutti e tre?). Una smorfia apparve a incurvare le labbra dipinte di un colore appena più scuro di quelle naturali, ma sembrava più di soddisfazione che di fastidio. Piegata in avanti com’era, la figura metteva sicuramente in risalto la curva del fondoschiena, esaltata da un paio di pantaloncini a righe con gli stessi colori del cappello. Raddrizzandosi dritto, le mani scorsero dietro la schiena, a controllare il nodo sul punto vita che teneva ben accosto al suo corpo il corsetto con il simbolo dello Spiantato ritratto sul pannello centrale, scintillante anche alla luce ovattata delle candele.

Ai piedi, gli stivali marroni col tacco evidenziavano le gambe anche in posizione eretta, fasciate nella calzamaglia dal duplice colore, che entravano senza esitazione poi nei pantaloncini gonfi e decorati. Il corsetto disegnava poi il punto vita in modo quasi sfacciato, per liberare poi le spalle, impostate in posizione fiera dal resto del corpo. Le stesse spalle che erano sfiorate dai ciuffi ribelli della capigliatura argentea, che diventava, via via che si avvicinava alla testa, sempre più scura. Una giravolta per osservare il risultato da capo a piedi, gli occhi si staccarono dallo specchio solo il tempo necessario a girare velocemente la testa dall’altro lato e non perdersi realmente di vista. Nonostante superasse in altezza il metro e ottanta, il tacco riusciva a regalargli uno sguardo ancora diverso sul mondo. Si riavvicinò allo specchio: nel girare velocemente la testa, la parrucca si era spostata e doveva rimetterla bene in posizione. Una volta soddisfatto, afferrò la giacca, se la infilò, con una facilità che non avrebbe dovuto essere possibile, sulle spalle, e calzò il cappello, la cui piuma ora sì che si ergeva superba, sulla testa.

Percorse la passerella e si preparò sull’altalena di legno che l’avrebbe poi calato al centro del palco.

Dai lati, la musica si levò, titillante, e le luci intorno furono spente, per attirare lo sguardo solo sulla stella del momento, la vera novità del bordello più in di Trelven: Balthazar La Fiera. Il suo partner di ballo lo aspettava già sul palco, a petto nudo e col kilt che faceva intuire cosa fosse custodito al di sotto. Istrice, con la barba e i capelli appositamente selvaggi gli porse la mano e Balthazar l’afferrò per poi…

“Cyra, svegliati per gli Astri!” La voce di Balthazar tuonò nella tenda nell’accampamento dello Spiantato e la cadetta sussultò di colpo, quasi cadendo dalla sedia dove si era addormentata dopo aver fatto un po’ troppa baldoria, per festeggiare il successo della forgiatura E anche la fuga rocambolesca dalla fortezza. E che festeggiamento…

“Eh? Cosa? Chi?” la barda si guardò intorno spaesata, poi vide l’uomo, sussultò, afferrò il cappello e lo controllò attentamente, provandoselo in testa. Poi lo provò sulla testa dello Spiantato, a cui stava comicamente piccolo, e che la guardava tentando di essere torvo ma apparendo confuso. “Ah, meno male… non me l’avete sformato tutto… comunque, stavate bene col corsetto!”

Gli occhi di Balthazar strabuzzarono,

“Non so che cosa caspita tu ti sia bevuta, Cyra, ma per un po’ è meglio se eviti!” “Devo essere stata ispirata dalle vostre doti di ballerino!” disse, e poi, mentre Balthazar si portava una mano a stringersi il naso rassegnato, con un’agilità che non avrebbe dovuto appartenere ad una donna sbronza appena sveglia, si dileguò dalla sua presenza.

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