L’orgoglio del fabbro

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Nuda la mano, dal tocco rude
desta coi primi raggi del dì
Batto il martello sopra l’incude,
poi che la fiamma lo rammollì.
Questa mia vita, dura a vederla
privar la donna d’ogni sua grazia
questo sudor che il crine m’imperla,
dona a me ogni delizia.
E di forza m’accresce, mi dà piacer
per le genti di Gardan e l’orgoglio dei Kerr.

Tu ricco che poltri nella tua noia,
non ci invidiar l’allegro umor
non sai che i numi versan la gioia
a chi la guadagna col sudor!?
E se ai compagni che il fato mi destina
basta il guadagno del mio lavoro,
bella tra i fumi della fucina,
più che in una reggia di mattoni d’oro.

Amo la pace più che la guerra
che libertade promise invan,
forgio l’aratro che apre la terra
onde il contadino miete il suo pan.
Ma se il nemico invade le strade,
ben altri arnesi forgiar saprò
batterò stocchi pugnali e spade
e nel suo sangue li temprerò.
Al primo grido che chiami al bando
d’un tratto da fabbro sarò guerrier,
ho braccia e cuore
vedrem fin quando
ci terran testa questi stranier!

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