MONTGOMERY “ISTRICE” SCOTT MAC DUSSEL


Montgomery nasce nel 2962 E.Q., primo di due fratelli, in un piccolo borgo di nome Leith al centro del territorio di Gardan, vicino a dove il Forth fa la sua ansa e in vista di Lencoe, unico vero insediamento fortificato degno di questo nome in zona, a meno di una giornata di cammino.
Data la vicinanza alla vera e propria capitale del ducato, il potere centrale era molto avvertito e non erano infrequenti “visite” di messi imperiali, potremmo dire non proprio ufficiali e nemmeno troppo legali, che trovavano Leith il centro ideale per passare le giornate di libertà lontani dal servizio.
Non era quindi infrequente che si sviluppassero problematiche derivanti dall’abbinamento di alcol e potere:
risse causate con impunità, violenze a danno di donne che non vedevano un soldato imperiali ubriaco fradicio come il migliore dei potenziali fidanzati, proprietà rotte o devastate, perfino animali rubati o uccisi per divertimento.
Ma cosa potevano fare?
Sperare che smettessero prima possibile e che non facessero troppi danni. E la volta dopo, lo stesso. E così via…
In questo clima di perenne preoccupazione, venne da sud il cugino di suo nonno, un certo Erik del Fiume, portando con sé un bambino che aveva circa l’età di Montgomery e, la cosa veramente strana, era che a parte la chioma del colore del fuoco, i due bambini di somigliavano in una maniera impressionante.
Questo bambino, suo parente alla lontana, si chiamava come il nonno che lo aveva accompagnato, Erik, e portava con sé uno spadone avvolto in un panno.
Il vecchio aveva portato Erik perché suo figlio non era tornato da una avventura all’estero e sarebbe partito per trovarne notizie.
Non lo avrebbero più fatto ritorno a Leith. Sparì nel nulla.
I due bambini, con il fratellino di Montgomery Caelen ogni tanto aggregato per dar fastidio, crebbero assieme, sempre in mezzo alla natura, a correre, dare la caccia a piccoli animali, a pescare al fiume e a fare la lotta dapprima a mani nude e poi con repliche di armi inoffensive, per quanto una bastonata messa bene possa comunque fare molto male.
Un giorno, quando stavano ancora provando le mosse che il padre di Erik gli aveva insegnato nei suoi rari momenti a casa, per mostrarlo ai suoi “cugini” come li chiamava, portò nella loro solita radura, lo spadone di suo padre.
Per la prima volta, lo tolse dal panno e lo mostrò in tutto il suo splendore. Era chiaramente di pregevolissima fattura e sulla lama campeggiava in lettere antiche il suo nome Clag, artiglio nella lingua tradizionale di quei luoghi, una lingua che i Quattro avevano deciso di sradicare, per unificare tutte le genti sotto al loro dominio.
Solo possedere un oggetto con incise parole proibite, avrebbe potuto farli andare nei guai, e purtroppo lo splendore di quell’arma li fece notare da molto lontano. Infatti quando tornarono al villaggio, vi erano due armigeri imperiali che li attendevano e chiedevano cosa ci fosse in quel panno, che chiaramente conteneva un’arma.
La situazione degenerò rapida ed Erik, decise di rispondere a mali estremi con estremi rimedi.
Furono i primi due uomini che uccise in vita sua,
I tre ragazzini andarono a raccontare tutto a casa e subito gli adulti si resero conto che erano spacciati e così si diedero subito alla macchia. Come loro, saputo l’accaduto, molti altri decisero di lasciare le loro case, sicuri della rappresaglia violenta e immediata da parte dell’Aquila Quadricefala.
In effetti, due giorni dopo dalle campagne, videro numerosi rivoli di fumo levarsi da dove erano le loro case.
Alcuni iniziarono a dare contro al ragazzo venuto da fuori che li aveva condannati ad un’esistenza in latitanza, altri, la maggior parte, invece vide in quel gesto giovanile rabbioso, un trampolino verso la libertà. Meglio morire liberi in mezzo ai monti che strisciare senza spina dorsale in uno sputo di villaggio.
Così in tanto videro in questo ragazzo una guida carismatica e i fatti poi gli diedero ragione.
Erik crebbe forte e avveduto, dotato di un carisma incommensurabile.
Montgomery, dal canto suo, ne sembrava la brutta copia.
Certo, il naso aquilino era praticamente il medesimo, così come l’altezza e alcune inflessioni nel modo di parlare. Ma Erik era su un altro piano nell’uso della spada. Montgomery arrivò al punto di non voler passare più tempo con il suo lontano cugino. Quando poi questi iniziò a parlare di Virtus, Iter e Aster, cose mai sentite nella vecchia Leith, si defilò del tutto. Che significa uccidere un nemico con onore? Che vuol dire essere latori della parola degli Astri? Cosa avevano fatti gli Astri negli ultimi 3000 anni?
La vita in latitanza gli insegnò che è meglio colpire primo e colpire due volte, cosa che gli servì e molto in tempo di rivoluzione e quando arrivò il giorno della battaglia finale, giurò che sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe combattuto a fianco del cugino.
Se fosse sopravvissuto, sarebbe fuggito via, lontano, dove nessuno lo avrebbe paragonato a nessun altro, dove non sarebbe somigliato a nessuno, dove avrebbe potuto assalire alle spalle chi gli pareva senza avere la ramanzina della cavalleria e dell’onore, dove non sarebbe più stato “quello che somiglia a Erik il Rosso” ma semplicemente Montgomery .
Dopo la battaglia alla Capitale (Vedasi BKG di Geronimo Asparta per dettagli) propose al fratello e ad altri 4 o 5 individui con cui aveva condiviso la pugna, di andare in un posto lontano da tutto e da tutti e provare fidandosi l’uno dell’altro come lo avevano appena fatto, a vivere serenamente e senza troppi gravi addosso.
“Facciamo gruppo. Non siamo nessuno. Ma essere Nessuno in gruppo è meglio che essere nessuno da soli”.

Montgomery è il più anziano delle Fiere e gli altri spesso non perdono l’occasione per ricordarglielo.
Proprio per la sua età, per essere il fratello maggiore di Caelen e per essere quello che ha proposto di unirsi per meglio affrontare le difficoltà della vita, ha un ruolo di rilievo all’interno del gruppo.
Non è formalmente il leader forse perché ha capito che dopo aver passato la prima parte della sua vita a vivere all’ombra di un altro, non voleva creare uno stato d’animo simile in nessun altro e più volte si è tirato indietro davanti alle proposte degli altri di nominarlo tale.