La Facenda

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Dopo quasi un mese di lontananza, Jean-Claude stava tornando alla Facenda a dorso di mulo, sotto al sole impietoso di Erigas, Beatrice gli teneva compagnia per la Red più di qualsiasi altro essere umano e lo capiva pure meglio, Etienne gli aveva fatto mettere dei ferri speciali fatti fare apposta da Jean Jacques per cui i maleintenzionati non avrebberò trovato nella sua mula una facile preda, certo poverina faceva un po’ fatica a trasportarlo ma se uno non aveva fretta….Ma da quando si erano rifugiati come esuli in quella terra, la fretta non esisteva e lui cercava di stare il più possibile in movimento… anche perché le sue giornate lì erano terribilmente vuote!…

Quando arrivò nei pressi della Facenda, soprannominata da Eitenne “La petit Valdemar”, notò una fila ordinata di persone. Si soffermò accigliato.
C’era ogni sorta di personaggio: contadini, straccioni, i nobili decaduti dai vestiti impolverati… ma tutti avevano una cosa in comune: sorridevano e avevano in mano una scodella di legno!

C’era qualcosa che non quadrava… dove cazzo andavano quelle persone?!
Spronò il mulo lungo la strada e si rese presto conto che la risposta poteva essere una sola… erano tutti in fila verso La petit Valdemar!

Donna Isabella non si dava pace: sorrideva e riempiva le scodelle di chi si presentava al tavolo disposto fuori dalla magione, distribuiva cibo e insegnava alla gente non del posto cosa era la scaramanzia, mentre Artemisia aveva allestito un piccolo ma efficentissimo ospedale da campo… le due donne erano al settimo cielo; ognuna per motivi diversi, ma erano entrambe compiaciute!

Jean-Claude scese dal mulo e pochi attimi dopo Artemisia gli si stava gettando al collo per abbracciarlo:
“Oh, non puoi capire come sono entusiasta! JC, TUTTA questa gente viene qui! Per farsi curare! Qualsiasi cosa abbiano vengono quiiiiii!!!” sorrideva felice come una bambina, “Certo sono solo tagli, pulci e poche altre cose, ma vuoi mettere… è due settimane che continuano ad arrivare! Qualcuno si ferma anche, perché vuole restare qui a lavorare!”

Jean-Claude la seguì di qualche passo, perplesso.

“Ma perché vengono qui? …dove è Etienne?”

“Dopo che sei partito a Etienne è successo qualcosa… Non so spiegartelo bene, ma ora è NORMALE! O almeno si comporta come una persona normale… o meglio si comporta come me e te, senza tutte quelle cose che faceva prima!” rispose lei entusiasta come se avesse appena scoperto una nuova malattia.

L’uomo scosse la testa
“Questo non è possibile… è posseduto? È posseduto! Non c’è dubbio!”

Artemisia rise. “Io non so nulla di possessioni, so solo che è sempre allegro!”
“E dove è adesso…?” domandò Jean-Claude.

“Ah lo troverai assieme agli altri, dietro la casa!” rispose la donna con uno sguardo divertito.

Il guerriero si precipitò fuori, nella distesa di campi rinsecchiti della Facenda…

Ma..! La terra..! QUELLA TERRA..! ERA BUONA!
Non era la terra rinsecchita di quella nazione maledetta, questa era terra buona e fertile, ricca… come quella di Valdemar.


Quell’albero era carico di frutti invernali, e i contadini che stavano dissodando la terra ridevano lavorando volentieri… che quei campi avrebbero dato un buon raccolto si capiva a colpo d’occhio, già, ma come era possibile?


“Ehi tu… cerco Homme Etienne, sai dirmi buon uomo dove posso trovarlo?” domandò accostandosi ad uno dei contadini, che, chino sulla terra, era tanto assorbito nel suo lavoro da non notarlo nemmeno. O forse era quel buffo cappello che lo riparava dal sole a limitarne la vista… Jean-Claude sorrise tra sé, perché cazzo, quel cappello sembrava proprio quello di Sancho!

Ma il suo sorriso sparì in una smorfia d’inquietudine quando il contadino si voltò e gli sorrise, stringendo ancora la zappa tra le mani: quello era il suo signorino e stava ZAPPANDO LA TERRA!?!?!? Pensò, anzi sperò, che il caldo gli stesse facendo vedere le allucinazioni.


“Etienne! Per amore del Pentarca, cosa CAZZO stai facendo?!” urlò il guerriero mentre il giovane signore lo abbracciava. Jean-Claude fece un passo indietro e gli prese le mani tra le sue, rendendosi conto che ancora qualcos’altro non era al suo posto. Le girò a palmi in sù…


“Cosa sono questi Etienne… Calli?” mormorò costernato.
Etienne arrossì e abbozzò un sorriso… non riusciva a guardarlo negli occhi. Forse non ci sarebbe riuscito mai più!
” …JC, la terrà ha bisogno di esser coltivata, e nessuno sapeva come trattare i semen draco che ci hanno dato… così, visto che qualcosa ne avevo studiato, ho fatto quel che ho potuto!”
Ma Jean-Claude non si accontentò di quella spiegazione.
“E la gente che c’è li fuori? E poi cos’è questa storia… un semen draco? Come è arrivato qui, e con cosa stiamo sfamando queste persone…?”
Etienne sospirò.
“JC… io non posso vivere nella Valdemar che tu stai costruendo, per me lì non c’è posto.
Io non ci credo, e non ci crederò mai a questa cosa della Repubblica! Non siamo tutti uguali! Io non lo accetto, mi fa schifo essere uguale agli altri… io NON POSSO ESSERLO!” disse ritrovando pian piano la sua postura dritta.
“Ma come ho detto a Madame, farò tutto quel che è in mio potere per aiutare te, e quindi di riflesso anche lei. Ma quanto ai amici, loro non vogliono il mio aiuto! Nessuno di loro mi parla francamente. Nessuno di loro si fida di me!
Nonostante quello che loro mi hanno fatto fare, per loro sono… UN MOSTRO! Ma la verità è che sono LORO DEI MOSTRI! Sono loro che mi hanno usato per i loro scopi, sono loro che hanno ingannato me e che continuano a ingannare i loro amici e compagni, che mentono ed uccidono e depredano e fanno patti oscuri… per poi additare gli altri come il male! Osano FARE A ME, LA MORALE, e parlano a me di male necessario! Il male che loro hanno fatto e causato!


Jean-Claude, LA LORO MORALE POSSONO FICCARSELA SU PER IL CULO!


Fosse per me penzolerebbero tutti da una forca! MA…! …sono amici tuoi, e io non posso tradirli, se non tradendo anche te. E io morirei, piuttosto che tradirti”


Etienne riabbassò il capo, nonostante tutto il peso che aveva cacciato fuori, non pareva alleggerito.


” …un uomo è stato qui due settimane fa e mi ha parlato di una stella che brilla a sud. Credo di averla pure vista, durante il viaggio di nozze, una bella stella brillante, me la ha indicata Aidan mentre era sbronzo… ma nessuno ne voleva parlare, tra la gente di Athar!


Non ci ho capito moltissimo, ma abbiamo parlato quella sera, e lui mi ha detto che avrei capito tutto meglio, ma nel frattempo dovevo usare il mio tempo per regalare sorrisi, dovevo essere allegro e sarei stato fortunato. Bastava che mi ricordassi ogni sera di fare un brindisi alla fortuna e condividessi con gli altri quel che ho… da allora tutto è cambiato. Tutto! La mia sorte è cambiata, tutto mi sembra diverso!”


Il signorino sorrise e continuò infervorato…


“Ha detto tante cose, ma lo sai io dopo un po’ mi distraggo… ma una cosa me la ricordo bene: “il prezzo che dai ad una cosa, è la misura di quanto tu ci tieni o di quanto ne hai bisogno, per questo le cose hanno un valore” …non smetto mai di pensare a questa cosa! Non ne capisco bene il senso, ma sento che è vero!


…mi ha dato un semen draco e mi ha detto di piantarlo io stesso, dopodiché ha detto che sarebbero arrivate cibo e provviste perché la fortuna aiuta sempre i suoi prescelti! e alla fine è andata così, abbiamo persino inviato delle provviste a Monsieur Marcelle, ci credersti, ero cosi emozionato, non so dove sia, ma uno dei suoi è stato qui, e io lo ho aiutato come potevo… Ah Monsiuer Marcelle è un eroe! Non come quella sudicia sgualdrina piena di fiocchetti traditrice del suo sangue!!!


Io sarò sempre ricco JC, non ti rabbuiare! La mia ricchezza più grande sei sempre stato tu… anche se un giorno dovrò scegliere in che mondo voglio stare, e… non so se riuscirò a vivere nel tuo mondo!”


Eppure Jean-Claude non si era ancora convinto. Conosceva bene il suo signorino, troppo, per accontentarsi di quella spiegazione, ma sapeva che in fondo era anche colpa sua che era stato lontano a vagabondare così a lungo.


“Etienne ma io cambierò di nuovo il mondo per te, non ti rabbuiare per questa cosa della Repubblica… e smettila di farneticare! È la noia che ti fa zappare la terra! E questa cosa del semen draco, le provviste… Nulla arriva per nulla! È un’ingenuità, qualcuno ti sta usando! Lo capisci vero? E come si chiama questo generoso amico? Sei più furbo di così, ti ho educato bene, non deludermi adesso!”

Etienne strinse le labbra e gonfiò il petto per un attimo:
“il nome …mmmm…ecco consa non gli ho chiesto..il nomeeeeeeeeee, c’era qualcosa che dovevo fare ne ero sicuro… JC… È OVVIO che mi stanno usando, cosi come hanno fatto i tuoi amici! Ma stavolta sono IO, che mi sto facendo usare! E alla fine, non faccio altro che regalare sorrisi e fare un brindisi ogni sera alla salute della mia fortuna! Non è un reato!”

E no, cazzo… Non lo era…

Il giorno della partenza Etienne aveva indossato uno dei suoi vestiti più belli. Probabilmente ci si sarebbe potuta sfamare un’intera nazione con il valore di quel vestito…

Nonostante questo, Etienne non era allegro. Sorrideva, affabile con tutti, stringeva le mani e dava consigli, e se poteva ingannare Artemisia, non poteva certo ingannare lui!

L’umore di Etienne era inquieto, ma questo era ovvio solo per lui che lo conosceva meglio di se stesso. Per tutti gli altri si comportava come una persona normale… Ma appunto, era TROPPO normale. Ed Etienne aveva sempre detestato essere “normale”… proprio questo era il problema.
Jean-Claude ed Artemisia avrebbero raggiunto la banda in qualche ora, non lontano dal confine con Valdemar, Etienne era stato irremovibile: non li voleva a casa sua. Di rado Etienne gli imponeva qualcosa, ma su questo aveva usato tutta la sua autorevolezza.

Ora Homme Etienne era partito, senza un fiato, senza una protesta, senza un capriccio, era salito con Fey in carrozza. Quella elegante, quella con i simboli della sua famiglia… nonostante gli avesse detto che non era il caso, lui ce li aveva fatti rimettere sopra una volta arrivato a Erigas, ed ora aveva deciso di andarci fino a Valdemar!

Cosa diavolo stava passando per la testa di Etienne… si voleva mica fare ammazzare? …

il cappello di Sancho gli volò improvvisamente davanti portato dal vento gli ruzzolo vicino ai piedi, JC lo raccolse, prese se lo mise in testa sorridendo…lui avrebbe vegliato, niente sarebbe successo a Eitenne c’era lui a proteggerlo

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