Le tre fatine

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Era ormai passato qualche giorno da quando i due viaggiatori avevano raggiunto la capitale di Erigas, Puerto del Sol. Erano ormai anni che Diego non vi tornava ma tutto sommato era felice di rivedere la città che gli aveva donato i primi sogni da infante.
I due avevano preso alloggio in una splendida locanda nel quartiere Valdemarita, la zona a loro assegnata era composta da un ricco ingresso, che fungeva anche da piccolo salotto con angolo tè e piccola oppieria, due camere, una di queste con boudoir, il tutto in stile pacchiano e Valdemarita.

“Hai guadagnato proprio bene per portarmi in un luogo del genere Diego… Dovremmo fare a metà del ricavato visto che la mia interpretazione è stata perfetta” Valerie si guardava attorno ancora incredula, sembrava proprio di essere a Valdemar.

“Non ti preoccupare Vale, fa tutto parte del percorso per farti conoscere meglio Erigas e gli Erigassiani”. Diego mentre proferiva quelle parole si era infilato in tasca un piccolo cucchiaio in argento fischiettando allegramente “non posso fare un mezzino con te perché già l’ho fatto con Rhaul, chissà come se la starà spassando”. Tre zollette di zucchero in tasca “perché non ti fai un bel bagno rilassante? Io ho da fare qualche commissione”. Un altro cucchiaino “ah, no… Questo è solo argentato, mi dovrò lamentare con quel maldido del locandiere, con chi pensa di avere a che fare…”.
E così Mentre la giovane Valdemarita aveva preso tutte le accortezze del caso per fare il bagno, porta del boudoir serrata a doppia mandata, carta sul buco della serratura per oscurare la veduta, telo a terra per non farsi spiare da sotto la fessura della porta, Diego prima di uscire aveva dato una piccola occhiata al diario che teneva la compagna a sua insaputa, era incuriosito da tutto quello scrivere durante le svariate siete.

“GIORNO XXII presso Erigas
Questa notte abbiamo provato a dormire in un pagliaio ma Diego mi ha raccontato la storia del ciupacapra, poi si è nascosto sotto la paglia e mi ha fatto paura, mi è caduto la cicca e siamo dovuti scappare perché ha preso fuoco tutto”.

“GIORNO XXIII presso Erigas
Abbiamo aiutato il fattore ad aggiustare la parte di pagliaio bruciata, Diego ha preteso un pagamento in cibo, per fortuna che non ci hanno riconosciuti”.

“GIORNO XXIIIV presso Erigas
Mi hanno rubato la biancheria, non sò come fare a dirlo a Diego”.

“GIORNO XXX presso Erigas
Diego mi ha insegnato una nuova parola Erigassiana per dire buona sera, sorete”.

“GIORNO XXXI
Ho detto buona sera all’oste in Erigassiano, mi ha quasi accoltellato, ho scoperto che vuol dire stronzo, Diego mi ha detto che il suo Erigassiano non è più buono come una volta; DIEGO SORETE!!!!!!
Era ormai tardo pomeriggio quando Diego era tornato dalle sue commissioni, si era presentato di fronte a Valerie agghindato con un vestitino all’ultimo grido Valdemarita, con pizzi, merletti e ricami in damascato “Dame Valerie Blanchfort, permette al qui presente Homme Sofà de accompagnarla nella Movida de Puerto del Sol!!!?”.
Passarono diverse ore prima che Valerie fu pronta per partire “Diego, come sto? ma dove hai trovato questi vestiti? E soprattutto dome mi porti questa sera?” l’uomo si sentì sommerso di domande scomode a cui rispondere.
“Vale sei una favola!!!” non disse altro, ma alla donna bastava per gongolarsi e non fare altre domande.

Erano alle porte di una ricca villa all’interno del quartiere Valdemarita; impaludato con abiti neri, bianchi e viola un uomo davanti alla porta chiedeva di porgere gli inviti e faceva passare.
“Diego, ma dove mi hai portato?” Valerie era stupita del luogo dove si trovavano.
“Shhhh Vale, sta per toccare a noi, comportati da Valdemarita” Era quasi ilare, pensò Valerie, che Diego dicesse una cosa del genere.

All’ingresso Diego fece vedere una pergamena in bianco all’uomo, il ventaglio di Valerie sventolava rapidamente e ritmicamente come a cercare di nascondere una malcelata agitazione.
Lo strillone quindi fece un inchino ai due e poi lasciandoli passare aggiunse “Homme Degan La Fosse e la sua splendida consorte Dame Viconia La Fosse”. I due passarono.
“Diegooo… Diegoooo… Ma che siamo degli imbucati?!?” ancora una volta Valerie sembrava agitata.
“Certo Vale… Te avevo detto che te avrei portato nella movida de Puerto Del Sol… Ora però rimani nella parte, siamo due nobilotti Valdemariti parenti di secondo grado degli sposi, siamo stati per molto tempo in giro per il mondo, io sono un mercante di stoffe e sete e tu mia moglie, adori accompagnarmi nei miei viaggi al sud, ma in verità siamo qui per mangiare a sbafo, se ti stai chiedendo che ci facciamo…”.
Era evidente che Diego fosse abituato a fare l’imbucato, salutava amabilmente gli altri invitati, disquisiva dei suoi viaggi con minuzia di particolari, parlando di luoghi che probabilmente nemmeno aveva mai visto, sorseggiava vino come un vero nobilotto, insomma, si era calato nella parte in maniera totalitaria.
Valerie, invece che era la vera nobile tra i due era ingessata e, probabilmente per l’ansia di essere scoperta, sembrava un pesce fuori dall’acqua.
“…E niente, ultimamente con mia moglie siamo tornati a Valdemar proprio per questo splendido matrimonio, sapete, lei e sua cugina, la sposa, da piccole erano veramente legate e non avrei mai potuto dividerle ancora in un momento così importante”. Valerie quasi si sentì svenire al proferire di quelle parole, non solo l’aveva portata in un luogo del genere, ma stava addossando tutta la responsabilità su di lei, L’unico modo di sopravvivere era quello di bere, tutti dicevano che l’alcool era coraggio liquido, a Vale sembrò proprio una splendida idea.
La serata trascorreva in maniera affabile e a dirla tutta Valerie si stava anche divertendo, fintanto che non si trovò, non sa in quale modo, sotto l’orchestra a dover cantare una canzone per l’entrata degli sposi, mentre poco più in la Diego continuava a parlare “… Perché, vedete miei cari, mia moglie ha molte volte cantato nel teatro le dragon de cristal, una splendida voce, piacevole, orecchiabile e a dir poco unica”.
Su una cosa erano tutti d’accordo la voce di Valerie era unica, la musica partì, i due sposi iniziarono a scendere la lunga scalinata e la voce angelica di Dame Valerie iniziò a propagarsi, vuoi per l’alcool, vuoi perché non era stata troppo attenta alle lezioni di canto il risultato non era proprio come Diego se lo immaginava “LAAAA…AA SI SON…..N SI SI LE PETITE MARIONETTE, LA SI SON SI SI LE PETITE MARIONETTE…”.
inizialmente era solo un brusio, poi un vociare, poi alcuni inservienti si fecero avanti con fare minaccioso verso la donna “CORRI VALE!! QUEI MALDIDI CI HANNO SCOPERTI…” e fu una corsa a perdifiato per le vie della città.
“Vale SCUSA, mi dovevi dire che non avevi imparato la ballata che ti avevo lasciato sopra il tavolo questa mattina” niente, nessuna risposta, Diego si aspettava un altro “SCUSA UNA SEGA”, ma pareva che qualcuno aveva bevuto fin troppo.
Non gli era mai capitato di portare una dama in braccio per tutto quel tragitto, sembrava quasi il General che soccorreva la madre, quel giorno sembrava che Esteban non fosse toccato dalla fatica, i capelli al vento, lo sguardo fiero, invece Diego aveva la lingua a terra, pochi capelli sudati e gli occhi di fuori per la fatica. Finalmente era riuscito ad arrivare in camera, ad adagiare la donna sul letto, era poi riuscito con l’aiuto del coltello a slacciargli il bustino lasciandola così respirare ed era pronto ad andare a letto a sua volta, aveva proprio una bella storia da raccontare all’amico Rahul, tanato ad una festa dove si era imbucato perché Valerie si era sbronzata… Era stato anche bravo, avrebbe potuto portarla ad una veglia funebre Khartasiana e li si sa che la situazione era molto più complicata.
Una carezza in fronte “Grazie Vale…”
Sava per andarsene nella sua stanza ancora ridendosela sotto i baffi quando la manica strattonata della giacca lo fece arrestare “Dieeegoooo… Diegoooooo… Ho paura dei ragni…” Era evidentemente brilla, di ragni non ce n’era nemmeno l’ombra.
“Non ti preoccupare Vale non ci sono, prima di metterti a letto li ho cacciati tutti via con la bacchetta magica che ho abilmente rubato ad Etienne” Questa volta l’aveva fatta un po’ grossa e si sentiva in colpa, quindi era meglio assecondarla.
“Diegooo… Diegooooo…. Mi fai un massaggio ai piedi che mi fanno male?!” va bene i ragni, va bene i piedi però ora era anche il momento di dormire…. “Va bene Vale, ma poi mi prometti che dormi eh….”

“Diegoooo… Diegoooo….” Alla mierda allora, qui le cose andavano perle lunghe… l’indomani si sarebbe vendicato… “…ho ancora paura di quei ragni, dormiresti con me per difendermi” e niente a Diego iniziarono ad apparire alla mente le sue tre fatine che rappresentavano anche la sua coscienza, il Freddo che lo guardava scrollando la testa “Cuore di burro”, Vicktoria che lo incitava a difenderla e Rahul che gli urlava “castigala amigo!!”.
Era ormai notte fonda, Diego si era addormentato accanto alla Valdemarita, probabilmente seguendo il consiglio della sua fatina numero due, Vicktoria.
In un attimo il sonno di Valerie sembrò agitato, frenetico, Forse stava per vomitargli addosso? No, fortunatamente sembrava più un incubo!!
“Vale! Vale! Svegliati!”
Valeriè si svegliò di soprassalto coperta di sudore, con i muscoli tutti contratti per lo spavento, d’istinto si toccò il ventre e sentì la mano di Diego appoggiata proprio dove Rotar l’aveva trafitta.
Era un incubo, solo un orribile, spaventoso incubo.
“Vale mi hai spaventato, urlavi e gemevi, che hai sognato?”
Valeriè avrebbe voluto raccontare tutto al suo compare, condividere con lui i suoi timori, ma perché?
“Niente, era un incubo orribile… ho sognato che ero pelata”
Diego la guardò come chi sa che gli stai mentendo, ma decise di non insistere, le fece una carezza dolce e con tono calmo disse
“Ora dormi Vale, era solo un sogno.
Saresti bellissima anche pelata… poi non capisco che male c’è ad essere pelati”
Valeriè sorrise, prima di capire appieno la situazione, un grosso mal di testa, il suo bustino ai piedi del letto, Diego nel suo letto con una mano poggiata nella sua pancia “Diego, spiegami immediatamente che sta succedendo…”
Diego si guardò un attimo intorno, come se fosse la cosa più normale del mondo “Avevo paura delle falene che sono in camera mia, quindi mi sembrava una buona idea venire a dormire con te…”
Fu questa volta Valerie a guardarlo come chi sa che sta mentendo “pensavo fossi un bugiardo migliore Diego… E togli quella mano…”
La mano piano piano si ritrasse, nuovamente il freddo si fece spazio nella mente mezza addormentata di Diego “la bontà non paga amico mio!!”, poi toccò a Vicktoria “raccontagli tutto per bene e sicuramente ti capirà, dopotutto sei stato un vero Volk…. E poi…”, con uno spintone Rahul strattonò Vicktoria che andiede a sbattere la testa sullo spigolo del letto “Chiedi scusa amigo, meglio chiedere scusa poi che chiedere il permesso prima!!”
“Scusa Vale!” questa volta aveva vinto la sua fatina numero tre. Piano piano con fare calmo, come di chi sta lottando contro una tigre, Diego si girò coprendosi e facendo finta di dormire.
Non fu il calcio dietro al ginocchio a farlo sobbalzare dal dolore ma bensì quello sul fianco prima e alla bocca dello stomaco poi, scivolò piano, rotolando fuori dal letto “Home sofà, certo che sei un vero criminale!! Come… Come…” Uscì solo un’altra parola dalla bocca della nobildonna “SORETE!!!” Però il rotolare di Diego nel pavimento, in preda al dolore non potè non far uscire un piccolo sorriso a Dame Valerie che oltretutto si era accorta di aver usato proprio una parola che le aveva insegnato Diego.

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