
Alexandra si muoveva nella stanza scrutando con attenzione ogni oggetto, selezionando con cura i ricordi che voleva portare con sé. Sopra il tavolo una sacca aperta ancora mezza vuota.
Aveva deciso di partire per Scientiar e di trascorrere con i vecchi compagni quello che rimaneva della sua vita. Quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio, la sua ultima avventura.
Ed era in ritardo!
Doveva sbrigarsi se non voleva perdere la carovana, ma fare le valigie si era rivelato compito molto più complesso di quello che si aspettava.
Passava davanti ai mobili e osservava, a volte si fermava, sfiorava con le punta delle dita, sorrideva e poi andava avanti, altre volte soppesava con entrambi le mani il ricordo di una vita.
Camminava avanti e indietro, guardandosi intorno.
La libreria colpì la sua attenzione, doveva prendere un diario di Ciri, ma quale?
A Ciri era sempre piaciuto scrivere e disegnare, ma era una grafomane e nel corso degli anni aveva riempito una libreria intera.
Alexa prese un libretto damascato a caso e lo aprì:
Scacchiera. Giorno 24 Luna di Aldebaran.
Oggi, con le mie donne e i miei uomini, abbiamo sgominato una sacca di criminali che teneva in assedio un castello. Per ringraziarci ci hanno regalato un prosciutto di maiale. I nuovi cadetti lo hanno apprezzato molto, la vecchia guardia invece mantiene la solita avversione verso quell’alimento.
Seguiva il disegno di una testa di maiale umanoide ben riconoscibile per chi sapeva chi fosse.
Ne prese un altro e aprì:
Scacchiera. Giorno 12 Luna di Elthrai.
E’ arrivata una missiva dall’Altomastra Cerulea, ci ringrazia per il lavoro svolto presso la sua casella.
Lo fa in dodici pagine.
Poi ancora:
Scacchiera. Giorno 4 Luna di Sirio.
Oggi Greg ha bevuto una bottiglia di vino inviata da Oscar, senza offrirmene nemmeno un bicchiere. L’ho minacciato di farlo chiudere in prigione per una notte se dovesse risuccedere. Pensava scherzassi, ma non sa quanto sia seria quando si parla di vino.
Alexa continuò a sfogliare e leggere gli appunti della compagna, aneddoto dopo aneddoto.
Aveva passato tantissimi anni nella Scacchiera a seguire Ciri, Alfiere del Crepuscolo, e di avventure ne avevano vissute tante insieme. Si era ben inserita tra le fila della Masnada ed era conosciuta e rispettata da tutti, ma non si era mai integrata completamente. Era sempre rimasta il Corvo tra le Api.
E andava bene così, non c’erano più Corvi nella Scacchiera, qualcuno doveva pur farlo.
Durante le battaglie e gli scontri La vedeva.
La Signora camminava tra loro, attendeva e spesso si tratteneva più vicino ad alcuni.
A fine battaglia Alexa si avvicinava ai compagni caduti, fermava il soccorso inutile dei cerusici e li dirigeva verso altri feriti, sussurrava all’orecchio dei moribondi parole che solo loro potevano udire e spesso il loro volto si rilassava e spiravano sereni.
Negli anni tra le nuove leve si era diffusa la diceria che Alexa portasse sfortuna, e molti la evitavano.
Ma non le importava, chi la Morte l’aveva conosciuta sapeva che Alexa non era una visionaria fanatica, e quelle erano le uniche opinioni valide per lei.
Sfogliando le pagine senza troppa attenzione le cadde l’occhio su una frase:
Scacchiera. Giorno 11 Luna di Nhea
Oggi c’è stato il funerale di Iena. Per la prima volta ho sentito le Fiere ruggire di dolore.
Alexa chiuse con un tonfo il libretto, ma non bastò per fermare i ricordi.
Si ricordava quel giorno, anzi più precisamente i giorni precedenti.
Iena fu il primo su cui Alexa sentì quell’odore: un odore indescrivibile, che aveva sentito solo in presenza della Morte. Non sapeva nemmeno dire se era un odore, quanto più una sensazione nel naso, come quando annusi l’aria fredda dell’inverno, non ha un odore preciso, ma è come se lo avesse.
Dopo aver sentito quell’odore di gelida fine passò tutta la notte sveglia a pensare, tormentata dai dubbi e dall’incertezza, poi decise. Si alzò e uscì di casa.
Iena aprì la porta con stupore “Alexa, che è successo?” ma dopo uno sguardo attendo aggiunse “immagino tu non abbia litigato con Ciri e sia in cerca di un letto per la notte, vero?” senza aspettare una risposta rientrò in casa, prese una bottiglia, la stappò con veemenza, e ne bevve grosse sorsate.
“Quando?” chiese fissando il vuoto. Era sempre stato molto intelligente Iena, pensò Alexa.
“Non lo so. Ma la sento, sta arrivando. Volevo che tu lo sapessi per usare il tuo tempo al meglio e non avere rimpianti.” gli rispose
Iena la abbracciò con una forza sorprendente “Grazie Corvo.”
Quando uscì per strada si guardò intorno furtiva, si aspettava che La Signora arrivasse da un momento all’altro per punirla, invece non accadde.
Iena fu il primo, ma non l’ultimo.
Alexa si accorse che ne sentiva l’odore, ma solo sulla vecchia guardia, sui compagni delle prime battaglie. Forse perché avevano visto la Morte in faccia, sia metaforicamente che letteralmente, forse gli era rimasta una sorta di traccia addosso, forse era un dono da parte della Signora, non lo sapeva, del resto a capire queste cose era sempre stato Jared, ma ne aveva approfittato e li aveva avvertiti tutti in anticipo.
Con le dita passò sopra tutte le costole dei diari, ripensando ai compagni, ai loro volti, alle loro parole, alla loro gratitudine anche di fronte a quella tetra previsione.
Chi pianse, chi sorrise e scherzò, chi disse solo “Scoccia”.
Chi tirò fuori grande generosità con gli amici, chi diffuse parole di conforto e amore per chi restava e chi invece aveva voglia di togliersi i sassolini dalla scarpa “Ora posso dirtelo: la tu’ moglie mi è sempre stata sul cazzo!”.
C’è chi rimase in silenzio e chi si preoccupò più per gli altri che per sé:
“Alexa, mia sorella morirebbe a sapere che sto per morire” disse la donna
“E’ la stessa cosa che mi ha detto lei” le rispose Alexa. Katrina la ringraziò con le lacrime agli occhi e corse da Anastasia. Per loro non poteva esserci dono più bello del sapere che sarebbero morte insieme, nessuna delle due avrebbe sofferto la perdita dell’altra.
Alexa non avrebbe dimenticato nessuno di loro.
Toccò diario dopo diario e si fermò sull’ultimo.
Tentennò, ma poi lo prese e lesse le ultime parole scritte con grafia tremolante:
… e quindi sono giunta alla conclusione di questo diario.
Grazie Khaissa per questa vita piena. Me ne vado felice, senza rimpianti.
Ciri
Ricordava perfettamente anche quel giorno: Ciri era piegata sulla scrivania illuminata dalla luce della candela, ancora la vedeva lì, concentrata a scrivere quelle parole, il silenzio interrotto solo dai suoi colpi di tosse e un fazzoletto candido imperlato di rosso stretto in pugno.
All’improvviso bussarono alla porta, ma le due donne non sembrarono stupite, come se aspettassero qualcuno.
“Perfetto. Ho appena concluso” disse Ciri e chiuse il diario, con grande sforzo si alzò dalla sedia, fece sparire il fazzoletto e si diresse al centro della stanza.
“Falla entrare”
Alexa accolse in casa la donna alta dai capelli ricci lunghi e lucenti. Una cicatrice le tagliava il volto quasi a metà, il che le donava un aspetto ancora più fiero. I due occhi di colori diversi sostenevano con determinazione lo sguardo.
Alexa non potè non pensare che sembrasse una vera guerriera, una vera Leonessa.
“Inginocchiati” disse Ciri e la donna in silenzio le si posizionò davanti, Ciri le calzò in testa il cappello col simbolo dell’ape e la piuma dell’Alfiere e con un pugnale le toccò le spalle.
“Sono felice di nominarti nuovo Alfiere del Crepuscolo, Riccio, la Fiera più coraggiosa di tutte. Ora anche tu dovrai scegliere con saggezza il tuo Cadetto, come io feci con te.
Sai quando ti scelsi anni fa venni criticata, mi venne detto che eri debole e troppo fragile, ma quella persona non vedeva quello che vedevo io in te. Quello che già c’era in te e che doveva solo venire fuori. Li hai fatti ricredere tutti.
Quindi grazie, non solo per essere stata la spalla di cui avevo bisogno, ma anche per avermi permesso di avere ragione su chi non me ne dava. Io adoro avere ragione.”
Le due donne si abbracciarono sorridendo.
L’unica che non riusciva a smettere di piangere nella stanza era Alexa.
Riccio non versò nemmeno una lacrima.
Del funerale Alexa non ricordava molto, se non che la stanza era gremita di gente.
Tutti erano venuti a commemorare Ciri, anche chi non l’aveva conosciuta.
Alcune persone Alexa non sapeva se c’erano davvero, o se era stato uno scherzo della vista ormai vecchia e della mente fossilizzata sui ricordi, ma avrebbe giurato di aver intravisto un cappotto di pelle lungo tra la folla, di aver udito il caratteristico fischio di Klim tra gli applausi e un mazzafrusto scintillare sotto il sole.
Quando si girò per dirlo a Ciri vide Leone chinato su di lei con un orecchio vicino alla bocca truccata e le sembrò quasi che le labbra della compagna si stessero muovendo, non si stupì della cosa, lasciò loro il tempo per un ultimo saluto.
Leone poi si diresse verso di lei, la abbracciò in silenzio e tenendole le spalle le disse “gli altri ti salutano” “digli che ci vedremo presto” “quando sarà il momento, ti attenderemo a braccia aperte” con uno sguardo che intendeva tutto senza dire niente. Tipico da Leone.
Dopo le venne il dubbio di averlo visto davvero o che anche lui fosse solo un riverbero del Reame delle Ombre e lo chiese a Riccio “Leone? No, non l’ho incrociato, c’era così tanta gente. Sono sicura invece di aver visto dei Ratkin! Hanno sparato dei fuochi d’artificio in onore di Ciri” rispose lei sorridendo.
“Ora mi spiego le esplosioni, pensavo di averle immaginate”
Alexa ancora aveva il diario in mano aperto all’ultima pagina, lo chiuse e lo mise nella sacca. Ma la mente continuò a ricordare.
Dopo la morte di Ciri la vita di Alexa aveva perso di calore, ma aveva fatto del suo meglio per continuare a viverla, come la compagna avrebbe voluto.
Nel corso del tempo non erano mancate giornate più difficili in cui aveva pregato La Signora di farle raggiungere Ciri, ma la Morte sembrava essersi dimenticata di lei. Quando aveva anche solo pensato di accorciare i tempi un voce familiare le risuonò nelle orecchie come un eco lontano “quando sarà il momento, Alexa”.
Così attese. Visse la vita al meglio che poteva, anche se era una vita a metà.
Passarono gli anni, così tanti che due mani non bastavano a contarli, il corpo da guerriera lasciò posto a quello di una donna anziana.
Aveva continuato ad aiutare il Crepuscolo finché aveva potuto, ma con l’incedere della vecchiaia era stata costretta a ritirarsi sempre di più a vita privata.
Quella che era Alexandra un tempo era ormai un lontano ricordo nella mente di pochi, persino nella sua. Ecco perché aveva deciso di andare Scientiar, per ritrovare vecchi compagni e con loro ritrovare anche sé stessa.
Mentre pensava a tutto questo, l’occhio le cadde in un angolo della stanza: appoggiata al muro troneggiava la sua lancia, imponente e minacciosa come sempre, su di lei il tempo non sembrava esser trascorso.
Una volta vicina ne sfiorò il filo con un polpastrello, era ancora letale.
Passò le dita sull’impugnatura in velluto e sulla gemma cremisi incastonata.
Ripensò a Gastone e non potè non sorridere.
Quante storie aveva fatto per quella pietra incantata: ogni giorno le andava dietro facendole notare che aveva preferito lei a sé stesso. A Gas piaceva sentirsi dire grazie e che era bravo, e Alexa pensava davvero fosse una splendida persona e molto generosa, ma la divertiva lasciarlo sulle spine quindi non gli diceva mai quello che voleva sentirsi dire.
Ora potesse glielo direbbe.
O forse no, forse fosse vivo continuerebbe a giocare con lui e lui con lei. Del resto erano sempre stati così loro: cane e gatto. Etsy era il topo.
Provò ad impugnare l’arma, ma le dita vecchie e rigide non strinsero e il braccio debole non resse la presa. La lancia si alzò di pochi centimentri da terra per poi ricadere al suolo.
Non se la ricordava così pesante, e pensare che un tempo le sembrava leggera come una piuma.
Appoggiò la fronte sulla fredda lama, chiuse gli occhi.
“Non posso portarti con me, mia cara. Grazie di tutto” disse, come se la lancia potesse sentirla.
Scrisse su un foglio alcune parole tremule e le legò all’impugnatura:
PER LE FILA DEL CREPUSCOLO.
Questa lancia ha sempre difeso l’Alfiere con amore, è giusto che continui a farlo.
Un raggio di sole le colpì gli occhi e si accorse che era il tramonto.
“E’ tardi! Se non mi sbrigo rischio di perdere la carovana” disse tra sé e sé
Si avvicinò alla finestra, si riempì gli occhi col l’immagine del sole che tramontava, le era sempre piaciuto quel colore cremisi, lo aveva sempre trovato bellissimo e poi con fatica, a causa delle mani deformate dalla vecchiaia, chiuse le imposte della finestra.
Si diresse al tavolo, afferrò i manici della sacca e se la mise in spalla. Non era troppo pesante, era stata saggia a portare giusto l’essenziale, pensò.
Diede un’ultima occhiata alla casa: le finestre erano chiuse, il letto era fatto, sul tavolo un foglio con le direttive su cosa fare con ciò che rimaneva e qualche riga di saluto.
Poteva finalmente lasciare la Scacchiera.
Sospirò, sorrise e aprì la porta.
Forse la sacca non era così leggera come credeva, forse il ginocchio ormai consumato aveva ceduto o forse era inciampata sulla soglia, non lo sapeva, ma all’improvviso si sentì crollare a terra.
Però non toccò il suolo, delle mani forti la afferrarono giusto in tempo prima che potesse andare in mille pezzi fragile come era.
“Presa!”
Alexa riconobbe subito quella voce
Guardò in alto e vide Jared sopra di lei “Biondo! Cosa ci fai qua? Stavo venendo io a Scientiar da te” disse sorpresa
“Ho preferito non farti fare il viaggio da sola”
Alexa gli si aggrappò addosso per alzarsi e si rese subito conto che il suo corpo era più forte. Le gambe non tremavano più e sembravano solide. Si guardò le mani e ne fu sorpresa: non erano più piegate e contorte, ma giovani e delicate. La pelle era tornata tesa e vellutata e i capelli le erano ricresciuti lunghi e castani. I sensi erano potenti, forse anche più di prima.
Alexa guardò sorpresa Jared che sorridendo disse:
“Avevi promesso di diventare il mio braccio armato” e le porse una lancia che prima non c’era.
D’aspetto era uguale alla sua, ma la lama era fatta di ombra e fuoco e l’impugnatura era del colore del sangue coagulato, un rosso molto vicino al nero.
Vicino alla lama era incastonata una gemma nera lucente.
“Gas ha insistito. Dice ne saresti stata felice” spiegò Jared come se leggesse la mente di Alexa dallo sguardo e dai movimenti
“Posso provarla?” chiese lei
“Certamente, è tua”
Alexa non se lo fece dire due volte: l’afferrò e ne vibrò un colpo talmente potente che l’aria stessa si tagliò per un istante.
“Ah! Ora che sei tornata gli altri la smetteranno di prendermi in giro e trattarmi male!” Disse Jared battendo le mani a mò di plauso
“Gli altri dove sono?” chiese lei ammirando ancora la lancia
“Alcuni a casa, altri fuori a portare a termine compiti, ma in ogni caso ti aspettano tutti a braccia aperte”
“Anche Brando?” chiese lei con tono sarcastico
“Non esagerare! Anzi era già infastidito, diceva che sicuramente avresti fatto tardi”
“E aveva ragione!”
“Tranquilla, gli inventerò qualcosa di plausibile. Che dici, andiamo? La strada è lunga”
Jared iniziò a camminare e Alexa lo seguì senza titubanza continuando a conversare con l’amico.
“E Ciri?”
“E Ciri cosa?”
“Dove è? Ha oltrepassato il Reame delle Ombre? Posso vederla ogni tanto? È concesso?”
Jared le afferrò un braccio e sorridendo le disse
“Ciri ti aspetta a Scientiar da tanto tempo. Ha chiesto a Leone di poter aiutare il Sussurro dopo la morte, così da poter continuare a stare con te. Come hai fatto tu con lei in vita.
Ha radunato anche gli Smarriti e con loro aiuta le anime perse e sole a ritrovare la propria strada”
Quelle parole furono balsamo per il suo cuore, Alexa si sentiva di nuovo completa.
Accelerò il passo. Era desiderosa di vivere questa nuova avventura.
Chi lo dice che la morte deve essere la fine?
Quella notte Riccio aveva sognato Ciri e aveva subito organizzato una pattuglia.
Il corpo inerme di Alexandra venne ritrovato sulla soglia di casa, morto da poche ore.
In casa sul tavolo c’erano le ultime volontà della donna.
Riccio chiese che venisse seppellita su una collina da cui si vedeva il tramonto e soffiava il caldo vento del deserto. Con una frase incisa sulla pietra:
Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà. Insieme. Come in vita così nella morte.
Tra le sue braccia venne deposto il corpo di Ciri. Così che potessero abbracciarsi per sempre.
