Mortui vivos docent

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candeleIl tempo passava a Balnorn e la città era avvolta in un rispettoso silenzio.

I membri degli altri Ducati erano ormai quasi tutti partiti mentre alcuni Figli dell’Orsa si intrattenevano per portare gli ultimi saluti e preghiere ai defunti. Ancora il sole doveva tramontare quando Lady Kaireen uscì dalle stanze che gentilmente Mylwar Abigaille le aveva concesso, e con passi lesti e silenziosi si incamminò verso il lazzaretto. Aveva i capelli puliti e profumati raccolti in una stretta treccia laterale e sotto la pesante cappa indossava un vestito adatto all’umore di quel momento.

Una volta giunta all’ingresso, prese un gran respiro ed entrò: il luogo avevo un aspetto spettrale, lo spazio era illuminato solo dalle fiamme di tante candele e nel mezzo della stanza, disposti su delle brande, distanti l’uno dall’altra di qualche passo, i due compagni.

Una fitta al cuore.

Kaireen prese coraggio e si avvicinò al letto della compagna mezz’orca.

La pelle verde smeraldo in contrasto con i capelli rossi raccolti e in ordine: Mangiagatti era bellissima, orgogliosa e fiera. Con le mani, ormai rigide, teneva stretta al petto la propria arma come si confà ai guerrieri caduti.

“Siete stata molto coraggiosa, mia Signora, nobile nello spirito.” Kaireen si fermò come per ponderare bene le parole e riprese.

“Quando penso a voi mi tornano in mente tutte le volte che vi siete frapposta tra me e i nemici, tutte le volte che vi siete proposta come scorta o scudo e tutte le volte che vi siete inchinata… Questa volta sarò io ad inchinarmi di fronte al vostro coraggio” e dicendo questo la Lady si inginocchiò sul pavimento del lazzaretto e abbassò il capo in segno di massima umiltà.

“Mi rammarico solo di non averlo fatto prima” e rimase lì a pensare, per un tempo indefinito finché la pelle non cominciò a dolerle a contatto con la pietra dura e umida. Lentamente si alzò e si diresse verso l’altro compagno. Pochi passi che le sembrarono infiniti e la Lady arrivò al capezzale di Sir Aiden. Istintivamente portò la mano alla bocca e avvertì gli occhi bruciare. Distogliendo lo sguardo ricacciò le lacrime da dove erano venute. Credeva di averle finite con tutte quelle versate per il fratello, ma a quanto pare si sbagliava. Ancora una volta si era affezionata e ancora una volta ne piangeva il lutto. Per ritrovare contegno ripensò a quello che le disse una volta sua madre: “Le donne di Gardan non piangono, meditano vendetta”. La vendetta era ottenuta, il Troll Immortale era stato ucciso e in effetti questo calmò il suo animo.

L’armatura del Cavaliere brillava riflettendo la luce delle candele, i fabbri avevano lavorato tanto per ripararla e lucidarla, tantè che sembrava appena uscita dalla forgia. Stretta al petto la spada, Sir Aiden riposava come un guerriero. La Lady si avvicinò all’orecchio del Cavaliere, speranzosa che almeno il suo spirito udisse le sue parole: “Siete sempre stato molto buono e gentile con me, Sir. Ricordo ancora la prima volta che vi ho conosciuto: ero nuova, appena giunta, ancora le gambe mi tremavano e voi mi avete sorretto e spinto a correre. Siete stato il mio bastone e il mio consigliere, il mio amico e il mio mentore, il mio Fratello e il mio Cavaliere. Vi devo tanto, Sir. Ricordo anche il vostro caldo sorriso… spero di rivederlo, ma se così non fosse, spero che dove siate ora sia dove volete stare. Spero che siate felice, ve lo meritate, anche se la vostra felicità dovesse causare la nostra e la mia infelicità.” La Lady tacque solennemente per poi riprendere: “Vi avevo portato questo dono per ringraziarvi, ma avrei dovuto darvelo prima”. Detto questo Kaireen aprì la scarsella e ne tirò fuori un sacchetto dorato, con le dita delicatamente raccolse un piccolo ciondolo argento a forma di quercia e lo legò intorno al collo del compagno. E con passi lunghi uscì dal lazzaretto. Fuori la notte era giunta, chissà quanto tempo era passato. Per strada non sembrava esserci nessuno, ma la Lady sapeva dove avrebbe trovato i compagni: nella sala comune a bere birra e raccontaRe aneddoti sugli amici caduti. “Mi andrebbe proprio una birra” pensò e si diresse in quella direzione.

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