Strani compagni di viaggio

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Elemental_Fire__Salamander_by_ReanDeannaUna gelida brezza notturna causò uno strano scoppiettio ed un movimento inaspettato tra le fiamme del piccolo campo posto un pò alla buona, nascosto tra i vecchi alberi Gardaniti. Khalid si coprì stringendosi nel mantello, cercando nel caldo abbraccio dell’inanime stoffa il ricordo sopito delle carezze del padre. Non lo trovò. Gli occhi chiari si fermarono nel vuoto per alcuni momenti, la testa si mosse lentamente verso il cielo aperto. Una visione meravigliosa. Il giovane dai capelli brizzolati incominciò a disegnare le austere guglie Thersiane, unendo, con lenti ed incerti movimenti del dito indice, le numerose stelle delle ampie costellazioni Whanelite.

“Idiota? Cosa cavolo stai facendo, scemo?” Una piccola voce odiosa si liberò dalle fiamme. Non tutti avrebbero potuto sentirla.

Da prima Khalid sbuffò scherzosamente, poi sorrise. “Potreste esprimervi con più gentilezza, sto facendo il possibile per darvi retta!” chiocciò beatamente l’Athariano.

“Scemo. Cretino. Sono io che comando, con chi credi di parlare?” due occhietti guizzanti comparirono nelle fiamme, una lingua biforcuta si mosse con lo stesso seducente movimento del fuoco che la ospitava.

Khalid trattenne a stento una gioviale risata. Era abituato alla solitudine, era qualcosa con cui sapeva convivere. Ma la compagnia era decisamente più divertente, il ragazzo ne conosceva il valore.

“Ebbene?” incalzò la piccola astratta salamandra.

“Siamo in viaggio, come al solito.” si limitò a dire Khalid.

“Con questo?” rispose la magica creatura “Non penserai mica di comprendere il significato dell’erranza solo perchè fai avanti indietro per i tre Ducati.”

“Non penso nulla. Sapete bene mio signore, che difficilmente mi ritengo degno di alcunchè.” Un’espressione decisa comparve sul volto del giovane.
La salamandra si mosse, volteggiò su se stessa all’interno del fuoco. Poi si fermò, sinuosa ed invitante, ma rapida come il fendente di un pugnale.

“Scemo. Ti ho visto sai? Ci si butta a caso attraverso le spine più intricate nel tentativo di salvare una Duchessa che nemmeno è la tua? Per sfidare poi un Troll immortale?” Chi fosse stato in grado di decifrare le espressioni di una tale incredibile creatura, ne avrebbe notato la soddisfazione.

“Ve l’ho detto. Sto cercando di darvi retta. Di fare ciò che più spesso predicate nel mio cuore.” Khalid chinò il capo in segno di rispetto.

“Ah! Presuntuoso arrogante idiota! Adesso sarei io a spingerti ad essere un cretino?” Di scatto il rettile di fuoco piegò la testa di lato. “Può essere.” Concluse la bestia divertita.

Khalid scrollò le spalle, con un’espressione rassegnata. “Meglio che rischi la vita io di chiunque altro. Ci sono troppe persone importanti, troppi titoli altisonanti.” Dichiarò senza ipocrisia il ragazzo.

“Beh, si. Sei abbastanza inutile in effetti. Non ti rimpiangerebbe nessuno, nemmeno tuo padre, che non hai mai ascoltato. Deficiente. Al massimo io potrei perdermi del divertimento. Poco male.” La salamandra sfidò gli occhi stanchi del giovane. “Dovresti riposare adesso.” Disse.

“Vi preoccupate per me, mio signore?” chiese divertito il gentile leone. Era così divertente punzecchiarsi a vicenda.

“E’ solo che non vorrei perdermi subito lo spasso. Incapace come sei, verrai nuovamente trucidato anche nel pieno delle forze, figuriamoci se stanco.” dichiarò la bestiola offesa.

“Sia come volete, mio signore.”

“Aspetta!” Tuonò la bestia. “Leggimi quel pezzo che avevi scritto per il Certamen e che non hai letto perchè avevi da fare il cretino!”

“Non è la prima volta che me lo chiedete. Devo dedurre che siete soddisfatto della mia composizione, signore?” Nel frattempo Khalid frugò sotto il mantello, all’interno della comoda scarsella in pelle per recuperare una sgualcita pergamena.

La salamandara rimase in attesa, senza rispondere alla provocazione. Lasciò che il giovane leone segnasse quell’inutile punto, voleva ascoltare.

Khalid fece un colpo di tosse per schiarirsi la gola, poi incominciò a leggere:

“Cerchiamo il suo calore nei giorni di burrasca
che brucia la passione ancor prima che nasca

lambisce gli strumenti del fabbro più capace
irradia di forza il cuore del tenace

è sulla torcia che illumina il nostro cammino
è la luce che indica ad ognuno il destino

può essere un’arma che non si riesce ad impugnare
può esser la prigione che non ti lascia scappare

Lo teme l’Orsa e perfino il Leone
nella Torre se n’accende benpiù d’un tizzone

irradia la fede di chi ne segue i dettami
illumina gli occhi della persona che ami

non esser distratto credendol banale
racchiude in se l’anima di un sacro animale

la lingua del quale è la fiamma danzante
che si muove sinuosa al rumor scoppiettante

è la salamandra di fuoco che ti vuole parlare
fermati viandante e rimani ad ascoltare.”

“Grazie.” Sibilò il sacro rettile. Poi scomparve ed il fuoco, lentamente, si spense.

Khalid rinchiuse la pergamena e la ripose nella piccola bisaccia. Infine si avvolse stretto nel mantello e, appoggiandosi al vecchio albero più vicino, si addormentò. Sognò una mano scheletrica quella notte, essa era priva di un dito.

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