PRICHINA V’KROVI

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original-11-770x433La giornata era cominciata nel più bizzarro dei modi per Rudol’f Von Khratos, Golova Volk della Discendenza del Golo-Thas.
Prima l’insolito invito a incontrarsi presso la dimora di Boris, suo pari e vecchio amico d’infanzia, che lo chiamava con premura per discorrere di questioni a suo dire urgenti. Intuiva di cosa si trattasse ma se quanto giuntogli dallo Zverinet rispondeva a verità, avevano invero tutto il tempo del mondo.
Poi quell’enorme, pesantissimo, baule giunto da chissà dove.
Era decisamente troppo per un giorno solo.
Fece colazione, si dedicò con perizia alle sue abluzioni mattutine e infine preparò il cappotto per uscire: non amava le sorprese così si riservò di controllare solo da ultimo l‘interno del misterioso dono.
Per sua grande sorpresa, il baule conteneva “solo” un’anfora: piuttosto voluminosa e non troppo di buongusto, ma pur sempre un’anfora. Con l’aiuto di una paio di vergija, la tirò fuori, traendo un profondo sospiro di sollievo: nel muoverla si sentiva un liquido ondeggiare al suo interno e non poteva che essere la sua fornitura annuale di Zamerat, giunta invero con un pò d’anticipo. Adorava le persone efficienti!
Rimosse il tappo e infilò un dito all’interno della giara, che gli arrivava si e no fino al bacino, per saggiare la bontà del suo contenuto ma ritraendolo si rese conto alfine di cosa veramente serbasse: era ancora caldo.
Si fece indietro, spingendo lontano da sé il vaso per lo sdegno: questo rovinò fragorosamente a terra, rovesciando la totalità del suo contenuto nell’ingresso maestoso della sua bellissima casa.
Il sangue uscì da sotto la soglia della porta principale, andando a insozzare le scale antistanti, come se qualcuno, all’interno della magione, fosse stato brutalmente massacrato. Nei giorni a venire, in molti avrebbero bussato alla porta della casa per sincerarsi delle condizioni dei suoi abitanti.
Ancora sconvolto per l’accaduto, Rudol’f intravide una pergamena in pelle di pecora ondeggiare sul sangue che andava spandendosi.
Poche parole, in una grafia aggraziata: “Questo è per ricordarti a chi il tuo sangue deve la sua fedeltà”.
Mentre la pergamena lorda di sangue indugiava fra le sue dita, Rudol’f pensò che forse non era la giornata giusta per uscire di casa: faceva freddo e l’inverno sembrava tutto meno che alle spalle. Magari avrebbe potuto aspettare qualche tempo prima di incontrarsi col buon vecchio Boris, quando la novella stagione avrebbe cullato le sue membra nel viaggio, magari. Guardò il lago di sangue che si allargava sempre di più sotto i suoi piedi e pensò che, forse, nessuno dei suoi pari ed in nessuna stagione avrebbe dovuto sentirsi a suo agio per quell’incontro.
Alcuni giorni dopo, presso una selva della proprietà di Rudol’f Von Khratos, alcuni cacciatori si trovarono innanzi ad uno spettacolo a dir poco inaspettato: sedici cervi se ne stavano appesi per la gambe ad altrettanti alberi, con la gola squarciata, sebbene non vi fosse nemmeno una stilla di sangue sotto di loro.
Tutte le povere bestie avevano il ventre trafitto all’altezza del cuore da una freccia nera come la notte e non c’era discendente del Lupo Bifronte che avrebbe potuto confonderne la provenienza.
***

Era buio, l’ora propizia per intrufolarsi all’interno della maestosa dimora della reggenza Yad-Stolock: d’altronde il padrone di casa era attualmente assente, chissà per quanto poi. La sua Armija era senz’altro temibile ma aveva studiato a menadito ogni anfratto, ogni stanza: avrebbe colto la bambina di sorpresa grazie alle sue mirabili arti mistiche e una volta stordita, niente lo avrebbe separato dal di lei tesoro.
Si diceva infatti che col tempo tutta la famiglia aveva cercato di compensare l’assenza della madre della piccola con i regali più incredibili e preziosi: lo Zar in persona le aveva fatto dono dello stendardo del Krovi-mest che lo aveva incoronato Sommo Primo di Khartas. Quella pazza della sua tetushka non era stata da meno e così in molti fecero a gara per distrarre la piccola con i doni più incredibili.
Il mito dei “balocchi” della fanciulla aveva alimentato nel tempo le ambizioni di molti criminali ma nessuno aveva osato avvicinarsi alla magione fintanto che il suo Golova Volk fosse stato in grado di raggiungerla. Ma adesso il discorso era diverso…
Vjiodlav si avvicinò così alle alte mura che delimitavano la proprietà, cercando il punto che aveva studiato per superarle. Non si sentiva affatto a suo agio nel violare quei confini ma si disse che doveva essere una sensazione più che normale: d’altronde quello era il colpo del secolo, si sarebbe parlato di lui negli anni se tutto fosse andato a buon fine…
E se così non fosse stato? Chissà se la cosa non fosse stata già tentata e quale fine era poi toccata a quanti prima di lui ci avevano provato: Vjodlav non ci aveva mai pensato prima di quel momento. Vassilij Yad-Stolock non avrebbe lasciato uccidere ad alcuno un criminale colto all’interno della stanza della sua malyutka: avrebbe dato seguito ad una vendetta privata tanto cruenta quanto implacabile. Forse avrebbe addirittura abbandonato l’arco dei Quattro per strangolare con le sue mani il malcapitato… o forse lo avrebbe sgozzato, attendendo con gelida pazienza che la vita fluisse fuori dal suo corpo?
Scosse la testa un attimo, sentendosi uno stolto nell’indugiare in tutti quei dettagli: perché pensare ad un’eventualità del genere in quel momento?? Riusciva solo ad agitarlo: senza rendersene conto era anche indietreggiato di alcuni passi dalla preoccupazione.
Trasse un profondo respiro e si riavvicinò alle mura: doveva agire, non c’era più tempo per farsi prendere dalla paura.
Cercò nella pietra il punto che alcuni giorni prima si era preso come riferimento: era così fredda… per un attimo ripensò alla sua famiglia, all’inverno gelido che si era portato via il più giovane dei suoi figli. Fyodor aveva solo tre anni, anche se in molti pensavano che avesse retto fin troppo, tanto era debole: eppure sua moglie non era riuscita a farsene una ragione, lasciandosi morire accanto al lettino vuoto del piccolo prematuramente scomparso. Cosa sarebbe stato degli altri suoi figli se anche lui fosse stato catturato? Chi avrebbe badato a loro una volta che l’onta delle gesta del padre fosse ricaduta sul loro capo?? No, non poteva permettere che…
Vjiodlav si ritrovò nuovamente molti passi indietro rispetto alla scura muraglia, stranito: non si era mai sposato ne tantomeno aveva messo al mondo dei figli, eppure qualche attimo prima aveva sentito la disperazione derivante dalla perdita di un bambino, un dolore opprimente, così palpabile e concreto che gli aveva indotto perfino le lacrime.
Nell’asciugarsi il viso sentì qualcosa di umido bagnarli la guancia: le sue dita erano sporche di un liquido denso e caldo, che sotto la luce della luna sembrava di un rosso intenso. Cercò nel muro dove aveva posato le mani e, avvicinando la piccola lanterna che aveva portato con se per le emergenze, notò un un’enorme pittura che dalla sommità delle mura le decorava fino al terreno. Percorse alcuni passi in entrambe le direzioni, per poi dedurre che quegli strani simboli rivestivano tutto il perimetro, senza soluzione di continuità.
Era opera sua, della Vhed’ma: nessuno poteva avvicinarsi con cattive intenzioni alla magione, alla sua sinitchka. Senza rendersene conto, Vjiodlav era già tornato sui suoi passi, alla ricerca di un po’ di calore umano in grado di placare le sue carni tremanti.

***
“Non ci credo tetushka… e come fanno a festeggiare se non hanno il Folklorny?!?”
“Non è che non ce l’hanno, ognuno ha il suo…”
Adesso la bambina era davvero esterrefatta: sembrava che la donna le avesse raccontato un’assurdità così insensata da offenderla, quasi.
“Ma che confusione! E poi scusa, quante feste fanno? Dico ma non hanno da fare?”
“Immagino siano degli scansafatiche…” concluse la donna poco prima di giungere al portone della grande casa in pietra e legno che si stagliava nella desolazione del vioska abbandonato.
I Krovimanti dell’Armija si erano fermati qualche metro più indietro: mentre il sole brillava sopra le loro teste, la donna e la bambina avanzarono verso la dimora.
Le porte si aprirono all’unisono non appena si avvicinarono ed un volto conosciuto le attese sulla soglia.
Pàpa!” urlò la piccola Lyudmila in preda all’eccitazione, correndo incontro al padre.
Moy’malyutka!” esclamò l’uomo sollevando la bambina “Pensavo ci avessi ripensato, sestra…” disse poi rivolgendosi alla donna.
“Non essere sciocco, sai che mantengo sempre la parola” rispose lei. “Ah, peraltro” aggiunse, con aria divertita “Ho davvero apprezzato il tuo regalo, un tocco di gran classe”.
“Sapevo che ti sarebbe piaciuto… E, a proposito: quanta tintura ti ci è voluta per imbrattarmi casa?!?!” chiese l’uomo, divertito a sua volta.
“Solo quella strettamente necessaria a compiere la magia, che come sai ha…”
“Regole e non limiti, si diciamo che me lo hai fatto presente almeno qualche migliaio di volte, sestra” la interruppe l’uomo, lasciando alfine la bimba a terra.
Fecero un lungo giro della casa per far vedere alla bambina la vecchia tenuta: passarono del tempo a spiegarle in modo più o meno veritiero i fatti che si erano consumati non molti giorni prima.
Il sole era ancora alto quando l’uomo si risolse a ripartire: preparò rapidamente le sue cose e baciò la donna sulla guancia, accarezzandola.
“I Krovimanti vi accompagneranno fino a casa: sono abbastanza sicura di poter badare egregiamente a me stessa fino al loro ritorno” disse la donna guardando la dimora che per un attimo sembrò più cupa e impenetrabile. Lasciò quindi la bambina, che fino a quel momento aveva indugiato fra le sue braccia, per poi darle un enorme bacio sulla fronte.
Padre e figlia s’incamminarono, mentre la bambina faceva ondeggiare uno strano pendente, un gioiello che da tempo ormai adornava il suo collo. Nel giocarci, le scivolò dalla mano, in direzione della donna, che ancora li seguiva con lo sguardo: questa lo raccolse, andando incontro alla bimba per restituirglielo.
Tuttavia non riuscì a fare che pochi passi prima di venire bloccata dal mistico potere che invero le avrebbe garantito anche la vita eterna: fu allora la bimba a tornare sui suoi passi per recuperare il gioiello, mentre lo sguardo attento del padre la seguiva qualche metro più avanti.
Moy’ sinitchka, fai attenzione: non devi perdere questo ciondolo, mai. O non saprò se sei in pericolo.” Disse la donna accennando un po’ di preoccupazione.
Tetushka, non preoccuparti, non me ne separo mai. E poi cosa credi? So difendermi da sola!” rispose la bimba, sfoderando uno sguardo minaccioso di tutto rispetto.
“Non ne dubito, sinitchka. Senza contare che pàpa non permetterà mai a nessuno di farti del male. Ti svelo un segreto: quel ciondolo serve più alla tua tetushka che a te. Mi permette di fare in modo che certe disdicevoli preoccupazioni non possano a ripetersi.” Disse la donna, facendo occhiolino alla bambina. “Dai un altro bacio alla tua tetushka e va, non è il caso che viaggiate troppo di notte” aggiunse, stringendo nuovamente la bambina a se, baciandola.
Poi la piccola Lyudmila corse incontro al padre che la prese per mano, riprendendo la via della carrozza che li attendeva. La donna dal canto suo seguì i due allontanarsi, finché padre, figlia, Krovimanti e tutto il resto della carovana non sparirono dalla sua vista.

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