Ultime pagine

Ho appena riletto alcune cose che ho scritto nell’arco di quei quattro anni… Quattro, lunghi, anni… Eppure me li sono lasciati sfuggire.

Ero costantemente stufa di tutta quella marmaglia di individui così chiassosi, caotici e sconclusionati.
La maggior parte del tempo ero molto frustrata ma ora capisco che era colpa mia. O forse più che altro di ciò che è dentro di me. E del mio bisogno di essere salvata da me stessa…
Diciamo che sono stati pochi i momenti in cui chi era intorno a me mi facilitava la costante guerra intestina contro l’ abbandono al caos, all’ odio, alla vendetta.

Morta mia madre, è stato più difficile resistere. Sono solo sopravvissuta, per anni. Altrettanti anni rispetto a quanti me ne furono concessi con lei: 13.
Cercò di insegnarmi quanto ha potuto finché ha potuto…
Ma la sua assenza è stata un cataclisma per la mia psiche.
Ho imparato a non fidarmi mai troppo, meglio per niente. Ad essere ciò che serve per sopravvivere. Apprendere, godersi le esperienze, sfruttare ciò che si poteva e poi semplicemente passare oltre. Al prossimo posto, alle prossime persone, alle prossime esperienze.
Prima in due, poi da sola.
La mancanza di radici mi ha fatto viaggiare come una rosa del deserto a giro per Whanel, ma non mi bastava più.

Ci fu Scentiar: un vago tentativo di cambiare modalità e salutare la vita da nomade, per vedere cosa si provava.
Risultato? Fuggire per non finire accusata di omicidio colposo.
Cercando di aiutare, i miei avvertimenti sono stati ignorati e un promettente ragazzo dedito alla scienza ha abusato delle sostanze che gli avevo fornito… Tutto per amore della scoperta.
Non ho potuto salvarlo e ormai credevo che non lo avrei più rivisto, che non sarei più potuta tornare… E invece non solo mi è stato concesso, ma ho potuto anche accompagnarlo verso la Fine…

Non posso fare a meno di farmi lacerare ogni giorno da un costante sottofondo di rimpianti… Non mi sono goduta i miei compagni, la mia nuova effettiva VITA.
Non sono stata abbastanza forte, abbastanza saggia, abbastanza dolce…
Credo che per questo la mia amata metà mi sia sempre stata cara: sono rimasta affascinata da queste sue splendide qualità e con lei mi sento completa, al sicuro, sicura.

Quella notte… La notte in cui ho dovuto salutare per sempre Cecily o Daisy… Insomma quella adorabile spina nel fianco.
Ero talmente tanto pronta a non vedere l’alba del giorno dopo, davvero troppo pronta, che qualcosa ha iniziato a cambiare in me.

Brando…
Ti ho amato, ti ho odiato, ti ho ammirato… Con un’ intensità al di là della mia comprensione.
Scoprire la verità sulla mia natura… E poi sulla tua…
Credevo che fosse la Morte ad attrarmi così tanto a te…
Essere compagni di una sorte avversa, di una vita di perdite e di uno spirito frammentato…
Era questo che mi faceva sentire così simile a te, così spinta a starti vicina?

Non ho mai creduto che tu fossi colpevole. Non so perché. Lo sapevo e basta. Lo vedevo. Non sei mai stato il tipo ai miei occhi…

Scoprire quanto successe con Roxanne è stato un sollievo per tutti, anche per il fratello Leone…
Ma vederti, in quei tuoi ricordi, riprendere coscienza e disperarti sul suo corpo sgozzato dalle tue mani, mani di un corpo costretto, abusato, manovrato!
Quando sei tornato in te, con la tua anima così distrutta ma comunque più forte di tutte le altre che avevano forzato dentro il tuo corpo, per piegarti…
Sei tornato in te e nonostante tu non abbia conosciuto altro che dolore da sempre… Non hai esitato.
Hai implorato la Signora di Scentiar di aiutarti a salvarla, a qualunque costo. E lei lo ha fatto.
Nonostante sapesse quanto già affollata fosse la tua psiche, l’ha fatto. Voleva salvare una sua potenziale futura collega, d’altronde.
È stato l’inizio della fine per il tuo corpo e la tua mente ha cercato di elaborare come poteva, convincendoti di essere soltanto pazzo e chiedendo perdono per i momenti di “mancanza di lucidità”.

È vero, è finita bene. Ti abbiamo liberato, abbiamo salvato tutti… Tranne i Salvati, loro non erano più salvabili di così. Ci mancheranno senza dubbio. Alcuni più di altri sicuramente. Ilderico, Irma, Artemise…
Vedere il tuo corpo cantare è stato molto strano, ma poi ho conosciuto la stupenda anima che vi aveva preso in prestito per narrare in musica quello successe quella notte…

Senza dubbio alcuno il mio più grande rimpianto è proprio Brando.
Alla fine queste ultime pagine di questo piccolo diario le ho voluto usare così: come una lettera a lui che mai sarà ricevuta.
Un conto finale del mio più grande fallimento: farlo sentire amato, per una volta nella vita almeno. Tutti dovrebbero averne possibilità.

Spero che i miei ultimi giorni li passerò finalmente in pace, ma fino a quel momento mi sembra che nulla possa far finire questo mio tormento.
Perché il tempo non torna indietro: puoi solo farci del tuo meglio mentre sei viva.

Neanche nei miei sogni sono serena, ma d’altronde non lo sono mai stata.
Ad ogni risveglio diventa sempre più facile, però è una cicatrice che non riesce mai a sanarsi ed ogni notte si riapre un po’.

La mia mente non è del tutto mia, mai stata.
Ho fatto del mio meglio, con il tempo che è stato rubato per me da mia madre per far sì che io esistessi.

( Scusa Aaron..)

Voglio credere che un giorno riuscirò a perdonarmi.
Nel frattempo cerco di guadagnarmi favori per concederli se potrò a chi mi è stato più vicino, per ricambiare il conforto che sono stati in grado di darmi in vita, nella Morte.