Un primo passo oltre la linea

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Mani sconosciute mi afferrano le caviglie, braccia possenti avvolgono il mio collo fino a quasi togliermi il respiro. Mi colpiscono più volte alla testa per farmi perdere conoscenza. Credo che la chiamino anestesia; non basta a farmi perdere i sensi ma solo a lasciarmi in uno stato di semi-incoscienza. Vorrebbero tenermi fermo mentre fanno il loro lavoro; hanno paura che qualcosa possa andare storto o che possa succedere qualcosa che non deve. Li vedo agitarsi attorno al tavolo di legno su cui sono costretto, le loro voci sono confuse ma sento chiaramente il tintinnare metallico dei sottili strumenti che presto useranno su di me.

Un colpo secco e sordo, una fitta lancinante. Le membra si contraggono in un unico spasmo, il cuore pompa e l’adrenalina schizza alle stelle. Poi il corpo si rilassa e rimane solo un brivido gelido.
Non è raro che una lama oltrepassi la mia pelle, anzi, succede spesso ma di solito lo fa con una certa dose di poesia, tutta sua; questa volta è diverso: non c’è il sapore della terra e del sudore, non tremano le gambe della tensione e non dolgono le braccia per i numerosi fendenti sferrati. C’è solo il freddo, un muro intonacato di bianco ed un braccio che mi blocca il respiro.
Per la prima volta mi pare di combattere ma di non avere la mia vita nelle mie mani.
Mi affido all’Angelo Nero, sarà quello che deve essere. Le sottili mani dei cerusici iniziano ad ispezionarmi con movimenti frenetici e delicati le viscere, contenti loro. Stanno cercando qualcosa dentro me, una parte di me, chissà come finita lì dentro.

Per sfuggire il dolore, la mente corre a quanto successo pochi attimi prima. Quella donna minuta, seduta accanto a me, fissava con i suoi occhi penetranti la mia figura, sgretolando ad uno ad uno ogni singolo strato di ferro e carne che ho laboriosamente costruito per difendermi, per difendere il ragazzo morto anni fa. Con candore e pacatezza mi sfiora il ventre; sostiene che lì dentro c’è qualcosa che non nasce dagli uomini.

E come diavolo c’è finita, mi chiedo.

Lei mi invita a riportare alla mente i ricordi passati: mio padre, mia madre, i miei fratelli, la mia vecchia casa. Sebbene alcuni particolari siano chiari e nitidi, non riesco a mettere a fuoco i loro visi, le loro voci non mi suonano familiari. Era molto tempo che non esploravo i luoghi del passato ma non credevo che il tempo potesse essere così crudele, così inclemente.
Neppure le lune passate in quella umida fossa, dove è nato l’uomo che sono oggi, hanno più dei contorni netti.

Cosa stava succedendo?

Eppure lei continua, mi dice che questo mio oblio potrebbe non essere naturale, qualcuno potrebbe aver ritoccato i miei ricordi, manipolato la mia mente. Ma quando? E sopratutto perché?
La donna dei Colli di Giada mi mette a nudo, percepisce la paura che non riesco più a trattenere. Mi tranquillizza ma oramai le sue parole hanno travolto le alte mura che proteggono il me morto anni fa e che decisi di chiamare Vjodlav.

Sento i cerusici che agganciano qualcosa, tirano con decisa delicatezza e alla fine li sento esultare. Hanno raggiunto il loro scopo, hanno estratto quella fiala dai miei intestini. Con dovuta perizia iniziano a ricucirmi con ago e filo e cospargono sulla ferita balsami curativi al sandalo ed eucalipto.
Il dolore scema gradualmente. Mastro Nicholas e lady Maike, i due cerusici, mi passano dei sali sotto le narici per farmi riprendere: l’operazione è terminat. Le prese attorno agli arti si allentano e posso mettermi seduto. Controllo la ferita, un’altra cicatrice da aggiungere alla collezione; no, questa volta è diverso, è molto più profonda.
Una volta alzato, la mia attenzione va subito alla ciotola di rame che mi ritrovo davanti; all’interno, immersa in una miscela di sangue e acqua, galleggia una piccola ampolla ricolma di uno strano fluido e rimango a fissarla per alcuni interminabili istanti. Lo scatto repentino dei due thersiani mi riporta alla realtà e mentre li vedo uscire dalla stanza una sola domanda mi rimbomba in testa: quanto di me è rimasto e quanto di Vjodlav se ne sta andando con quella piccola ampolla?

 

 

 

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2 comments

  1. E queste son domande da farsi la sera prima di andare a letto per coccolare i terribili incubi che presto appesteranno non solo il poro Vjodlav ma un po’ tutti quanti…

    L’avevamo detto che sarebbero stati CA££I acidi… XD

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