Una voce nel vuoto.

Era il secondo viaggio in nave da quel giorno. Il giorno in cui tutto era cambiato.

L’aria suonava come la vina, era calda, profonda e avvolgente. Il sole urlava a gran voce ma era bello vederlo sorridere. La nave di Scarabeo danzava sul mare come una ballerina con veli e campanellini colorati.

Ad Ama piacevano tutti quei rumori e suoni. Li divorava e li assimilava dentro di sé.

Aveva bisogno di pace e riposo.

Troppe lacrime aveva versato, il cuore era ruvido, la mente odorava di paura e senso di colpa.

Aveva assecondato il volere del suo Unico e Vero Dio, ma il dolore di aver perso la persona che l’aveva curata, cresciuta mente e corpo dal giorno in cui era arrivata nel Ghetto, era forte.

Forse avrebbe potuto redimerla? Cosa volevano dire le ultime parole dette? Aveva tradito sia SofoS che loro? Forse l’odio era quello che meritava ma le sue lacrime, il suo dolore erano così veri…

La rabbia che provava, il dolore alla testa e il cuore che bruciava.

I ricordi di quella donna erano avvolti da una nebbia che puzzava di rancido e di putrefazione e l’ avevano portata a colpire Pushpa forte, sempre più forte.

Non sapeva il perché ma vederla morta era meglio che vederla vagare senza anima per l’eternità.

Non si capacitava del fatto che qualcuno potesse non credere a un’ entità così potente ed estasiante.

Forse perché loro non parlavano con lui in quel modo? Forse perché non erano stati salvati dal loro stesso Dio?

Come puoi non credere a qualcosa di così perfetto e giusto?

Se sbagli vieni punito, vero, ma chi segue le regole cammina nella luce. I miscredenti e i traditori non possono essere uguali agli occhi del Dio. Lui vede tutto, lui sente tutto.

Le loro cicatrici sono turpi.

La mia cicatrice è la prova della sua magnanimità e risuona nel suo nome.

”Dà ottimi consigli. Calma la mia ira. Mi ricorda ciò che è giusto. Mi allontana dei peccatori. Mi fortifica nelle decisioni importanti. Mi guarisce quando combatto. Mi ha dato il potere di degli elementi…”

La mano di Chandra si appoggia silenziosa sull’elsa della sua spada, dando una leggera spinta ”Devi riposarti, lui lo sa che non smetti mai di credere. Non devi continuare a ripetere queste frasi…”

Amaranth con un sorriso come di chi è tornato da un lungo viaggio spalanca le braccia e fa un inchino.

”Stiamo andando a casa Suaaaaa! Devo essere perfetta! Devo ricordarmi tutto quello che gli devo per servirlo e renderlo fiero! Così lui mi abbraccerà di nuovo e mi ricorderò perché mi ha scelta, chi sono e apprenderò tutto su di lui e sarò la sua Prescelta!”

La voce nella testa era calma e ferma.

Ama si ferma di botto.

Guarda Chandra e con voce non più squittente ma seria ”Scusami, non volevo essere…Stonata…Volevo dire scortese. Anche tu ascenderai, ne sono sicura”. Era suo fratello. La sua spalla fidata. Nessuno poteva intromettersi nel loro viaggio. Nessuno.

Le piaceva osservare la gente che parlava, svolgeva compiti, anche mentre lavorava, riusciva a captare ogni singolo rumore, suono, odore, sensazione.

Il suo cervello correva veloce, forse troppo, è per questo che a volte tutto diventava nero o rosso o tutto bianco. Era come una scintilla che prendeva possesso del suo corpo e del suo cervello. Anche le emozioni non erano le sue. Come se fosse qualcuno di arrabbiato, pazzo o senz’anima. La voce la riportava lì, sentiva di nuovo Chandra che le urlava di fermarsi, oppure Seki che le chiedeva se era tutto sotto controllo. Andava in un posto diverso, senza vista, udito,tatto o olfatto. Era il nulla che la portava via. SofoS la salvava. Senza di lui era come quando il mare l’aveva inghiottita, era tutto ovattato, gelido, salato e mortale. Senza Sofos sarebbe già morta da tempo. Non servivano giustificazioni, non servivano motivazioni, non servivano regole. Era devozione assoluta.