WHAT IF….

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Il frontespizio del libro di Bramante Valibona aveva lasciato tutti a bocca aperta, gli occhi spalancati per lo stupore e i cuori stretti una morsa feroce che si faceva sempre più insostenibile, soprattutto per i figli della Mano del Fato. Sette anni! Sette anni di continue scorrerie da parte della nuova Corte Oscura, sette anni di sacrifici interminabili, sette anni di… cosa? Quanto? E dov’erano stati loro in tutto quel tempo in cui i loro fratelli avevano lottato? Se solo quel neonato fosse stato ancora vivo… se solo la sua anima fosse stata mondata dal Peccato…
Tutti, Ullian compreso, faticavano a digerire quell’amara notizia e ancora non si stavano capacitando quando all’orizzonte videro un certo movimento, persone che si avvicinavano a passo sostenuto, e piano piano ne riconoscevano i volti… erano i loro compagni! Quelli che non erano nel Nido della Fenice! Quelli che erano rimasti fuori!
Ma qualcosa nei loro volti e nel loro passo era decisamente cambiato. Tutta la corte alemarita poteva percepirlo, e per quanto il desiderio di correr loro incontro fosse insostenibile, rimasero tutti a fianco di Ullian Goska, come terrorizzati da quella vista.
C’erano tutti, o quasi, eppure non sembravano più loro.
Yelena si faceva avanti con un sorriso sbiadito sotto gli occhi incavati e stanchi, magra e carica di amuleti di buona sorte. Accanto a lei veniva Izzie, gli occhi fieri protetti da un paio di lenti scure, con metà del volto orribilmente sfigurato, tanto che neanche fosse stata imparentata con O’Connan stesso avrebbe potuto sembrare così. C’erano anche Corcoran e una delle sorelle di Ullian, baba Viosana, che seguivano il gruppetto rimanendo leggermente distaccati: l’arcibardo tentava inutilmente di sorridere e incoraggiare la triste marcia con risultati scarsissimi, mentre la baba si appoggiava al suo braccio.
Davanti a tutti però c’erano tre figure scure in volto, silenziose, dalle cupe vesti sbiadite in cui si intravedevano vecchie macchie di sangue che nessuno era riuscito a lavar via. A destra Zadnja, il volto solcato da una cicatrice che gli teneva chiuso l’occhio sinistro, cinto da un’armatura di ferro che rendeva la sua figura ancor più imponente. A sinistra Shillark, più pallido di come lo ricordavano: la manica vuota appuntata alla spalla indicava senz’ombra di dubbio che non c’era più nessun braccio a poterla riempire. E al centro incedeva Katrinalea, i capelli tirati su intrecciati da nastri neri, le vesti anch’esse nere a parte il solito corpetto dorato che le stringeva il busto, con il fez del marito in mano. Ullian non ricordava di aver mai visto sul suo viso una tale espressione di dolore cieco, ma ebbe un tuffo al cuore quando si rese conto che dallo scollo della camicia della sua consorte si intravedeva il tatuaggio del Gas-Mazel e la sua angoscia si moltiplicò all’infinito quando proprio sotto di esso, sul corpetto, vide appuntata un’ala nera.

– Alla fine siete tornati! Era ora! Ci siete mancati! – gridò Corcoran per allentare il silenzio che era calato sui presenti. Ma nessuno sembrava osare abbracciare gli altri, come se temessero che qualche sciagura fosse lì lì per colpirli. Yelena fu la prima a farsi avanti a parlare, sorridendo con dolcezza.

– Vorrei proprio abbracciarvi tutti, sapete, è che… sono stati tempi difficili, molto…
– Abbiamo saputo, sì… quel bardo… – provò a spiegare Jep, ma Yelena lo interruppe, scuotendo la testa.
– Nessuno che non l’abbia vissuto da vicino può capire in che razza di situazione stiamo vivendo da sette anni ad Alemar… La Corte Oscura e… soprattutto… quel che rimane di mia sorella Malusha… ci ha attaccati continuamente e per noi è difficile ricacciarli indietro ogni volta… la stirpe malik sembra del tutto decisa a vendicarsi di noi, ci ha costretti a vivere rintanati entro i nostri confini e concentrare tutti i nostri sforzi alla difesa della nostra amata terra…
– Beh, però… – commentò Corcoran con allegria forzata – almeno molti di quelli che erano fuori da Alemar si sono fiondati in patria per darci una mano! I Papadimitriou, i Neistina… sono tutti a casa a farsi in quattro! E anche il Piccolo Popolo si sta dando da fare per proteggere Corcovlad insieme a Deanna, che negli ultimi anni è diventata molto più potente di prima e può friggere uno spriggan semplicemente guardandolo torto!
Viosana gli fece subito eco. – Magari fosse così facile, Arcibardo… i folletti riescono a malapena a concentrare le loro forze su Corcovlad, che è rimasto l’unico luogo davvero sicuro di Alemar, e ricorda che per ben due volte abbiamo rischiato di perdere questa preziosa protezione… ricordi quando tentarono di attentare alla vita del rossospino? Se non fosse stato per Magistra Izzie… E guarda che prezzo ha dovuto pagare! Guarda come l’hanno ridotta!
In quel preciso istante Ullian comprese che Viosana non aveva ancora rivelato alla figlia ignara il suo segreto e anche che non l’avrebbe mai fatto. Izzie non avrebbe mai saputo di essere una Goska.

Comunque, la giovane Magistra scrollò le spalle, squadrando i presenti, e il suo sguardo indugiò appena su Gabriel. – Che importanza ha? Ce l’abbiamo fatta! E ce la faremo ancora, ora che voi siete tornati! E poi è vero, anche se siamo in una situazione difficile ci sono state tante persone che si sono fatte avanti per darci una mano! I barbari, ad esempio… i sathoriani hanno continuato a cacciarli via e chi è sopravvissuto ha affrontato un sacco di pericoli per unirsi alla dromeja Greska e combattere i folletti oscuri sul fronte nord! E che dire dei samurai?
– Sì, è vero… – mormorò Shillark con voce cupa, lanciando come un’occhiataccia all’amica – un sacco di Dragoni di Giada sono venuti a darci una mano, aggregandosi agli Shamisen… dicevano che dovevamo onorare l’antico favore che fecero loro gli alemariti quando li nascosero dall’Impero, una cosa così… e a questo proposito, Kasumi… è giunto un dispaccio da un tempio nei Colli di Giada e…
Ma la samurai zittì l’alfiere con lo sguardo. Aveva compreso. Non avrebbe mai più rivisto sua madre.

– In ogni caso la situazione è davvero questa – proseguì Zadnjia con un sospiro leggero – anche dal Deserto Nero ci sono giunti molti aiuti insperati… quando le dromeja Sravniti e Packo hanno dovuto ritirarsi entro i confini di Alemar per via dell’insostenibile pressione dei non-morti, una cosa che non succedeva dai tempi dell’Impero, diversi Tanatosarchi da tutto il Sud si sono offerti volontari per aiutarci a difendere il confine e un piccolissimo ma agguerritissimo contingente di elfi silvani ha deciso di seguire le orme dei samurai e venire a rimpolpare le fila dei nostri raminghi per proteggere una delle… come hanno detto… “più belle creazioni che la Natura potesse inventarsi”… ogni piccolo aiuto è stato davvero provvidenziale, da quando Ivan…
Ivan è morto? Sembrarono chiedersi tutti all’unisono, ma la risposta era già evidente negli occhi e nei cuori di tutti.
– Già, – sbottò Shillark – ormai anche i quattrordicenni diventano alfieri, e non possiamo nemmeno dir loro di no! Abbiamo troppo bisogno di aiuto e non possiamo far altro che insegnar loro tutto quel che possiamo in pochi mesi e poi lasciare che ci seguano in battaglia! Maeve si sta dannando l’anima per insegnar loro a regger una spada in mano e Ste sta perdendo la salute ad andare su e giù per tutti i campi di battaglia a raccattare i cocci dei nostri brat e sestre! E Yelena? Yelena si è inventata più rituali di protezione in sette anni di quanti ne abbia concepiti tutto il concilio dei baba in un secolo! E io, Zadnjia e Velik Baba abbiamo guidato talmente tanti assalti che due anni fa ho smesso di tenere il conto!
Ullian ascoltava tutto senza riuscire a aprir bocca, ma la cosa che lo inquietava di più era che Katrinalea non avesse ancora detto una sola parola. L’ala nera che le ornava il petto sembrava ogni istante sempre più grande e opprimenti agli occhi del suo incredulo consorte.
Ma alla fine parlò anche lei.

– Ne dobbiamo guidare ancora tanti altri, Shillark, quindi è meglio che io torni indietro subito a dare la buona notizia e dia una mano a Maeve… non voglio che qualcuno approfitti della nostra assenza per fare i suoi porci comodi nelle nostre terre… festeggeremo un po’ meglio il vostro ritorno una volta arrivati a Corcovlad.
Poi si rivolse direttamente a Ullian senza mutare granché la sua espressione seria e gli mise fra le mani il fez.
– Ho mantenuto la promessa che avevo fatto per sette anni… adesso che sei tornato fa’ quel che devi.
Quando la vide voltare le spalle e allontanarsi dal gruppo, Ullian non poté far altro che correrle dietro, col cuore che gli batteva all’impazzata. Che accidenti stava succedendo a sua moglie? Perché non lo picchiava? Perché non gli urlava contro? Perché aveva detto poco o niente? Cosa diamine le era successo?
– Katrinalea, FERMATI! Ma… ma… te ne vai così?
A quel punto lei si girò di scatto, gli occhi in fiamme, i muscoli tesi allo spasmo.
– Io me ne vado così? IO ME Ne VADO COSI’? E tu che hai fatto, SETTE ANNI FA? Non te ne sei andato, forse? Per una volta, UN’UNICA VOLTA che avresti dovuto ascoltarmi quando ti dicevo di avere un presentimento, per un’UNICA VOLTA in cui avresti dovuto sentire quel che avevo da dirti… cos’hai fatto? TE NE SEI ANDATO! E sai cosa ti sei perso? Sai cos’era che ti volevo dire e che non hai voluto ascoltare? Che ERO INCINTA! Di tre settimane! E sai cosa è successo mentre tu non c’eri? Che lei, mia figlia, NOSTRA FIGLIA è nata MORTA!
E per non impazzire dal dolore ecco, GUARDA! Il GAS-MAZEL! UN’ALA NERA! Ecco cos’è successo! Sono stata la prima Velik Baba alfiere, baba e Angelo Nero della storia della Mano del Fato!
E adesso vattene, vai a fare la tua parte! Sei sciolto da ogni obbligo verso di me, da ogni promessa che mi hai fatto, da ogni minaccia io ti abbia rivolto! Vattene e vai a proteggere Alemar!

Ullian rimase impietrito, ma non si arrese e, mentre lei si voltava nuovamente, tentò di afferrarla per una spalla. In meno di un attimo, si ritrovò Strijela alla gola e gli occhi della sua ex-consorte che lo fissavano furibondi.
– Katrinalea…
– Ma allora non hai proprio capito… LASCIAMI STARE! Dovresti saperlo no? Quel che era prima non ha più importanza! Eppure hai visto Shillark, no? Katrinalea non esiste più! Hai capito? Il mio nome è Luaxana, colei che avrebbe dovuto essere VIVA oggi e che tu non hai nemmeno conosciuto! E adesso vattene o che Urama mi strafulmini se non ti taglio la gola davvero!

Velik Baba rimase immobile mentre lei si allontanava.
Uno, due, infiniti lunghissimi istanti.
Ma si sarebbe ripreso tutto. Il Fato l’aveva giocato, ma lui si sarebbe ripreso tutto. La serenità e la pace per la sua Contea, un futuro per i suoi amici e fratelli, la vendetta per chi era andato via… Finché avesse avuto vita non avrebbe mai smesso di cercare di riprendersi ognuna delle cose che gli erano state tolte. Primo fra tutti, l’amore di colei che era stata sua moglie.

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