Zadnja Nada – Ultima speranza

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Ah…!
Che mal di testa…! Mi sta quasi per esplodere …
…quanto è buio…
…dove mi trovo?

Il giovane aprì gli occhi  tra le tenebre notturne e tentò di rimettersi in piedi barcollando. Non riusciva a mantenere l’equilibrio, probabilmente perché non aveva usato le proprie gambe da diversi giorni.
Quando ebbe finalmente recuperato la stabilità, si rese conto di essere circondato dalla roccia; una grotta a cielo aperto gli bloccava ogni via di fuga.
Facendo mente locale, il ragazzo sembrava ricordarsi a stento solo il proprio nome, un nome orientale: Zadnja Nada; non aveva altra memoria, non sapeva quale fosse stato il suo passato e, nella situazione in cui era, se avesse mai avuto un futuro.
Con la testa ancora dolorante e il passo malfermo decise di esplorare la zona e, poco distante da dove si era risvegliato, trovò qualcosa.
Era una piccola carovana che poteva al massimo contenere due persone, senza cavalli o altre bestie da soma.

Cosa diavolo ci fa qui questo vagon?

 
Si avvicinò lentamente all’imponente veicolo, colto da curiosità e da un’ingenua speranza di poter trovare qualcuno. Possibilmente vivo.
Girando in un po’ intorno si rese conto che si era sbagliato: c’erano due cavalli, o meglio, ciò che rimaneva di loro. Dal polveroso suolo facevano capolino due macabri teschi dalla forma allungata, e, attaccati a essi, tutto il resto degli scheletri.

 
Ed io che pensavo di essere l’unico sfortunato a essere rinchiuso in questa grotta, i proprietari di questa carovana mi hanno battuto in diversi mesi!

 
Era ancora pensieroso sul d farsi quando la testa iniziò a pulsargli violentemente, provocandogli un fitto dolore intenso. Cos’è che faceva così male? Forse una ferita che aveva riportato…magari chi lo aveva rinchiuso, prima che finisse segregato in quel luogo, glie ne aveva date di santa ragione. Si mise una mano tra i riccioli, verso il punto dolorante, ma non trovò nulla.
Lo sguardo gli ricadde di nuovo sul piccolo carro. Per non pensare al dolore, vi entrò. Appena aperta la porta, il suo primo pensiero fu di trovarsi davanti altri cadaveri, magari anche di bambini, ma si sbagliò di nuovo. Il vagon era vuoto.

 
A quanto pare se vi erano passeggeri a bordo devono essere riusciti a fuggire. Ma come diavolo hanno fatto, mi chiedo.

 
Per quanto fosse improbabile, l’interno del mezzo era in ordine, nonostante un velo di polvere ricoprisse ogni cosa contenuta. Il veicolo era diviso in tre parti: due stanze da letto ai due lati e una specie di disimpegno nel mezzo. Per quanto gli potesse essere strano, quella carovana aveva qualcosa di familiare, e, rapido andò furtivo come un ladro a perlustrare le due stanze e rimaste. Fu sorpreso nel trovare diversi oggetti ancora in buono stato, tra cui un’armatura e una grossa lama che subito impugnò. Si sentiva meglio ora, più sicuro, come se avesse riconosciuto una cara amica dopo tanti anni.

 
Mi chiedo perché abbiano lasciato tutta questa roba.

 
Lo stomaco gli ruggì come un leone affamato e solo allora si rese conto che probabilmente erano giorni che non mangiava.
La sua priorità ora era trovare un’uscita da quella gabbia. Percorse tutto il perimetro tastando ogni singola roccia per verificarne la loro stabilità fino a quando non si trovo di fronte ad un enorme masso di notevoli dimensioni con una pergamena posta su di esso, e dall’altro lato spirava una leggera brezza: la libertà.
La ragione lo avrebbe spinto a rinunciare: neanche tre persone ben piazzate sarebbero riuscite a smuoverlo, ma vinse il suo istinto. Cominciò a spingere con tutte le proprie forze. Per il primo minuto sembrava tutto inutile, poi un po’ di polvere cominciò a cadere dal masso. Dopo poco, l’uscita fu libera.

Accidenti…che fortuna, doveva essere una pietra parecchio leggera, altrimenti non l’avrei mai fatta!

 
Fuori la notte era accogliente. L’aria gli pareva ora più dolce che mai, il terreno soffice come un cuscino; ma questi suoi pensieri durarono pochi attimi poiché il suo sguardo fu catturato da una misteriosa macchia nera che si muoveva dietro ad un cespuglio poco distante da lui.
Impaurito dalla nuova minaccia, rientrò velocemente dentro la kampa, dove ritrovò lo spadone, e lo brandì uscendo nuovamente all’esterno della grotta. Si avvicinò alla creatura più furtivamente e quando fu a portata, fece per caricare un colpo verso di essa; ma a quella distanza riconobbe che quell’ombra non era altro che un vecchio bue che stava mangiando dei frutti caduti da un albero poco distante.

 
Di bene in meglio! Ho il cibo, un carro e qualcosa per trainarlo! Forse sono rimasto simpatico a qualche divinità!

 

                                                       
Passarono tre giorni di lunghi viaggi, con il suo nuovo vagon rimesso in marcia e tante domande nella testa. La terza notte si rese conto, però, che il luogo che aveva intorno era più familiare del solito; saranno stati qualche pietra particolare, qualche albero dai rami strani o forse una singolare grotta che cingeva la terra come una corona a fargli credere che stesse viaggiando in tondo.
Quella sera, non molto distante, una debole fiamma illuminava le dense tenebre. Zadnja assicurò l’animale con una corda a un albero, e vi si avvicinò.

Finalmente altre persone! E di solito, dove c’è, qualcuno con un fuoco acceso, c’è anche del cibo!

 
Lo stomaco rispose con un rumore sordo al pensiero.
Zadnja si avvicinò a piedi al piccolo accampamento che si stava sempre più mostrando, con l’armatura di pelle scura e la spada in pugno. Non si è mai troppo prudenti.
Più si avvicinava e più uno strano frastuono, come in una litania, lo travolgeva lentamente. A un primo ascolto sembrava che centinaia di gatti fossero stati spellati vivi, ma si ricredette dopo qualche passo, riconoscendo in mezzo a quei guaiti e ragli alcune parole.
Stette ad osservare quelle strane figure che ballavano e bevevano tutt’intorno al falò, quelle bizzarre genti rosso vestite gli suscitavano come una sorta di malinconica tenerezza.
Continuò la sua avanzata di qualche altro metro, non rendendosi conto che questa volta i suoi passi erano stati sentiti da una sentinella vicina, che gli si fiondò contro tirandogli un poderoso fendente con la propria lama ricurva. Zadnja d’istinto chiuse gli occhi. Temeva che, riaprendoli, avrebbe visto la spirale delle anime…

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Commenti

commenti

5 comments

  1. Poetaaa!
    Arriva il ragazzo distruttore in stile Entropifero, neh?
    Mi piace, mi piace questo tuo nuovo personaggio, e non vedo l’ora di vederlo in azione.

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