Compagnia Pupoljaka

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Onde non prendermi meriti che non mi spettano, ci tenevo innanzitutto a sottolineare che ciò che segue è il parto di varie menti malate:

Gabriel – Pido alias Silver

Sedma – Ago alias Cercian

Cora – Giuls alias Rogue

Izzie – Ele alias Nennottolina

Rahal – Bad alias Gosrad

di Gabriel Navarko, Garofano Purpureo

 

Giorno 2, Mese di Spica, Anno XI E.R., scogliera di Falsim

Adoro tutto questo… ascoltare il rumore delle onde che si infrangono sulla scogliera… il profumo della brezza marina che mi penetra nelle narici… perdermi lontano fin dove lo sguardo mio può arrivare, laggiù, ove il cielo e il mare sono separati solo da una sottile linea evanescente… sensazione di libertà che solo nei miei sogni posso conoscere. Voglio librarmi in volo su argentee ali, come quei gabbiani, fuggire da questa vita di catene e scrivermi da solo un destino che non sia dettato da nessun altro all’infuori che da me stesso, che non abbia frontiere, che non abbia freni, che sia foriero solo ed unicamente di quello che gli dei ci hanno donato e che a parer mio nessuno può toglierci… la libertà.

Ma mia madre tutto questo non vuole proprio capirlo… ricordo perfettamente poco fa quando gli ho accennato i miei propositi:

 “che cosa ti è saltato in mente Gabriel? E dove vorresti andare poi? Tu non ti rendi conto di quello che stai farneticando… la fuori c’è un mondo spietato… tu non hai nemmeno idea della fortuna che hai ad esser nato qui… la nostra famiglia serve i Gargiani da ormai tre generazioni, e il signor Eugenio è per di più un ottimo padrone… quello che facciamo è un lavoro onesto… e soprattutto non è pericoloso…”

 “Onesto mamma??? LAVORO MAMMA??? Siamo SCHIAVI!!! Non siamo altro … che cosa possiedi di tuo??? Quando è stata l’ultima volta che sei uscita dalla magione per tuo diletto, invece che per andare a far questo o quello per il padrone??? Sai dirmelo???”

 “non parlare così a tua madre!!! Dovresti essergli grato per tutto quello che ha fatto per te in questi anni…”

Eccolo là mio padre, rassegnato ad una vita che non avrebbe voluto solo perché non ha avuto le palle per far quello che vorrei fare io adesso, anche se scommetto tutto quello che ho, e che è poco, che alla mia età lo avrebbe voluto fare almeno tanto quanto me… ci metterei la mano sul fuoco… e adesso invece è solo capace ad assecondare mia madre, ma del resto lo sappiamo tutti che non è lui che porta i pantaloni in questa famiglia…

 “Aaahh!!! Ma che ci parlo a fare con voi?!? Siete sempre stati troppo impauriti dal mondo anziché affascinati… avete sempre avuto solo ed unicamente una fifa tremenda del cambiamento, finché non siete arrivati al punto da non potervi più permettere di mettere in gioco tutto anche solo per una speranza remota di un futuro migliore…”

 “CERTO CHE NON CE LO POSSIAMO PIÙ PERMETTERE… ADESSO ABBIAMO DEI FIGLI !!!”

Il silenzio cala per qualche attimo nella piccola stanzetta spartana che osiamo chiamare casa… gli occhi lucidi di mia madre scrutano i miei con quell’espressione che altro non lascia trasparire se non la paura di perdere un figlio… e come dargli torto… certo non posso comprenderla in pieno ma non sono nemmeno così ottuso da non capirla affatto… ma allo stesso tempo, io non posso fare a meno di pensare a quel volo… alle mura di questa baracca che non posso chiamare casa in quanto non è nemmeno nostra… alla vostra vita di sacrifici mamma  e papà, che oltre allo stretto necessario per sopravvivere non vi lascia altro… io non voglio lo stesso destino vostro… io voglio provare a cambiarlo fintano che posso… per non ritrovarmi, un giorno come voi, frenato dalle cose che più amo e pieno di rimorsi per non aver rischiato quando potevo…

“hai ragione mamma… ma uno di quei figli è sufficientemente grande per mandare avanti la propria vita come meglio crede… e per tentare quella strada che i propri genitori quando potevano non hanno avuto il coraggio di imboccare…”

Uscendo l’ho poi sentita singhiozzare… lo so mamma, papà… non sarà facile… ma io non resisto più… queste mura sono per me troppo strette… vedrete che troverò questa agognata libertà… e magari un giorno la farò conoscere anche a voi… vi voglio bene… perdonatemi per il dolore che vi provoco…

Uff… c’è una sola cosa che ancora mi frena… Samuel, mio fratello minore… non vorrei che mi seguisse… anche se oramai è cresciuto anche lui non voglio che lasci i miei completamente soli e soprattutto non me lo perdonerei mai se con il mio comportamento lo mettessi nei guai… è inutile pensarci adesso… la decisione è presa… non posso tornare indietro… Samuel mi raccomando, abbi cura di te stesso, della mamma e di nostra sorella… tornerò presto non temere…

 

Giorno 10, Mese di Spica, Anno XI – Artenia, Falsim

È più di una settimana che manco da casa e già comprendo cosa intendeva dire mia madre quando diceva che qua fuori è un vero inferno… sono già stato derubato due volte e per gli Dei in questo modo non posso andare avanti… già che con i piccoli lavoretti che posso fare riesco a malapena a pagarmi da magiare, se poi finiscono nella pancia di qualcun altro dovrò fare presto ritorno da dove sono venuto…

C’è grande fermento in giro, un sacco di gente parla di quello che succede nelle Contee dell’Occaso, narrano che un manipolo di avventurieri sia riuscita a sgominare una piaga che da tre anni almeno li teneva in scacco… chissà quanti soldi devono avere quei tipi… chissà come deve essere la fama… la gloria… come vorrei essere come uno di loro… soltanto che da queste parti il lavoro di mercenario è si ben remunerato, ma devi esser in gamba e oltretutto ultimamente cercano per lo più vere e proprie compagnie al soldo e non singoli uomini malnutriti… come me… per poi non dire che l’unica volta che ho brandito una lama è stato per gioco contro Samuel… sono proprio messo male…

 

Giorno 18, Mese di Spica, Anno XI – Port Jenulf, Falsim

Incredibile… ho inaspettatamente trovato ed ottenuto un ingaggio come giocatore di Gobblast per un torneo estivo che si terrà proprio in questi giorni a Port Jenulf… ho anche scoperto di aver talento per questo gioco… in più per mia vera fortuna l’ingaggio prevedeva un primo pagamento immediato e un premio per ogni partita vinta… in questo modo ho potuto comprarmi degli abiti nuovi, una coppia di spade per difendermi da eventuali ladri e un piccolo giustacuore di cuoio… ci ho pensato molto e penso di lanciarmi all’ avventura… so bene i rischi che comporta ma ho sempre sognato di divenir quello che chiamano un eroe… se ripenso a quante volte ci abbiamo fantasticato sopra io e Samuel mi viene forse un po’ di rimorso… ma cosa dico… non potevo portarlo con me… è ancora troppo giovane per tutto questo… però quanto picchiava forte… mammina mia… quando per gioco tiravamo di scherma assieme, imitando le lezioni che il maestro di spada dava ai figli del padrone, ricordo che l’unico modo per avere la meglio su di lui era giocarmela di agilità, ma se inavvertitamente mi colpiva era la fine… al meglio che mi poteva andare era un livido per due settimane… che dolore cribbio…

Tra l’altro ho anche avuto modo di imparare qualcosa stando in questa squadra di Gobblast… c’è un tipo, si chiama Enrique, che ha un passato da avventuriero e l’altra sera parlando assieme mi narrava delle sue imprese passate, è stato grazie anche a lui che ho preso la mia decisione … egli ha fatto parte di una compagnia di ventura in passato, e mi narrava dell’unione che si era creata tra di loro, dell’amicizia, della fedeltà, la cosa mi ha molto affascinato… un gruppo di persone… di origini diverse… con scopi diversi… ma tutte quante unite saldamente tra di loro… una vera e propria famiglia… adesso dovrei incontralo a breve, mi ha detto che mi avrebbe insegnato qualche tecnica di spada… speriamo di essere all’altezza…

 

Giorno 22, Mese di Spica, Anno XI – Port Jenulf, Falsim – Pomeriggio

Abbiamo vinto le prime due partite e abbiamo perso le terza… pazienza, un po’ di grana l’ho comunque racimolata… andrò a godermi la finale intanto…

Ancora 1 a 1… deve proprio essere una gran bella sfida… mmmhhhh ahi ahi… questa è brutta… credo proprio che non si rialzerà quell’alfiere… ed infatti ecco la sostituzione… ahahahah… e quel tappetto chi sarebbe ??? se ne entra in campo con una faccia come se si fosse svegliato da 5 minuti… non vorrà mica… non ci credo… ma non si accorge che lo spadone è quasi più alto di lui??? Ma dove vuole andare??? questa me la voglio proprio godere… e infatti… cesto… 2 a 1… non potranno mai vincere con quell’alfiere… 3 a 1… mammina mia fa proprio pena… e adesso che fa??? Ma… sta fumando!!! Questo è un pazzo scatenato… ecco che l’alfiere dell’altra squadra gli si avvicina, gli prende la sigaretta di bocca e gliela butta a terra… oddio… oddio… non ci credo… il piccoletto gli ha rifilato un destro micidiale… l’alfiere è a terra… per me è svenuto… ecco che gli altri componenti della squadra caricano il piccoletto… lui raccoglie anche lo spadone di legno dell’altro alfiere e… e… o cazz… non ci credo… è una bestia… no… è un concentrato di bestia… li ha stesi tutti… ma porc… ma come cavolo ha fatto… e adesso che fa??? Raccoglie qualcosa da terra… la… sigaretta!!! E se ne và… fumando… come se niente fosse successo… che spettacolo… hahaha…

 

Giorno 22, Mese di Spica, Anno XI – Port Jenulf, Falsim – Sera

Credo proprio che domani andrò a cercare un altro lavoretto per sbarcare la giornata… intanto devo anche tenere gli occhi aperti per cercare qualcuno per la compagnia… so già che non sarà facile… Ehi ma… quello non è il piccoletto di oggi? mmmhhh… compagnia… avventura… concentrato di bestia… mi piace…

 “EHI TUUU!!! SCUSAAA!!! Scusate… permesso… permesso… EHI!!! Ehi aspetta… tu sei quello di oggi vero? quello che al torneo di Gobblast li ha stesi tutti!!! Ehi … dove vai? Aspetta un attimo… cazz… EHI!!! Dai devo parlarti… non scappare… ehi dai ti offro una cena che ne dici? E una birra magari?”

 “Cena??? Birra??? Offri tu??? Ok…”

 “Ehm… si… è quello che ho… detto… allora andiamo? È  proprio quello che ci vuole una bella mangiata… e poi vorrei proporti una cosa…”

 

 

 

 

Di Sedma Kraji, Dente di Leone

PORT JENULF

Dopo due interminabili giorni di marcia mi imbattei in un mercante che aveva bisogno di una buona dose di muscoli per riparare il suo carro, mentre aiutavo lo sventurato egli mi spiegò quale fosse il suo mestiere, annettendo un lunghissimo discorso sull’importanza del vasellame da mensa nel mercato falsimita, per fortuna ebbe anche la buon idea di dirmi ove era diretto… evidentemente quel piccolo ometto era un dono che qualcuno mi aveva mandato da non so dove: io e lui avevamo la stessa destinazione, Port Jenulf, la più grande città di tutto il territorio falsimita, “un luogo dove ognuno può trovare quello che cerca” almeno cosi diceva Ben.

Il viaggio fu gradevole ed agiato, inoltre adesso posso vantare un cultura sulla ceramica da far invidia al miglior vasaio di Falsim!

“Grazie Meristo sei stato veramente gentilissimo”

“Figurati ragazzo, fa sempre comodo avere qualcuno che ti guarda le spalle e ti tiene compagnia lungo il viaggio, arrivederci Sedma”

“Addio e grazie”

finiti i convenevoli mi avviai verso le porte della città, una struttura veramente magnifica immersa in una conca fra tre colline, sopra di esse si intravedevano in lontananza magnifiche case, di stupenda fattura, la città era abbracciato da una poderosa cinta muraria in pietra intervallato da sette torrette che con fare fiero si ergevano a guardia dell’intero complesso.

Entrai in città senza troppi problemi… una gran via vai animava le vie interne alle mura, ognuna di esse era adornata da ogni genere di banco, dai beni di primo consumo, alle vettovaglie di ceramica, ad articoli più ricercati come arsenale da guerra… sostai a lungo davanti ad ogni singola bancarella, ogni singolo mercante cercava di vendermi con estrema abilità i suoi fantastici prodotti, per mia fortuna e sfortuna in tasca non avevo nemmeno la polvere di una singola scaglia d’argento.

Non passò molto che i crampi della fame cominciarono a farsi avanti e con essi anche il bisogno di una dimora, di nuovi vestiti e soprattutto di denaro… con estrema velocità capii che anche se ero libero, al tempo stesso mi ritrovavo ad essere smarrito ed isolato in un modo che mai avevo conosciuto prima di quel giorno.

 

LIBERO DI SOPRAVVIVERE

I primi giorni non furono facili, i crampi della fame mi stavano dilaniando, l’arsura mi impediva di ragionare e l’unica cosa che riuscii a fare fu accasciarmi in un angolo nella speranza di ricevere qualche moneta da un qualcuno: ottenni solo tre notti in cella per accattonaggio…

Probabilmente quelle guardie mi salvarono dalla fame, non era male anzi molto meglio di come andava un mese fa poiché anche se ero si in cella, da lì a poco sarei uscito ed inoltre avevo un pasto ed un tetto sopra la testa!

Passarono i giorni e la mia permanenza nelle fantastiche celle di Port Jenulf terminò in un batter d’occhio, al momento della scarcerazione ringraziai di cuore le guardie che in un primo moneto rimasero un po’ interdette, ma poi scoppiarono in una sincera risata

“WHAHAHAH!! Ragazzo sembra quasi che ti abbiamo fatto un favore a farti passare questi giorni in gattabuia”

“Bè effettivamente non è che mi sia andata cosi male, quasi ci rimetto la pelle per la fame, non avevo le forze nemmeno per catturare un sorcio e cercare di spolparlo…”

“AHAHAH!!Sei proprio una sagoma, dimmi come ti chiami e cosa ci fai qui a Port Jenulf”

“Sedma  piacere… e bhe cosa ci faccio qui?… direi che ora come ora devo cercarmi un modo per campare poi per il resto si vedrà, già non mi sembra vero d’esser qui…”

“… tu sei proprio strano… comunque se cerchi un lavoro ho sentito che sono interessati ad uno sguattero al nuovo campo di gobblast, ma ti avverto, pagano un miseria…”

“Direi che una miseria va molto meglio che niente…”

I due gentilissimi secondini mi indicarono la strada per il campo; non appena uscito dalla prigione seguii le loro indicazioni alla lettera… bhe probabilmente non così alla lettera dato che riuscii a trovare il campo solamente alla sera.

Una fantastica struttura di forma ovale, al suo interno un campo in terra battuta circondato da ampi spalti ed ornato dalle due tipiche ceste.

“C’è NESSUNO!?!?!!”

urali con tutto il fiato che avevo in corpo e l’eco del campo deserto fece tornare indietro la mia voce, ma con essa nessuna risposta… presi nuovamente fiato e gonfiai la cassa toracica tanto quanto mi era permesso ma un moneto prima di emetter il secondo grido, dall’ombra una mano si posò sulla mi spalla, probabilmente due dei miei migliori anni di vita rimasero su quella gradinata…

“Cosa diavolo urli ragazzo? ehi cos’hai? ti senti bene? sembra che ti abbia toccato un fantasma”

“Sisi tutto bene… solo perché non ha risposto subito?”

“Fino a prova contraria qui le domande la faccio io! Cosa ci fai qui le partite sono finite almeno 2 ore fa!”

“Ho sentito che cercava uno sguattero”

“una scaglia di rame ogni due giorni si comincia all’alba e si stacca al tramonto, prendere o lasciare”

“Ci vediamo domattina capo”

gli porsi la mano

“Sedma Kraji”

lui girò le spalle e se ne tornò da dove era venuto

“Si domani mattina puntuale o non se ne fa niente”

Per la paura di perdermi nuovamente nei budelli della città mi raggomitolai  fuori dal campo aspettando l’alba, salutai la notte con l’ultimo rimasuglio di tabacco che mi rimaneva

“cazzo e ora dove lo compro?”

 

VIVERE!!

I giorni a Port Jenulf passarono colmi della libertà che avevo sempre desiderato.

Di sicuro la mia vita non era in nessun modo da definirsi sfarzosa o agiata, ma ero libero e quello bastava, il passato era quasi totalmente dimenticato, come un’onda che ormai si è infranta sulle nude rocce, e il futuro… bhe chi se ne fregava quello che importa è il singolo giorno.

Già… il singolo giorno per lo più nelle ore di lavoro era sempre la solita solfa: pulire tutto il complesso o nel migliore dei casi prendere a calci in culo qualcuno scontento del servizio… per qualche oscuro motivo più passavano i giorni e più mi divertivo a muovere le mani… eheh e non mi è mai costato poco, spesso finivo in gattabuia per un giorno o due ma non mi dispiaceva, ormai avevo un rapporto ottimo con i secondini che quando era possibile mi passavano anche qualche straccio, probabilmente appartenuto a qualcuno che aveva fatto un giro sul patibolo… poco male, infondo l’unica cosa certa è la morte e senza dover spendere soldi per vestirmi potevo addirittura permettermi qualche vizio come il tabacco o qualche ardita serata in locanda che spesso e volentieri finiva in una bolgia nella quale finivo invischiato senza nemmeno sapere il perché… le aitanti cameriere mi dicevano sempre che dopo il primo bicchiere di birra cominciavo a scaldarmi troppo… che ci posso fare se quando mi sbronzo sento come un qualcosa dentro di me che mi porta a muovere le mani?!?

Per quel che riguarda la mia fantastica magione, devo ringraziare in primo luogo quell’aguzzino del capo che in una delle tante giornate di lavoro con fare sarcastico mi disse

 “sgorbio smetti di dormire sempre di fronte al campo, con quel tuo tanfo mi spaventi i clienti… perché non vai a sbattere il culo in qualche catapecchia marcescente?!?!!”

Ed in secondo luogo devo ringraziare anche i miei ormai amiconi della prigione, ai quali chiesi se in città esisteva una qualche sorta di edificio abbandonato… mi misero al corrente che forse un parte della mura della città era in disuso ma nemmeno loro facevano molto affidamento su quelle voci; fatto sta che dopo diverse settimane di ricerca riuscii a trovarmi una magione da far invida ad Eberardo Caniscalchi in persona!

Le Stupende mura che circondavano Port Jenulf erano abbandonate lungo lo scaglione orientale; un ambiente immenso si estendeva al loro interno, alcuni pezzi del vecchio mobilio erano ancora presenti qualche stanze, approfittai di quel luogo la notte stessa in cui lo scoprii, anche se era necessaria almeno un’ora di cammino per arrivare al campo poco importava, quel posto era fantastico e in più la vista del mare sconfinato con il cielo stellato che vi si specchia è uno dei ricordi più emozionanti di quegli anni.

Insomma non c’era da lamentarsi della mia vita, bastava stringere la cinghia e non avere troppo la puzza sotto al naso… qualche sera capitava addirittura di incappare in qualche dolce donzella disposta ad offrimi qualcosa da smangiucchiare e in qualche rarissimo caso persino qualcosa di più… un notte al massimo… così volevano loro e cosi mi andava più che bene, anche se solo per una notte avere qualcuno che ti considerasse più di un sacco di letame aveva il suo valore…

 

…CAMBIAR VITA..

Come tutti i giorni mi levai di buon ora, un occhiata al mare e dritto verso il campo. Nel tragitto come sempre mi fermai a salutare il secondino che si beccava il turno di notte… quel giorno era toccato a Liux un uomo sulla quarantina e ben messo, uno dei tanti che aveva fatto la mia conoscenza, anche se stranamente era da un po’ che non si faceva vedere

“Ehi Liux, è da un bel po’ che non ti vedevo qui!!”

“Ehi Sed!… Si… mi ero imbarcato su di una nave per Trelven… alcuni signorotti altolocati erano interessati a congratularsi con degli avventurieri… sai, quella questione con le contee d’oriente…”

sembrava che la guardia avese voglia di attaccare discorso ma io non avevo tempo in quel momento

“Si certamente! chi non ne ha sentito parlare! ma ora purtroppo sono di fretta, se stasera sei ancora di guardia magari ci vediamo”

“HAHA! vedi di mettere la testa apposto o un giorno di questi ti toccherà indossare la cravatta di nick”

“Tanto prima o poi tocca a tutti”

l’uomo si dette una vistosa scozzata alle parti bassi

“speriamo più tardi che mai…”

“eheh… lo spero per te! Buona giornata Liux!”

Era dannatamente tardi, cominciai a correre fra i dedali della città ma per fortuna erano ormai lontani i giorni in cui impiegavo ore per attraversare un singolo distretto e quindi riuscii ad arrivare quasi puntuale al campo, anche se naturalmente non abbastanza puntuale da evitare la solita sfuriata del capo… niente di diverso, sta quasi cominciando a diventare monotono.

La giornata passò tranquilla nonostante quel giorno si giocavano le ultime fasi del torneo estivo… gli incontri si susseguirono senza intoppi, mi limitai a ripulire il campo e gli spalti fra un partita e l’altra, con estrema calma la giornata arrivò all’ultimo incontro.

La partita parteì subito tesa, l’astio pervadeva le membra dei giocatori, nemmeno un centimetro veniva ceduto dalle due squadre ed in entrambe le formazione si distinse un ottima organizzazione, infatti la prima e la seconda tenzone vennero vinte per l’esplosione della bomba… 1 a 1.

Alla terza tenzone il maestro di campo chiamò il via, un goblin scattò ma l’alfiere avversario riuscì comunque a colpirlo con un colpo deciso… forse troppo… poi l’apotecario della squadra del gobln corse verso l’alfiere, parò un colpo con lo scudo si accovacciò per fare perno sulla gamba destra dell’avversario e gli abbatté con un violenza inaudita una mazza sul ginocchio… era finita la partita per lui… e porca troia quelli si volevano ammazzare veramente… forse era meglio andare a preparare la sala per gli infortunati… con la voglia sotto le suole degli stivali stavo già per avviarmi quando l’alfiere della squadra in cui erano rimasti in quattro mi disse

“Ehi tu sgorbio, ti andrebbe di guadagnarti un scaglia d’argento?”

evidentemente erano proprio messi male, ma effettivamente meglio tentare in cinque che in quattro… e poi a me un scaglia faceva dannatamente comodo…

“Che ruolo devo coprire alfiere??”

ovviamente glissai sul fatto che non avevo mai giocato prima d’ora…

“Tu vedi di bloccare il goblin… è una scheggia… per il resto stai tranquillo, facciamo noi”

“Si ok…”

la faceva facile lui…

“A VOI”

tuonò il maestro di campo.

La palla stava agli avversari, tutta la loro prima linea piombò sulla nosta in men che non si dica stendendo alfiere ed apotecario, mi allontanai dalla fascia per coprirli… grosso errore: appena fe ciun passo, il goblin si infilò alle mie spalle…

“CESTO”

“cazzo… stai attento e dacci una mano qui in prima linea!!”

“A VOI”

Palla nostra. Il goblin cercò protezione dietro all’apotecario mentre il resto della squadra tentò di fare fuori alfiere e goblin avversari, io mi avvicinai alla prima linea, tentai di colpire l’alfiere avversario ma con scarsi risultati

“NON MIRARE AL LUI, ATTENTO DIETRO DI TE!!”

“TRASFOMRA”

cazzo mi fregò come un pivello e subito un violento colpo mi ferì alla testa… gusto in tempo per permettermi di accasciarmi e riprendere fiato…

“CESTO”

“sei proprio negato ragazzo… se ci fai perdere così la moneta te la scordi…”

cazzo… cazzo… cazzo… ok, calma, ripresi fiato, frugai nella scarsella, cercoai un sigaretta me la infilai in bocca e detti una bella tirata per riempire i polmoni e calmarmi… sentii qualche risata dagli spalti… cazzo me ne fregava! che ridano… devo mantenere la calma…

“ehi questo non è posto per rilassarsi, dobbiamo finire di farti il culo sgorbio, butta quella cosa!!”

all’alfiere avversario non gli andava molto a genio… cazzi suoi… però mi arrivaò faccia a faccia con quel suo orribile grugno…

“buttala subito, voglio spaccarti il culo più in fretta possibile figlio di una cagna…”

continuai ad ignorarlo così lui tese il braccio verso di me, mi afferrò la sigaretta e la gettò a terra sfoderando un falso sorrisino

“fa male fumare figlio di un scrofa hahaha…”

“… io dico che questo fa più male!!”

non potei trattenermi quando toccò il mio tabacco, sarà strano ma per me ha un significato particolare… piantai un bel destro sulla faccia di quel bastardo e intanto la squadra avversaria e forse anche qualche membro della mia gettarono le armi a terra cominciano a corrermi incontro con intenzioni tutt’altro che amichevoli… interessante uno contro 5 o forse più, in quel momento mi sentii più vivo che mai, il cuore pompò sangue ad un velocità inaudita, i muscoli si tesero fino allo spasmo, la mente ragionò libera senza dar peso a nient’altro che agli avversari…

Arrivò il primo, lento… non ci volle niente a bloccare il suo pugno e farlo finire col culo a terra, poi ne arrivarono altri due da destra, scattai dietro il corpo del primo, mi accasciai, raccolsi un’arma di legno, piedi saldi a terra, sguardo fisso verso di loro e un colpo deciso alla testa… fuori il secondo… da dietro un colpo arrivò sulla mia nuca, un po’ rintontito indietreggiai, il bestione che avevo davanti caricò il destro con troppo impeto e mi bastò scostare la testa di qualche pollice a destra… l’idiota prese in piena faccia un suo compagno e troppo stupito dalla situazione lasciò l’addome scoperto… steso anche il terzo… gli ultimi due arrivarono entrambi con armi alla mano, mica scemi, avanzarono senza tregua, incassai il colpo del goblin bastardo e con estrema soddisfazione gli piantai un bel calcio nelle parti basse, schivai l’affondo dell’ultimo superstite e con tutta la forza rimasta in corpo lo colpii alla schiena.

Mollai lo spadone, andai verso l’alfiere bastardo, mi chinai su di lui, raccolsi la sigaretta ancora accesa ed uscii dal campo… attesi le parole “sei licenziato” e non tardarono un secondo a tuonare sopra la folla allibita… non mi sembrò il caso di chiedere la scaglia, fu meglio defilarsi mentre erano ancora tutti shockati…

Raccolsi i miei vestiti gentilmente donatemi dai secondini della prigione e mi diressi verso l’esterno… cazzo feci un bel casino ed inoltre avevo anche un fame del diavolo… vagai tutto il pomeriggio senza saper dove andare e qualcuno sembrò addirittura riconoscermi per ciò che avevo fatto al campo…

“EHI TU!!!SCUSAAA!!!”

… ma che voleva da me?

“Ehi aspetta… tu sei quello di oggi vero? quello che al torneo di Gobblast li ha stesi tutti!!!”

… meglio ignorarlo altrimenti andava a finire che dovevo discutere nuovamente

“Ehi … dove vai? Aspetta un attimo … cazz … EHI!!! Dai devo parlarti … non scappare …”

… voleva sicuramente dei soldi, magari uno che aveva scommesso, bel casino

“ehi dai ti offro una cena che ne dici? E una birra magari?”

“Cena??? Birra??? Offri tu??? Ok …”

non ci credevo, fu certamente tutto merito del mer…

“Ehm… si… è quello che ho… detto… allora andiamo? È  proprio quello che ci vuole una bella mangiata… e poi vorrei proporti una cosa …”

“Si se offri puoi propormi tutto quello che ti pare!!”

AAAAAH… feci proprio una bella mangiata! forse esagerai con le portate ma d’altronde era da un giorno che non mettevo niente sotto i denti…

“Hai detto che ti chiami Gabriel giusto?… grazie della mangiata amico! Mi avei detto che volevi propormi una cosa prima, e non penso che il tuo unico interesse sia il gobblast, anche se a giudicare da quanto ne hai parlato mentre mangiavamo, ti piace parecchio”

niente male… anche un bel boccale di birra… erano mesi che non me ne potevo permettere una

“Si si!veniamo al sodo!ti ho visto combattere li al gobblast, e come giocatore fai un po’ schifo, ma sei una bestia… e sai per cosa saresti adatto?… per diventare…UN EROE!”

ma quanto aveva bevuto??

“Scusa… in che senso eroe?”

“Voglio formare un compagnia di ventura! la paga è alta, il rischio pure… ma questi sono dettagli… tuttavia potresti vedere il mondo, un sacco di gente, potresti addirittura assistere ed essere protagonista di enormi battaglie sulle qual si decide il destino di terre sconfinate!”

Allora… feci il punto della situazione: stavo in quella città da ormai molto tempo, ero senza un lavoro e senza il becco di un quattrino, mhhh… qui sta andando troppo bene

“Non so amico, vedi c’è da pensare a troppe cose… itinerari da decidere, poi non sono mai stato un gran che a gestire grosse somme di denaro, a me basta avere la panca piena, anche una sola volta al giorno…”

“Mi occupo di tutto io!tu devi solo menare le mani quando serve!”

“Tu hai delle armi ed un’armatura… io non ho niente se non questi vestiti, sgraffignati a qualche morto…”

“Mo… morto? Non importa… non mi interessa come ti vesti… per l’equipaggiamento penso a tutto io!”

ok… o questo vuole uccidermi nel sonno per sacrificarmi a qualche divinità oscura, o shillark si è svegliato finalmente…

“Ci sto”

“GRANDE!! OSTE ALTRO GIRO DI BIRRA”

“Ma voglio partecipare ai mutamenti di questa era, unica mia richiesta…”

“Affare fatto Kraji”

Non male… mi ritrovai dall’essere senza lavoro e denaro, allo sperare in un avvenire da eroe, come è mutevole il fato…

La serata passò tra festeggiamenti, balli, chiacchiere e anche qualche commento ardito sulle cameriere della locanda, poi quando sembrava che la serata fosse giunta al suo tramonto

“Ma dimmi Kraji, sono curioso di sapere qualcosa sul tuo passato”

trangugiò il fondo della mia birra

“hai detto che volevi fare l’avventuriero e che ti servivo per menare le mani quindi lasciamo stare il discorso sul mio passato… ti basti sapere che ho vissuto una vita di merda da quando mi hanno abbandonato di fronte ad un tempio di Sirio… “

Non l’avessi mai detto… dal bancone una ragazzina minuta e graziosa schizzò su una delle sedie libere del nostro tavolo e subito ci investì con una serie interminabile di vocaboli stipati un una sola frase recitate in un batter di ciglia, l’unica cosa che io e Gabriel riuscimmo a fare fu guadarci inebetiti negli occhi… per fortuna non ero il solo a non aver capito un cazzo… subito piantai una mano sulla spalla della giovane e l’allontanai dal nostro tavolo

“Ah… ma cosa vuoi?.. non rompere le palle!!”

di Maliancora Meliamne, Giglio Bianco

 

Il mio nome è Maliancora Meliamne ma per chi mi conosce sono semplicemente Cora. Ho deciso di tenere un piccolo diario delle mie giornate poiché se il domani è diventato per me un’incognita imperscrutabile, vorrei che il passato rimanesse sempre cristallino nei miei pensieri.

Nacqui in un distaccamento elfico presso il Deserto Grigio, nel villaggio di El Shamar, da una nobile famiglia della tribù dei Gerghan-Tar, le Linci Bianche. Ho passato i lunghi anni della mia giovinezza nel desiderio insaziabile di viaggiare e fu per questo che quando ne ebbi l’occasione lasciai tutto e partii.

Essa mi si presentò innanzi una radiosa mattina d’inverno: come spesso mi capitava, mi trovavo con un manipolo di Linci a scortare una piccola carovana di mercanti che usciva dal deserto e fra loro vi era un giovane sacerdote alemarita. Approfittando del fatto che anche le genti del deserto Grigio avevano stretti legami con la contea di Alemar, per tutto il viaggio che condividemmo mi decantò le bellezze della sua terra natia, nonché tutte le vicissitudini che lo avevano portato a diventare un mercante ed un uomo di fede. Era un seguace del divino occhio ed un navigato viaggiatore ma ne l’uno ne l’altro erano la sua vocazione: si accostò al sacerdozio per conquistare colei che sarebbe diventata poi sua moglie e abbracciò la carriera del mercante per sfamare la numerosa famiglia che con lei aveva costruito.

Quando un gruppo di Sothom-Ger assaltò la nostra carovana, in quella radiosa mattina d’inverno, le giovani leve del gruppo (me compresa) non seppero cosa fare ed i miei fratelli ed io fummo i primi a cadere sotto i colpi nemici… fortuna volle che il resto della scorta era preparata ad ogni evenienza e il combattimento, dopo una fase iniziale di sgomento e via vai, si fece poi equilibrato…per quel che mi riguarda, poco dopo l’inizio delle ostilità, senza che ancora fossi riuscita ad incoccare il mio arco, una scimitarra nemica mi passò il fianco da parte a parte… caddi da cavallo priva di sensi…

Mi svegliai e di lacerato c’era solo il mio abito: la ferita era completamente sanata ed il merito doveva essere di Padre Anselm Costigan, la mia nuova conoscenza, poiché si trovava chino su di me, con la mani e il suo simbolo di fede appoggiati sul mio fianco.

Lo scontro era ancora nel suo culmine e non ebbi modo di ringraziarlo poiché, alcuni attimi dopo avermi salvato la vita, uno strale preciso ed impietoso gli perforò il torace, lasciandolo di sasso. Mio nonno riuscì ad essere altrettanto letale con chi ci aveva assalito e da dietro di me, con un’altra freccia, lo scaraventò a terra. Cercai di soccorrere Padre Anselm come potei ed egli ebbe solo il tempo di dirmi poche parole

“Ti prego porta i miei risparmi alla mia famiglia, ne hanno bisogno… recati al confine tra Alemar e Sathor… cerca sorella Althea Costigan… dille di non avere paura, che lOcchio Onniscente di Sirio… ed il mio… veglieranno sempre su di lei e suoi nostri figli… grazie Cora”

e poi, spirò.

Il giorno dopo ero già in viaggio: non tentai nemmeno di spiegare tutto ai miei genitori, non avrebbero capito ne tanto meno approvato. Quindi mi limitai a lasciare loro un biglietto, con cui spero d’aver placato la loro preoccupazione… anche se a ben pensare avevano un’altra dozzina tra figli e figlie con cui appagare le loro aspettative.

***

Il viaggio verso il confine tra Sathor e Alemar durò 3 lune e 20 giorni esatti: mi aggregai ad una carovana di girovaghi e tutto sommato fu un’esperienza piacevole.

Trovai la casa di Padre Anselm con facilità poiché da quelle parti un uomo per bene è conosciuto da tutti. Sua moglie rimase senza parole quando le porsi gli effetti personali del defunto marito, ma si tranquillizzò quando le assicurai che il suo corpo era stato seppellito con tutti gli onori del caso. Le consegnai poi il foglio di pergamena in cui avevo annotato le ultime parole di Anselm ed in esso avvolsi il simbolo sacro del divino Sirio. Sorella Althea lesse il contenuto e non poté trattenere alcune lacrime.

Ma poiché i suoi figli stavano sopraggiungendo, cambiò subito espressione e cominciò a parlarmi

“Voi avete fatto un lungo viaggio per onorare il volere di un uomo in fin di vita e per salvare la sua famiglia. Hai saldato il tuo debito con lui e adesso siamo noi ad averlo contratto con te”

detto questo si fece più vicina e prendendomi le mani mi porse il simbolo che le avevo appena restituito

“Sei partita da casa per un uomo che non conoscevi, hai affrontato un viaggio immane per portare alla sua famiglia i suoi guadagni… per farla sopravvivere… credo che questo servirà più a te che a noi”

Parlammo ancora un po’ ed ebbi la sensazione che quella donna se la sarebbe cavata: nei lunghi mesi del mio viaggio avevo visto molte cose ma prima di quel momento non avevo mai riscontrato tanta forza.

***

Sono passati due giorni dall’incontro con Althea… sono due giorni che giro per questa cittadina e ancora non l’ho trovato… ho quasi finito le mie risorse e sono stanca degli stupidi lavoretti nei quali mi sono imbattuta finora… se almeno fossi stata un po’ più socievole adesso non me ne starei da sola a girovagare in cerca dell’ennesima locanda, a giocherellare con un simbolo di fede che non mi appartiene e a scrivere di come presto me ne tornerò inevitabilmente a casa…

Speravo che con questa “scusa” di rintracciare la moglie di Padre Anselm, con questo nuovo percorso, avrei trovato il segno che aspettavo e che mi avrebbe dato la certezza che avevo fatto bene a cercare di cambiare la mia vita… Non mi è rimasta che una locanda, Il Giglio Bianco, e poi… domani….

Tutto quello che volevo era entrare nelle storie dei bardi e nei sogni dei bambini… volevo che il mio nome rimanesse vergato in una gloriosa storia o anche in una storia qualunque… purché potessi un giorno guardarmi allo specchio e sentirmi… un’eroe.

 

 

 

 

di Izzie, Magnolia Stellata

 

Imparare, conoscere, sapere… A volte mi chiedo a cosa serva tutta questa ricerca che infondo so non avrà mai fine… e poi a cosa serve ad una come me, una che non sa neanche il nome dei propri genitori… quei codardi però hanno ben pensato di affibbiare un nome a me quando mi abbandonarono al Krozan di Boska ormai venti anni fa, con un foglio sporco e lacero incastrato tra le fasce in cui ero avvolta… Nel foglio c’era uno strano disegno con accanto scritto soloIzzie… Ma come si fa a chiamare una bambina Izzie? che nome… si capisce subito che non avevano intenzione di tenermi con loro…

Ma infondo chissene frega! forse è andata meglio così… almeno, nell’unico gesto che fecero per me, ebbero l’accortezza di abbandonarmi nel luogo di raduno dei devoti di Sirio ed è così che mi sono ritrovata all’interno di una carovana, la Kampa Prikolica Trećuska…

Nei più remoti ricordi della mia infanzia c’è il volto di un’anziana signora che ormai considero più una madre che una maestra (come voleva farsi chiamare lei)… per Sirio quanto chiacchierava Maryon! così si chiamava e non faceva altro che ripetere “la conoscenza è alla base di tutto”, “l’apprendimento dischiude tutte le porte del sapere”… Devo ammettere che con quante volte mi ha ripetuto queste frasi, alla fine me le ha ben inculcate in testa… per carità, io credo fermamente in Sirio e nei sui insegnamenti, solo che ho sempre saputo che non sarei mai diventata una sacerdotessa devota come Maryon, ho sempre sentito qualcos’altro dentro di me… e purtroppo sono sempre stata talmente convinta di questo, da sentirmi estremamente diversa dai miei brat e sestra ed è proprio per questo che nella mia infanzia non mi sono mai sentita veramente “a casa” isolandomi dagli altri bambini.

Estremamente ligia ai propri insegnamenti Maryon non volle tenermi all’oscuro sul mio ritrovamento e fu così che all’età di nove anni ebbi conferma che quella che mi circondava non era la mia famiglia di sangue… tutte persone che nella fede in Sirio avevano già trovato la loro via mentre per quanto mi riguardava, non solo non conoscevo la strada che mi attendeva, ma neanche quella che i miei antenati avevano percorso… forse ero più attaccata di quanto avessi mai ammesso alla mia vera famiglia; ma infondo cosa poteva fare una bambina di neanche dieci anni?…

Così passarono altri undici anni ed ogni anno cresceva dentro di me la voglia di libertà, di scoprire le mie radici, di dimostrare che qualcosa valgo, anche se i miei genitori evidentemente non la pensavano così… e questa voglia che da sempre cercavo di tenere imprigionata dentro di me, si liberò del tutto quando conobbi Cora…

Il giorno in cui la incontrai ero in una cittadina vicino al confine meridionale tra Alemar e Sathor… Non mi ricordo per quale motivo la carovana si era spinta fin là, tuttavia entrai all’interno di una locanda, Il Giglio Bianco, a fare quello che faccio di solito, ovvero origliare i discorsi degli avventori per cercare di carpire qualche informazione utile!

Da non molto i clienti delle locande non facevano altro che parlare degli avvenimenti accaduti nell’Occaso, pareva infatti che un manipolo di eroi fosse riuscito a salvare le contee occidentali da una creatura che altrimenti avrebbe potuto soggiogare l’intera Whanel… e proprio pochi giorni prima si era tenuto un banchetto in loro onore vicino all’Isalmyr, il Banchetto dei Veterani… cosa avrei dato per parteciparvi!.. cosa avrei dato per essere una di loro! chissà quante avventure avevano vissuto, chissà di quali saperi erano venuti a conoscenza, chissà… chissà se un giorno anch’io avrei fatto parte di un gruppo di persone disposte a combattere fino alla morte per me…

Mentre ero immersa nei miei pensieri e nelle mie fantasie, entrò nella locanda una ragazza… non appena chiuse la porta, il sole alle sue spalle, che fino ad un momento prima mi permetteva di scorgere solo la sua sagoma, scomparve e potei distinguere al meglio la sua figura… che bella… portava un arco a tracolla e alle sue spalle spuntavano cocche e pennaggi colorati di frecce, vestiva abiti che non avevo mai visto, di un colore chiaro che metteva in risalto la sua carnagione scura; in testa portava una sorta di turbante e la faccia era celata dietro un velo che lasciava scoperti solo gli occhi, occhi che esprimevano fierezza e coraggio… ECCO! ecco quale era la mia via! non quella degli avventori rozzi, beoni e maleducati che ero solita vedere nelle locande, ma quella di un avventuriera fiera e coraggiosa, come la ragazza che aveva appena varcato l’entrata…

Non mi lasciai sfuggire l’occasione dalle mani! la ragazza non ebbe neanche il tempo di avvicinarsi al bancone che già mi ero fiondata su di lei

“Ciao! io sono Izzie, tu come ti chiami? insomma, so che può sembrarti strano, ma ho deciso che diventerò un’avventuriera come te! voglio anch’io essere fiera e coraggiosa… oltre ad essere INVINCIBLE.. ma questa è un’altra storia… insomma che ne dici?”

Rimase in silenzio per qualche secondo… probabilmente aveva capito la metà delle parole che avevo detto a causa della mia parlantina eccessivamente veloce, poi scrollò la testa e rispose

“Beh! non ho capito gran ché… comunque mi chiamo Cora e mi dispiace ma, anche se vorrei diventarlo, non sono ancora un’avventuriera”

Pronunciando queste parole si scoprì il volto e scostandosi il velo mostrò anche parte di un simbolo che portava al collo… un simbolo sacro di Sirio! in quel momento capii tutto, tirai fuori da sotto le vesti il mio simbolo sacro e mostrandoglielo dissi (stavolta badando a parlare più lentamente!)

“Lo sapevo! è stato Sirio a farci incontrare! non possiamo andare contro il volere di una divinità! dobbiamo unirci e diventare delle invincibili avventuriere insieme… cioè, io sono già invincibile, ma di questo ne parleremo più tardi… andiamo! devo dire alla gente della mia carovana che finalmente ho trovato la mia strada…”

Inizialmente interdetta, Cora, senza essere molto convinta di ciò che stava accadendo, si fece quasi trascinare fuori dalla locanda, da me che l’avevo afferrata per una mano: infondo non conoscevamo nulla l’una dell’altra ed ogni dubbio era lecito per un’elfa con molta più esperienza di quanta evidentemente ne avevo io… dopo i primi passi tuttavia sentii diminuire la fatica che facevo per trascinarla; cominciò a seguirmi di sua sponte e disse

“Andiamo alla tua carovana, e poi decidiamo cosa fare!”

In realtà avevamo entrambe già deciso: la solitudine evidentemente cominciava ad essere un peso per Cora e per quanto mi riguarda, dal momento in cui vidi il suo simbolo sacro, non ebbi dubbi che il mio destino fosse legato al suo, senza contare che già da troppo tempo aspettavo quel momento…

Arrivammo alla carovana e salutai tutta la mia famiglia… non fu uno dei classici addii pieni di lacrime e singhiozzi; infondo tutti noi sapevamo che Sirio avrebbe fatto in modo che ci incontrassimo ancora e la mia gente era semplicemente contenta che io avessi trovato la mia via… tuttavia Maryon volle farmi un dono prima di separarci: quando mise nelle mie mani la cosa alla quale forse era più affezionata, la abbracciai con tutte le mie forze e mentre una solitaria lacrima solcò il mio volto mi accorsi che la mia famiglia acquisita mi sarebbe mancata più di quanto avessi mai immaginato… accarezzai il simbolo sacro in oro che Maryon mi aveva appena donato e, dopo averlo indossato, le consegnai il mio ruvido simbolo di legno dicendo

“Spero che penserai a me tutte le volte che lo guarderai… io farò lo stesso ogni volta che guarderò il tuo… ti voglio bene!”

Dopo averle dato un ultimo abbraccio mi voltai e mi incammina verso Cora, quando le fui vicina ci scambiammo uno sguardo di asserzione e ci incamminammo verso il nostro futuro…

Adesso che aveva conosciuto la mia gente, adesso che aveva avuto il tempo di pensare a ciò che stava accadendo, sembrava più tranquilla e più convinta di ciò che stavamo facendo… sorridendo le dissi

“Ti ho fatto conoscere tutta la mia famiglia… ora tocca a te parlarmi della tua… e parlarmi di te!”

Anche Cora era assetata d’avventura quanto me e mentre parlavamo del nostro passato e del nostro futuro, non facemmo altro che andare di locanda in locanda alla ricerca di un incarico che sancisse l’inizio della nostra carriera di avventuriere.

Camminammo molto e ci ritrovammo una sera a Port Jenulf, nella locanda La Magnolia Stellata; eravamo sedute al bancone ed io come al solito origliavo i discorsi degli avventori… mi soffermai sul discorso tra due tizi seduti ad un tavolo dietro di noi. L’uomo più serio dei due, quello accomodato più vicino alla finestra e con lo sguardo perso nel buio della stradina che costeggiava la locanda, disse

“…hai detto che volevi fare l’avventuriero e che ti servivo per menare le mani quindi lasciamo stare il discorso sul mio passato… ti basti sapere che ho vissuto una vita di merda da quando mi hanno abbandonato di fronte ad un tempio di Sirio… “

“ECCOLA!”

dissi all’improvviso voltandomi verso Cora, che quasi trasalì per la sorpresa e rimase interdetta quando mi voltai verso i due tizi di cui avevo origliato il discorso e lanciandomi al fianco dell’uomo che aveva pronunciato quella frase, caddi nuovamente nell’errore di lasciarmi prendere dall’entusiasmo cominciando a parlare ad una velocità disarmante

“Buonasera! io sono Izzie e lei è Cora! ho sentito PER CASO il vostro discorso… è incredibile come Sirio ci guidi verso il cammino da percorrere! sapete, anch’io sono stata abbandonata di fronte ad una specie di tempio di Sirio; mi sembra chiaro che le nostre vie sono fatte per essere incrociate! senza contare che anche noi vogliamo diventare avventuriere e sicuramente è meglio essere in quattro che in due! in quattro ci si guarda meglio le spalle, ci si fa meglio compagnia… in due ci si annoia e basta! allora, che ne dite?”

Nuovamente mi ritrovai ad osservare facce interdette, tipiche di chi aveva compreso a malapena una parola qua e là… il tizio a fianco del quale mi ero seduta, non era neanche intenzionato a capire meglio e mi trattò in malo modo scansandomi più lontano da lui e dicendo

“ah… ma cosa vuoi? non rompere le palle!”

al suo compagno invece si illuminarono gli occhi e facendo segno di smettere di trattarmi male disse

“Belle damigelle non date retta a ciò che dice il mio amico…”

gli strizzò l’occhio e proseguì

“… parliamone con calma, sedetevi e lasciatevi offrire almeno qualcosa da bere!”.

Io non me lo feci ripetere due volte mentre Cora si sedette un po’ titubante e con sguardo vigile… dopo che riuscii a spiegarmi con più calma (e dopo che un paio di birre sciolsero la lingua a tutti noi) la situazione si distese; è così che conoscemmo Sedma Kraji (il tipo serio) e Gabriel (il tipo simpatico!): non avevano una storia molto diversa da quella mia e di Cora, anche loro infatti si erano uniti per diventare avventurieri e adesso erano in cerca di un incarico…

Ci bastò quella serata per capire che avremmo cercato insieme la nostra avventura…

Ci fermammo ancora qualche giorno a Port Jenulf per meglio organizzare la partenza. Una delle sere ci ritrovavamo a camminare in uno dei tanti vicolini della grande città quando da dietro un angolo se ne uscì un tizio che da un lato si teneva stretta una bella ragazza vestita di abiti succinti e dall’altro lato aveva in pugno un boccale di birra… i due si avvicinarono e quando furono ad un passo da noi l’uomo si rivolse a Gabriel e Sedma chiedendo con un risolino …

“Scusate… ma voi quanto le avete pagate quelle due?”

Di Rahal Creel, Papavero Cinereo

 

Scentiar Guarnigione doganale

… Mi svegliano le urla del Caporale… come al solito… Ma poi perché non le posso portare in caserma ancora mi sfugge! Non ci vedo nulla di male! È sempre una forma di divertimento dopotutto! C’è chi gioca a carte in caserma, chi con gli scacchi (non ho mai capito come funzionano peraltro) e io non posso invece portare gente da fuori! Che nervoso! Mi son proprio rotto i maroni di questa vita grama e piena di privazioni BASTA! Prendo la paga e tolgo il disturbo da questa città caotica!

Ok.. Cinque scaglie in tasca, una lancia e una decina di navi ancorate davanti a me, non c’è problema, basta sceglierne una e partire per nuovi lidi. Per esempio, vediamo di utilizzare l’istinto, quella con sulla poppa una sirena con due enormi tette potrebbe andare più che bene! Sentiamo dal capitano se serve qualcuno che stia di guardia sul ponte o che tenga lontano i pirati… ammazza che soggetto basso e grasso vestito di rosso con un grosso e pacchiano delfino appuntato nel petto! Un mercante di sicuro… mi guarda un attimo interdetto, e mi chiede un favore, dovrei portare il suo baule in cabina… ammazza e che cazzo c’ha infilato qui dentro? Ha fatto fuori la suocera e ha deciso di sbarazzarsene in mare? Vabbuono comunque sia non è un grosso problema, carico la cassa e porto tutto sù

“Hei tu?”

Mo che vuole sto qui? E’ perchè ha quegli occhi di fuori?

“Per portare quella cassa stamani erano in quattro!!! Come cavolo fai a portarla da solo? Assunto!”

Ottimo! Partiamo verso nuovi orizzonti!

 

Port Jenulf – tre settimane dopo

Che schifo il mare, tre settimane a ballare sopra una maledetta barca! Mi gira tutto Elios oscuro! Comprese le balle! Meno male che stasera troviamo da far bene, ci sarà un maledetto bordello in questo cazzo di posto!

Ho girato tutta la mattina, il bordello l’ho trovato ma ovviamente apre la sera… ho un intero pomeriggio per girare in città. Vediamo un po’… gara di Gobblast… no … taglia su un certo Abigail … neanche …. Conclave regno eterno? E questa che robba è? Ritrovo di genti e compagnie di ventura da tutte le contee del meridione… orpo! Chissà quanta gnocca ce starà!!! Che spettacolo! Bene ecco un valido obbiettivo! Adesso una bella birra e via…

COSA??? Cosa vorrebbe dire 5 piotte a notte? È un furto! Ma come si fa ad essere così esosi per una donna? Vabbè tanto non ho alternative, devo prendere quello che passa il convento oppure rimanere in bianco, speriamo che almeno ne valga la pena!!!

…. In effetti meritava proprio, una così capita di rado! Mamma mia però che arsura, andiamo giù in strada a vivere e a vedere che gentaglia si trova al giro!

L’aria fresca e piena di salsedine mi rinvigorisce una volta uscito dal locale, la zona è pulita anche se credevo di trovare tutti fradici e rapinatori ovunque… abbraccio Rosamunda (se è così che se chiama… non mi ricordo…) ed entro nel viavai!

Per quel nanaccio glabro di Skrum!!!! E questi dove le hanno trovate queste due? mi devo informare!!!

“Scusate… ma voi quanto le avete pagate quelle due?”

Non l’avessi mai detto… le due ragazze che erano con loro berciarono  all’unisono

“COME OSI?”

e si scagliarono contro di me… per fortuna avevo smaltito le altre birre della serata e quindi riuscii a scartarle di lato, solo che per faro andai addosso a uno dei due tizi e gli feci cadere la sigaretta che aveva in bocca… evidentemente la cosa gli dava particolarmente fastidio perchè il suo compagno si mise una mano in fronte dicendo

“Oddio no… ora son cazzi tuoi…”

mentre lui, senza neanche pronunciare una parola, mi venne addosso mirando alla mia faccia con il pugno destro… non so neanch’io come feci a schivare quel colpo, fattostà che ci riuscii e non appena mi passò accanto gli assestai un colpo tra capo e collo col boccale facendolo cadere a terra…

“Alhazhar pacifista!!! avete fatto scappare la mia prost… ragazza”

sbottai e come se non bastasse il tipo caduto a terra stava già tentando di rialzarsi (anche se ancora un po’ intontito) e le due ragazze erano di nuovo pronte a caricarmi… per fortuna si frappose tra noi l’uomo rimasto in piedi che, allargando le braccia per dividerci, cominciò ad urlare

“Fermi, fermi, ho una soluzione migliore…”

e rivolgendosi a me continuò

“Hai steso Sedma… magari è stato un caso, però visto che comunque le botte le sai dare, che ne dici di unirti a noi? stiamo cercando una missione per veri avventurieri e tu ci saresti indubbiamente utile con le tue doti… purché impari a tenere la bocca un po’ più chiusa…”

Mi misi a pensare che l’incontro iniziale non era stato dei migliori, però chissà quanti bordelli avrei potuto visitare girovagando come un avventuriero… e poi si sa, gli avventurieri hanno un fascino tale da far cascare ai loro piedi un sacco di gnocche…

“E va bene…”

risposi

“… però aiutatemi ad alzare questo qui che mi è caduto preciso sopra un piede….”

Porca Neha sterile! se mi prendeva con quel cazzotto a quest’ora ero un metro sotto terra…

 

 

 

Compagnia Pupoljaka

Fu così che il giorno ventesimo quinto del mese di Spica si unirono i destini di cinque individui che fino ad un mese prima non sapevano l’uno dell’esistenza dell’altro.

Mentre Sedma si toglieva la polvere di dosso senza distogliere lo sguardo dal “nuovo arrivato”, Gabriel notò casualmente la piastra che indicava il nome della via… Via del Papavero… tutto d’un tratto gli si illuminarono gli occhi e disse

“Fermi tutti… dobbiamo sancire questo momento… infondo da adesso in poi ci presenteremo a tutti come una compagnia di avventurieri e ci vuole un nome che si rispetti, senza contare che il destino ci ha già dato un segno: questa via, si chiama Via del Papavero, e qui abbiamo incontrato….”

“…Rahal”

“Rahal… esatto! quindi tu Rahal sarai Il Papavero!”

Ma Rahal non sembrava molto convinto e quindi aggiunse

“Si, ma… vedi… il Papavero… non è un nome che attira molte gnoc… ehm… damigelle! ci vuole qualcosa di più tenebroso… qualcosa tipo Piacere, sono Rahal Creel, il Papavero Cinereo…”

Era ormai chiaro quale fosse l’unico pensiero che vagava nella mente di Rahal, ma Gabriel tentò di sorvolare…

“E sia… Papavero Cinereo va benissimo… ma torniamo al punto: stavo dicendo anche la locanda in cui io e Sedma abbiamo incontrato Izzie e Cora aveva il nome di un fiore e se non erro era Magnolia Stellata…”

Per Izzie furono sufficienti quelle parole per appassionarsi alla teoria di Gabriel:

“Gab sei un genio… IO VOGLIO ESSERE LA MAGNOLIA STELLATA!!!! senza contare che la locanda in cui io e Cora ci siamo incontrate si chiamava Il Giglio Bianco, che si addice assai a Cora!”

Cora annuì e quindi riprese a parlare Gabriel

 “Bene, bene… manchiamo solo io e Sedma… per me ho già deciso: sarò il Garofano Purpureo… Sedma manchi solo tu…”

“Dai ma che cazzo di storia è? neanche li conosco i nomi dei fiori… vediamo…”

Si guardò intorno per qualche istante e finalmente, alla base delle mura di una casa poco distante vide un fiore del quale sapeva il nome…

“… eccolo! voglio essere quello… uno stracazzo di PISCIACANE!”

Ci fu qualche attimo di silenzio ma subito Gabrel tentò di riprendere le redini della situazione

“Perfetto! tu sarai… l’impavido Dente di Leone”

“No! ho detto il Pisciacane!”

“Si vabè è la stessa cosa… ma adesso che ognuno di noi ha il suo nome ci serve anche un nome per la compagnia… ne ho uno bellissimo in mente… LA COMPAGNIA DEI FIORI D’ARME!!!”

Il silenzio che calò sembrò infinito… nella testa di tutti (tranne che in quella di Rahal ovviamente…) passò la domanda “ma esiste un nome più brutto?!?”

“Dai ragazzi!… i Fiori d’Arme…”

Intervenne Izzie appena in tempo

“Forse ho un’idea migliore… ad Alemar chiamiamo i boccioli appena nati Pupoljaka… che ne dite di COMPAGNIA PUPOLJAKA?”

“Ah vai… di bene in meglio!.. io non so neanche pronunciarlo quel cazzo di nome…  comunque è sempre meglio di Fiori d’Arme…”

“Si infatti… Elios oscuro ma che nomi vi vengono in mente?… per quanto mi riguarda noi siamo LA COMPAGNIA DELLA GNOCCA!! vabè vabè scherzi a parte, non ci voglio fare le ore piccole… Kopoiaca va benissimo”

“Si dice PUPOLJAKA!!!!”

“Si dai… quello lì…”

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