Appunti in Bianco I

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C’era una volta una terra lontana, e fredda, e crudele.
Vi dimorava una Dama di bianco vestita che sopra ogni cosa bramava la conoscenza.
Senza sosta ella la cercava, tra alambicchi e vecchi libri muffiti, nel buio delle caverne e nell’afa dei deserti, nell’animo degli esseri umani e sotto la polvere delle pergamene.
Una notte, dopo ore ed ore trascorse presso il desco carico di volumi, la sua mente sottile vagò per la stanza, stanca di versi, calcoli ed enigmi.
Fu così che la Dama si alzò e raggiunse l’angusta finestra che apriva nella pietra il suo varco avaro sull’ineffabile bellezza del cielo notturno.
Con il pensiero leggero viaggiò agile tra gli astri del cielo, i misteri del bosco, e la natura umana, fatta di sangue, ossa e paura; da tutto questo insieme ricavò la consapevolezza, semplice e naturale, del fine ultimo di tutto quel girovagare.
Così tornò al suo desco ed intinse una lunga piuma appuntita.
Volle scrivere a tutti e a nessuno, sulla foriera dell’Amor Supremo con il quale la Natura tutto avvince.

” Saggia e gentile ogni fretta diserta,
Danzando leggera su tela di ragno,
Per il cacciatore tra le nevi allerta,
Di ghiaccio sottile ricopre lo stagno.

Riecheggia soave il suo canto marino,
Coro ammaliante di mille sirene,
Stille fatali riversa nel vino,
Lacrime azzurre di brama o di speme.

Nel mezzo del mare, senz’onda ne cresta,
Seduce ogni vento e manda bonaccia,
Di fili d’argento incorona la testa,
Se l’orma del tempo allo specchio s’affaccia.

Inutil fuggire il suo bacio ammaliante,
Vano schernirsi e sprangare le porte,
Sovrana o compagna, sorella o amante,
Soave o guerriera, Madama la Morte. “

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