Gli incubi di Katrinalea – IV

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Visto che tutti postano magnifiche storie tristi, questa ve la butto là giusto per tirare su il morale alla truppa XD

 

Era giunto dunque il momento tanto atteso. L’antro era buio, arredato solo con un’ampia tavola rotonda intorno alla quale erano disposte alcune sedie di foggia semplice, solida e squadrata. La luce delle candele ingigantiva le ombre delle figure sedute sugli spogli scranni, alcune coperte da ampi mantelli scuri.
– Bene, credo che a questo punto sia inutile continuare a sopportare questa situazione. – La prima voce, acuta e decisa, proveniva da una bocca fine e sottile, il volto delicato incorniciato da una mezza maschera dorata e decorata con motivi di rose e spine.

– Sono d’accordo. E’ proprio una rottura di palle star dietro a dei poppanti frivoli e senza cervello come loro – incalzò la seconda voce, tagliente come una lama, proveniente dal profondo di un petto stretto in un corpetto ricamato di viluppi dorati.

– È incredibile quanti casini siano riusciti a combinare! Meriterebbero di esser passati a fil di spada! – si lamentò la terza voce, imperiosa e pratica, sbuffando da sotto un’uniforme che recava un grande delfino dorato sul dorso.

– Fil di spada? La tortura, ci vuole, la tortura! Per gente come loro… Incompetenti! – proruppe la quarta voce, fredda e controllata, visetto pulito e angelico contro mani da chirurgo e carnefice.

– Era scontato che non avrebbero saputo gestire le cose. Non ci voleva certo una veggente per rendersene conto. – La quinta voce, tranquilla e amara, si smorzò in un mezzo sorriso enigmatico, che si perse in un frusciar di veli e tintinnar di occhiali scuri.

– Spazziamoli via, quegli stronzi – tagliò corto la sesta voce, rude e penetrante, furibonda come una cascata di capelli biondi in mezzo a due ali nere.

– Calma, calma, care sorelle… – La settima voce risuonò bassa, carezzevole, gentile come quella di mille angeli. – Trattenete le vostre energie per il colpo finale… sì, il momento è giunto, alfine, lo penso anche io… è dunque arrivata l’ora di disfarci del seme del Male che appesta la nostra povera Whanel… il vero motivo che sta dietro a tutte queste guerre e inimicizie… siamo dunque pronte a disfarci di loro?

– Certo, sì! Con la sua maschera mi farò un portacipria, ammesso che riesca a ripulirla da tutto il sudicio che ci si è accumulato dentro! – disse la prima.

– Checcazzo, sì! Con il suo fez sfollerò gli intestini di tutti i clan barbarici delle Cime Guardiane! – disse la seconda.

– Che domande, sì! Con il suo occhio finto giocherò a biglie con Gosrad per una notte intera! – disse la terza.

– Assolutamente sì! Con il suo arco tenderò tutti i panni delle massaie arathiane! – disse la quarta.

La quinta si limitò ad annuire, sorniona.

La sesta si limitò a sfoderare il suo spadone.

– Allora è deciso. Per quanto il mio consorte sia simpatico ad alcune di voi, con il suo elmo farò una fiorera. – concluse la settima. – Siamo quindi pronte alla ri-conquista del mondo da parte di noi donne?

– Sì! – risposero tutte le voci come fossero una.

– E allora… – Ma la settima voce si azzittì improvvisamente. Si sentivano dei rumori, distanti eppure troppo vicini. Troppo vicini, sì. Maledizione! Le avevano forse scoperte? Impossibile! Loro non potevano sospettare il piano che avevano congeniato, aiutate e sostenute da tutte le donne di Whanel, stanche ormai delle cazzate perpetrate dalla controparte maschile. Maledizione! Che fossero più furbi di quel che credevano?
Le sette cospiratrici si aggirarono con circospezione nell’antro, decidendo poi di uscire. Con il fiato in gola, cercarono di capire da dove provenissero i rumori… cammina cammina, occultate dalla magia e dai mantelli, le sette giunsero dall’altro lato della collina dove era situato il loro antro. Là, su quel lato, c’era un antro gemello. Tremanti ma risolute si fecero avanti, strette l’una all’altra, pronte a sfoderare le loro armi e a vender cara la pelle… infine, uno spettacolo terribile si profilò davanti ai loro occhi.

Loro erano tutti lì.
Insieme.
Affiatati.
Perfettamente concordi e determinati.

A fare il trenino. (1)

PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ Il trenino passò attraverso un nutrito stuolo di camerieri vestiti da odalische tra cui Guastardo versione non-son-degno-di-te a tenere il tempo col bastone; Thelonious guanto-di-velluto addetto ai cocktail più delicati; Gheorghije se-crepi-ti-svesto addetto al guardaroba; Lougrein tequila-BOOM-BOOM addetto ai mix più esplosivi; Lucius vado-e-vengo in veste di impalpabile cameriere capo; Goffredo muro-di-gomma in veste di buttafuori diplomatico; Shillark questa-aletta-qui-la-vedi? in veste di buttafuori meno diplomatico.

PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ Passa il settimo vagone: Kanzor, marmoreo e potente, con immancabile perizoma muccato e coroncina di giaggioli in testa.
Passa il sesto vagone: François Roche, gonfio e grasso come un oste di Scentiar, avvolto da un négligé di trina rosa.
Passa il quinto vagone: Eberardo Caniscalchi, rachitico e bianchiccio, con pantaloni affusolati in pelle e colbacchino di antilope muschiata.
Passa il quarto vagone: Emmanuel Kebellion, villoso ma prestante, il pelo che si confonde con le pel li di volpino attorcigliate intorno al collo e al pube.
Passa il terzo vagone: Oberon Luskan, storto ma in forma, con una gamba di legno dipinta d’oro antico e gonnellino di banane.
Passa il secondo vagone: Ullian Goska, panciuto e rubizzo, che sfoggia un fudoshi fucsia con tanto di mano argentata dipinta proprio là e acconciatura cotonata. Passa il primo vagone: Viligelmo Longini, lungo e pettoruto, con mascherina da notte con paillettes e lustrini e reggiseno a canottierina in morbido lilla.
Ed infine passa la locomotiva: Raphael Deathstalker, rassegnato al suo destino, vestito da maggiordomo serve pure i salatini ai vagoni.

PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ PE-PPÉ PEPPÉPEPPÉ

 

– CHESCHIFOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
Ullian si svegliò di soprassalto, sobbalzando sul materasso, e lo spettacolo che si parò davanti ai suoi occhi fu la sua consorte, in piedi sul letto, che gli puntava la lama alle parti basse.
– GIURAMI CHE NON LO FARESTI MAI!!!
– Ma cos…
– GIURALOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!
– Sì, sì, LO GIURO!
A Ullian non rimase da fare altro che osservare sconcertato la sua compagna che, tremante, si infilava di nuovo fra le coperte bisbigliando meccanicamente fra sé nonlofarebbemai-nonlofarebbemai.

Tuttavia, senza motivo, mentre Katrinalea stava già sprofondando nuovamente nel sonno, Ullian borbottò fra sé qualcosa che assomigliava molto al suono di una trombetta.
Sua moglie lo sentì.
Nel vagon si scatenò l’inferno.

 

NOTE: (1) Ovviamente non si tratta dell’odierno e anacronistico treno dei giorni nostri, quanto un più maneggevole “trenino”, appunto, noto servizio minerario nanico per facilitare il trasporto di gemme, minerali grezzi e cacche di balrog.

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