Otets…

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La rapidità con cui di scatto chiudesti quel libro su cui prendevi appunti così assorto… avrebbe dovuto insospettirmi.
Pensai fosse solo l’istinto che porta uno studioso a proteggere le proprie fatiche da importuni ficcanaso.
Ignorai l’aura cupa che pareva possederti da lungo tempo e che soltanto accennò a diradarsi quando mi riconoscesti.

Inchinata ai piedi delle scale mi chiedevo quale motivo poteva esserci stato per la difficoltà in cui mi ero imbattuta per farmi ricevere.
Tolsi il cappuccio dal volto alzando gl’occhi su di te, incuriosita dal tipo di uomo mi sarei trovata davanti.

“Selena..?”
Scambiarmi per mia madre sembrò ridestarti da una profonda irrequietezza; ti lessi nel volto il momento in cui, poco dopo, intuisti chi sarei dovuta essere.
Ti gettasti a stringermi tra le braccia in un lungo e imbarazzante abbraccio; chissà che ti passò per la testa!
Non sembrasti nemmeno notare il mio disagio palesemente percepibile dalla rigitezza che mantenevo durante quei lunghissimi attimi.
Ammetto che fu una strana sensazione… per essere da parte di un perfetto sconosciuto: quasi rassicurante, se non fosse stato per la confusione e spossatezza che trapelava dal tuo corpo.
Con un cenno mi invitasti a fare due passi assieme.

In quel breve silenzio notai l’ impegno necessario per schiarirti la mente da chissà quanti e quali pensieri.
“Come sta tua madre??”
“Mi ha mandata lei, diciamo. Mi ha scritto di te, del vostro incontro, di come tenesse a crescermi da sola…
E, come tu facesti con lei, mi ha donato questo…”

Mentre estraevo la collana tu, subito, capisti.

Mi afferrasti le spalle con rabbia e paura, interrogandomi su cosa fosse successo.
Temevi qualcosa, in modo forse ossessivo.
Attesi. Non volevo allontanarti con forza, come avrei fatto normalmente.
Allentasti la presa, scusandomi in modo confuso per la perdita di controllo e ti riemmergesti nei tuoi pensieri.

Con alcuni incerti passi ti allontanasti, fino a poggiarti con fatica al parapetto che dava sullo scarno giardino; stavi per affondare in un abisso di turbamento, quando ti posi una mano sulla scapola.

“Non devi fartene un peso. Se non ci sei stato era perché lei non ha mai voluto.”
Ti riprendesti in qualche modo e mi rivolgesti un sorriso smorzato tentando di recuperare la lucidità.
Pensandoci adesso.. tu sapevi non fosse del tutto vero.

“Non ti hanno lasciato altro? ” Mi interrogasti serio.
” ..hanno..chi? ” risposi stupita.

Fu in quel momento che un’ innaturale espressione si impadroní gradualmente del tuo volto e da lì in avanti non ci lasciò, come una maschera di cortesia e spensieratezza che fungeva da barriera tra le tue preoccupazione e la realtà.

Anche la mattina seguente nel tuo studio l’avevi indossata, cercando di distogliere la mia curiosità dalle pile di tomi antichi e vecchie pergamene che ti circondavano.

Non hai mai lasciato trapelare alcunché sui tuoi scritti e tenevi lontano anche i tuoi pochi fedeli servitori da quelle preziose informazioni.
Questo,ed altro di cui non potevo avere idea, temevi ogni istante.

Durante il giro nella magione, mi mostrasti le stanze comuni: molte di questo poco vissute di recente, con scarso arredamento e personale discreto.

Infine mi indicasti la stanza dove potevo restare quanto volevo, non molto lontana dalla tua.
Mi spiegasti che ormai passavi nel tuo studio la maggior parte delle ore del giorno, non sempre da sveglio.

“Scusa ma.. sembra tu non riceva spesso ospiti…”
“No, non più…”
Mi raccontasti che eri promesso sposo fin dalla giovane età ad una donna nobile, piena di amicizie con cui partecipavi a molte feste; moglie, dicesti afflitto, che morì di parto senza riuscire a darti eredi.

Dopo alcuni momenti di silenzio gravi di cordoglio, tentasti di risollevare l’umore esordendo con un’ inaspettata notizia: la mia nobiltà da Erede del drago.
Non riuscivo a capire come reagire,però una cosa tenevo a chiarirla:
“Il mio cuore e il mio impegno sono per le mie terre e non sono queste.”
“Anche tua madre condivideva questa fierezza…”

Fa parte del suo lascito.
Nei ricordi in cui mi ha guidata ed ispirata ci sono tutti gli insegnamenti che ancora salvano.
Nel ciondolo vedo il pegno di un legame inaspettato che ha fatto sì che io vedessi la luce.
Lei..non è più con me, è vero.
Eppure il suo spirito sembra permearmi sempre più.
Anche se forse molto di questo è solamente la mia visione di lei, l’idealizzazione di ciò che mi trasmetteva..più che la vera Selena.
Solo ciò che ha scelto di farmi conoscere e ciò che io vi ho visto.

Potrei ormai aver perso anche l’unica altra persona con cui ho da poco scoperto avere legami di sangue.
Il sangue… Per il mio amato ducato vuol dire tanto, quasi tutto…
Eppure non ero certa di..cosa quest’uomo avesse dovuto significare per me; il mio centro è Khartas e sono i miei compagni d’ arme le persone a cui faccio riferimento.
La nobiltà non è mai stata una mia ambizione, oltre ad essermi sempre rimasta difficile da rispettare.
Per me l’unica che conta è quella d’animo: principi, coraggio, lealtà…

La pausa è finita

Che fatica… mai così tanta prima…
La concentrazione mi ha fatto venire mal di testa… Le domande mi frastornano e prendono poco a poco il sopravvento…

Non posso più continuare a cacciare tutto il giorno e bere tutta la notte per riuscire a sentirmi stordita abbastanza da ignorarlo…
Ignorare che non mi sento al sicuro, mai e da nessuna parte. Soprattutto quando non sono con la compagnia.
Non sopporto di sentirmi braccata.

Dovrò ricordarmi questo posto. Meditare qui è stato tranquillo e senza interruzioni.
Anche se il confine è sempre meno sicuro…

Proprio quello di cui avevo bisogno…
Stare a metà fra le terre da cui vengo, contemplando i boschi in cui ho vissuto, a cui davvero tengo..ed appartengo…
È tempo di tornare in quella che ora è una nuova repubblica e chissà quale sarà la sorpresa stavolta…
In questi momenti vorrei tanto uno dei tuoi consigli, madre…
Non sarebbero mai stati abbastanza.

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