Per tutti loro ma soprattutto per te.

Desdemona.

La felicità: un sapore d’ idromele, di fiori appena sbocciati, d’amicizia, di un amore corrisposto e di voglia di sopravvivere anche alla fine del mondo intero.

Provava tante emozioni, molte mai provate. Voleva viverle il più che poteva.

Nel clima di terrore che si respirava nella Scacchiera ora, più di prima, voleva assaporare ogni attimo felice.

Le amicizie che aveva stretto si erano rivelate sincere e veritiere. Non sapeva esternare i suoi sentimenti se non con regali o piccoli gesti. Od, Silvie, Sophitia e Clelia per lei erano amiche, mentre tutto le crollava intorno, loro erano lì. A differenza di altri.

Infine il suo amore cresceva a dismisura, voleva urlarlo ogni secondo. Non voleva perderla proprio ora ma, sapeva che entrambe erano appese a un filo sottile.

Stringendo il medaglione tra le mani, pregava e chiedeva la forza che le mancava.

”Dolce Martire, non sono degna neppure di chiederti aiuto, ma in te trovo conforto nelle notti buie, ho visto così tanto dolore. Devo resistere, non devo mollare, per me, ma soprattutto per Desy e per le persone a cui voglio bene.”

Inginocchiata su una roccia, illuminata dalla luna, Des apriva il suo cuore.

Anni fa sarebbe scappata via, veloce, senza voltarsi. Ora non poteva e non voleva. Desiderava combattere perché quando una leonessa vede la sua famiglia in pericolo, lotta, fino alla fine, anche se ferita.

Si guardò la spalla: una ferita lacerata, come uno strappo rosso in un vestito bianco e candido. Se ne era accorta poco dopo il combattimento con L’Immacolato e i suoi sgherri. All’inizio pensava fosse solo una ferita causata da una spada, poi, vedendo che le cure non funzionavano, aveva pensato a un veleno.

Un tarlo nel cervello, un pensiero terribile le si era conficcato nella mente: il guscio si stava rompendo.

Non ora dannazione, non quando una speranza le stava cullando i sogni.

E se non fosse riuscita a vedere le Piane con lei? La promessa, di un attimo di sole, dopo aver camminato tra i sentieri bui.

No, non si meritava una fine tanto ignobile. Aveva vinto contro i suoi aguzzini, contro il destino e la morte.

No, non poteva finire così.

Entrando nella tenda, come al solito si sentì a casa, profumo di famiglia, di verità e comprensione.

Aveva taciuto fin troppi giorni, ora stava esplodendo.

Vide Od, le corse incontro.

”Desy, che c’è? Ti sei di nuovo sbucciata un ginocchio? Sai che puoi curarti, vero? Togli gli stivali sporchi!”

”No Od, sono Des…”

”Des? Perchè quella faccia e sopratutto perché mi abbracci? Che catastrofe sta succedendo là fuori?”

Non disse nulla, si abbassò leggermente la manica. Od all’inizio non capì, poi, i suoi occhi si riempirono di lacrime ma non disse nulla. La esaminò con cura, come per cercare una soluzione a tutti i costi. Un grosso respiro e si gettò tra scritti e pergamene.

”Non ti preoccupare, troveremo un modo per guarirti, a tutto c’è rimedio…” Aveva la voce rotta.

”Od non dire bugie, lo so che cos’è, non sono venuta qui per questo. Non volevo piangere, avevo pensato a questa conversazione e non doveva iniziare così.”

Le prese le spalle, guardandola negli occhi.

”Non penso che migliorerà la situazione con un unguento o una medicina. Ma posso ancora gestirla. Ho delle idee. Devo parlare con Maestro Mordecai.”

Le sistemò l’astina degli occhiali e le diede una carezza.”Sono venuta da te perché ho bisogno di non morire fino alla fine di questa storia. Almeno, provarci.”

”Ma cosa stai dicendo… Cosa vuoi che faccia?”

”Od, ascoltami, io voglio vivere. Ma se non posso farlo voglio che le persone che amo vivano. Quindi, per ora non dire a nessuno come sto davvero. Promettimelo. Né alle ragazze, ne tanto meno a…”

”Devi dirglielo.”

”Dammi del tempo, non so come fare”.

Parlarono molto. Od della sua perdita, terrificante e troppo veloce da assimilare o gestire. Il suo cuore era così pieno di tristezza. Desdemona sentiva il vuoto, come se dentro di lei mancasse una parte di anima. Mai l’aveva vista così.

”Oh piccola Des…” Un abbracciò forte, come una sorella sa fare. Come una madre che non aveva mai avuto veramente. Poi, come una follia improvvisa, Des le strinse la mano e si misero a danzare senza musica. Giravano come piccole farfalle, allontanando per qualche secondo quel peso sul cuore.

”Od, mi dispiace, ti carico anche di questo, hai già tanto dolore…”

”Sei la mia famiglia, ricordatelo sempre. Ricordi il bigliettino?”

”Sì e tu sei parte della mia, grazie, per tutto”.

Uscendo tutte le stelle del cielo brillavano. Non tutto era stato cancellato, in quel mondo diverso e ancora più crudele. C’era molto ancora da salvare. Combattere era indispensabile.

Chiuse gli occhi, strinse il medaglione e si incamminò riordinando le idee. Aveva delle domande. Domande che andavano fatte molte prima, forse accantonate per colpa di tutto quello che aveva vissuto, ma ora era giunto il momento.

Ora più che mai doveva lottare. Per tutti loro. Era una promessa.

Desy.

”Cara Desdemona, è da qualche giorno che voglio scriverti questa lettera e nasconderla nel taschino che uso solo io.

Hai cercato in tutti i modi di non farmi capire quello che succede ma, ho origliato tutto: i tuoi pensieri e i discorsi fatti con le persone con cui ti sei confidata.

Sai, sono cresciuta, non sono più così sprovveduta.

So che stai tanto male e che la causa in realtà sono io.

Anche se all’inizio mi odiavi e ti ho delusa per delle scelte cattive, sappi che volevo farmi voler bene e dimostrare che ero brava in qualcosa.

Non volevo deluderti. Sei la mia unica vera famiglia. Hai fatto di tutto per accettarmi e ora sento che siamo legate. Ti chiedo ancora scusa per i tanti sbagli ma so che posso rimediare.

Sei mia sorella o forse la parte migliore di me.

Ho pensato che se dovessi ammalarti di più, ecco, io potrei lasciarti sola e tornate dal mio papà e dalla mia sorellina. Mi spiacerebbe non vedere più il sole, i fiorellini e le persone gentili che abbiamo incontrato ma, tu vali di più degli Astri sai?

Senza di te sarei ancora dentro a quella scatola, in un incubo, piena di paura. Hai avuto tanta pazienza, potevi liberarti di me e non l’hai fatto. Ormai ti conosco e so che hai un cuore grande grande e a volte la gente non lo nota perché lo nascondi sotto a tutti quei pezzi di stoffa che chiami vestiti.

Io sono qui dentro e lo vedo.

Ora stai dormendo e sogni, conosco quel sorriso. Sei bella quando non hai il broncio.

Forse non leggerai mai questa letterina ma, se dovessero succedere cose brutte, ti ricorderai di cercarla.

Salutami Od, dille che è la persona migliore che abbia mai conosciuto e che non deve pensare di essere meno a nessuno. Come dici tu, spacca i culi!

Dì a Silvie che mi dispiace averla fatta sempre arrabbiare. Però è stata una maestra e un vero capo.

Regali dei fiori a Balthazar? Quelli bianchi e digli…I cavalieri non smettono mai di esserlo agli occhi di chi li ha conosciuti. Che lo ricorderò e parlerò di lui alla signora della Torre?

E infine abbraccia Leone per me, non sgridarlo. Io gli voglio cosi tanto bene che perdono tutto. Digli che ho fatto sempre il mio dovere ma, ora deve andare.

È stata una favola mai letta, tutto quello che abbiamo vissuto, visto. Draghi, cavalieri, santi, magia e mostri enormi! Una grande avventura e tu devi arrivare alla fine. Lo faccio per noi, ma soprattutto per te. Vivi mia metà, grazie di tutto. Desy.

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