UN GUANTO ROSSO SANGUE

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Il solo fatto di aver tutto così semplice,  rendeva  Isadora tremendamente sospettosa. Era troppo facile. La sabbia calda lambiva il cortile della villa in riva al mare,che le era stata gentilmente concessa dal Conte per i servigi ricevuti.  Suo marito Pandev le garantiva un’esistenza terribilmente agiata.  Ad ogni visita in caserma, il generale Tristan la salutava diligente,  da dietro una massiccia scrivania e non vedeva  Lord  Graziano da…quanto? Tipo quattro anni? Era tutto troppo perfetto.  Amava il mare, specialmente nelle  mattine calde come quella.  A volte si chiedeva anche se fosse giusto essere così sereni…

E’  ancora immersa nei pensieri, quando le giunge  all’orecchio la voce di Goran, che la chiama dall’ingresso.

Con un sospiro di rassegnazione,  la donna si alza dal piccolo scoglio assolato dal quale guardava il mare, e si avvia verso casa.

 “Che cosa vuoi Goran? Mi stavo riposando… In giornata devo anche partire per Saluska … non farmi perdere tempo!”

“Beh, buongiorno anche a te moglie cara! Stavo giusto per dirti quanto ti donasse indossare un abito da dama come quello che hai oggi, ma vedo che non è aria…

“Per essere così galante di mattina, c’è sicuramente qualcosa di tremendo che devi dirmi…” risponde  la donna inarcando dubbiosa un sopracciglio, mentre con le mani scrolla un po’ di sabbia dalle pieghe della gonna.

Ma così mi offendi  tesoro! Non c’è niente di tremendo in quello che sto per dirti! Volevo solo avvertirti che c’è una visita per te.”

“ Non chiamarmi tesoro. Mai.  Di chi si tratta?”

“ Ha detto di chiamarsi Gualtiero Cavizzi e…”

La donna, al suono del nome, sgrana gli occhi.

“Capisco. Digli che lo raggiungerò appena sarò pronta.” 

Detto questo, Isadora raccatta a manciate  la lunga gonna e , portandosela sopra le ginocchia, si incammina a lunghe falcate verso casa.  Il marito la segue, scrollando il capo.

Dopo qualche minuto, il Gran Siniscalco Isadora Strichetti  si presenta nel salone, vestita di tutto punto. I lunghi capelli biondi, raccolti in una treccia, scendono ordinati sul seno, costretto nel solito rigido busto.I pesanti stivali fanno rimbombare i tacchi sul pavimento e il sole del mattino illumina il viso austero.  Spada al fianco, si avvicina ad un  giovane, seduto in punta di una poltrona, accanto a Goran.  Il ragazzo, non appena vede  la donna, scatta in piedi  e, porgendo una mano bianca e sudaticcia, attende ossequioso una stretta di benvenuto.  Isadora, con aria glaciale, non raccoglie il gesto. Si mette invece seduta nella sedia di fronte, senza mai distogliere lo sguardo dal ragazzo.

“Ecco tesoro, lui è il signor Cavizzi che…”

“Si grazie Goran. Lasciaci pure soli”.

Pandev , ammutolito, esce dalla stanza  con aria stizzita, lanciando un’occhiata di disprezzo alla moglie.

Con un sorriso composto, Isadora si rivolge al giovanotto, ancora in piedi.

“Prego signor Gualtiero, sedetevi pure. A cosa devo la vostra visita?”

“M-mia signora, i miei rispetti. S-sono un umile cittadino di Port- Jenulf e sto lavorando da poco come narratore … sto scrivendo un tomo sugli eventi trascorsi nell’Isola misteriosa, lo chiamerò”Gesta eroiche e di eroiche genti” e vorrei …”

“Inserirmi nei vostri scritti, magari? Ne sono lusingata.” Mentre parla, la donna prende una piccola bottiglia contente un liquido ambrato, e ne versa due bicchieri. Ne porge  uno a Gualtiero, che declina  con delicatezza. Un  guanto rosso risalta sotto un raggio di sole.

“S-si, signora ma non solo. Vorrei chiedervi se potreste raccontarmi … parlarmi di chi c’era, di cosa è successo … di come ….Lord Graziano il Salvatore ha portato la pace! Sapete, il popolo non ne ha mai abbastanza di sentire….

Al nome di Graziano, la donna trasalisce.

“ Graziano…il Salvatore dite…. – le parole vengono sputate dalla bocca come veleno.

“Si signora! So che eravate con lui quando ha salvato tutti noi!”

“Si…certo… e di preciso,signor Gualtiero,  cosa vorreste sapere?”  Il volto candido, ha acquistato una lieve velatura rossastra e una piccola vena viola si inizia ad intravedere all’altezza della tempia. Per il resto, l’espressione di Isadora è immutata.

 “Beh tutto! Di quando Lord Caniscalchi ha salvato le Terre d’Oriente, immolandosi per il bene di tutti! O di quando è riuscito a scoprire i loschi intrighi dell’Angelo caduto Jael! O di quando …” le mani del ragazzo cercano velocemente dentro una borsa e tirano fuori un  rotolo di pergamena e una piuma.

Isadora strozza una risata “ Oh si certo. Le nobili gesta del probo giudice Caniscalchi, la  Toga Nera più in vista di Falsim. Vi racconterò tutto…” La donna si bagna le labbra con un sorso di liquore. “Vediamo, da dove cominciare….”

Il ragazzo attende  fiducioso con la piuma gocciante inchiostro. Non appena Isadora inizia  a parlare, la stanza si riempie del grattare sgraziato della punta sul foglio.

“Potrei iniziare a raccontarvi di quanto il prode giudice  fosse lesto di parola e come tenesse testa in ogni tenzone verbale con chicchessia! Era un piacere ascoltare le sue tirate, credetemi, avrebbe potuto ammaliare il più testardo degli hobgoblin! O anche narrarvi con quanta maestria e celerità i figli dell’Albatro portavano a termine i compiti che Sua Signoria affidava loro…”

Gualtiero ascolta rapito e intanto la penna scorre veloce… 

“Magari volete sapere dei numerosi contratti stipulati da Lord Caniscalchi … erano la sua specialità sapete… come quando ne stilò uno talmente svantaggioso con la Repubblica da ridurre alla fame i cittadini in pochissimo tempo … oppure posso descrivervi, passo per passo, come scatenare un’epidemia da tra la popolazione innocente , per  sedare i ribelli che fastidiosamente infestavano le coste! “

Isadora si schiarisce la voce, irrigidendosi sulla sedia. Il ragazzo la  fissa, con gli occhi sgranati e la penna tace all’improvviso.

“Si avete capito bene. Posso dirvi anche di quanto siamo stati  scaltri  ad eliminare Vinicio Caniscalchi, purgando la Corte della sua inopportuna persona! Il povero Conte Eberardo non è mai stato molto fortunato con i rapporti familiari… Ad esempio, abbiamo lasciato partorire Lady Isabella  in mezzo agli sterpi per poi farla  vagare fra i cespugli col grembo ancora grondante di sangue! Posso giurarvi di aver visto strappare dal braccio di un uomo un feto appena clonato, per poi sciogliere il donatore in una pozza d’acido davanti allo sguardo compiaciuto del nostro buon dottore! – la voce di Isadora si fa più alta  man mano che prosegue – E non è tutto: a quel corpicino sono stati amputati  entrambi i mignoli per poi essere usato come merce di scambio come fosse un capretto! C’ero anche quando Lord Graziano  ha riso in faccia a Lady Isabella che, piangendo, implorava perché le fosse restituito suo figlio; e anche  quando il giudice ha spergiurato che se lo sarebbe mangiato prima di vederlo di nuovo in braccio  a sua madre!”

Il ragazzo è immobile, smette quasi di respirare, mentre le immagini di quegli orrori invadono la sua mente.

“Che ne dite ,ne avete abbastanza per scrivere una storia epica? Perché se non vi basta, POSSO PARLARVI DEI GUSTOSI MANICARETTI A BASE DI CADAVERI CHE IL PIO GIUDICE OFFRIVA AGLI OSPITI ILLUSTRI IN VISITA ALLA PRIGIONE!!! E’ QUESTO CHE VOLETE SAPERE??!! E’ questo che volete sapere signor CAVIZZI??!”

Gualtiero sembra pietrificato. Le sue mani  stringono salde il rotolo di pergamena e il suo sguardo è  fisso sugli occhi di Isadora.  La donna, adesso in piedi, sovrasta il ragazzo con la sua figura imponente.

“Ho dato ed eseguito ordini inumani! Ho assistito a scene tanto orribili da far piangere un boia! Sono stata in silenzio ad osservare, quando una mia sola parola avrebbe potuto salvare vite innocenti!  Credete che sia stato facile? Credete che sia stato facile  aver corrotto, mentito e ucciso per arrivare dove siamo adesso??? No. Non è mai stato facile, ma necessario. E’ servito a rialzarsi quando da tempo eravamo prostrati!  E’ servito a fingere di valere ancora qualcosa,  quando in realtà non eravamo nulla!!  Ma suppongo che ci sia ben altro  che io possa dirvi, di maggior interesse per voi…Credo che la storia che state cercando risalga a molti anni prima del ritorno dal Nido…e  soprattutto, riguardi ME.”

Gualtiero trasalisce.

“Suppongo di aver punto nel vivo, Gualtiero. Vi risparmierò la fatica di chiedere, allora: si, sono stata io. Sono stata io a mandare a morte vostro zio Frediano e a far uccidere suo padre! Mi ricordo di voi, eravate in fasce quando vostra madre fu allontanata dalla corte per decadimento della famiglia. E’ mia la colpa della vostra caduta, ed è mio il merito della nostra ascesa! Con i Cavizzi in ginocchio, gli  Strichetti salivano  al potere! E’ bastato scaldare il letto di Frediano per qualche tempo per convincerlo  ad accettare quella missione suicida, contro i pirati… Qualunque idiota avrebbe notato che stava condannandosi con le proprie mani! Ma lui no! Lui era accecato dall’amore! Povero imbecille. L’ho accompagnato io stessa alla nave diretta  a Grinfamorte…è stato lì, mentre percorreva il ponte in catene,  che mi ha lasciato questo guanto rosso, promettendomi fedeltà eterna!”

Sul volto del ragazzo si dipinge una smorfia di ribrezzo “Voi…voi…siete…”

“Cosa? Cosa sono signor Cavizzi? Un mostro? Un’assassina? Una puttana? Può darsi. Ma vostro zio era un debole. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per me, e non si meritava di essere Gran Siniscalco più di quanto non meritasse di morire!! “

Con un grido, alle ultime parole, Gualtiero salta  in piedi. Dal rotolo di fogli che tiene in mano, fa spuntare una piccola lama che, maldestramente, cerca  di infilare nel collo della donna. Isadora, rapida, lo colpisce  in volto con la bottiglia di vetro che ancora teneva in mano. Il giovane crolla a terra svenuto, allagando il tappeto di liquore misto a sangue.  La donna osserva il corpo, pulendosi una goccia di sudore dalla fronte. Dopo essersi ricomposta,  chiama una guardia, che entra con passo marziale nella stanza. Il ragazzo viene preso per i piedi e trascinato via. Probabilmente si sarebbe risvegliato in mare e non avrebbe nemmeno avuto il tempo di gridare aiuto. Il Gran Siniscalco  osserva  brevemente  la scia di sague, i vetri e il tappeto sporco. Poi nel silenzio, si gira sui tacchi ed esce dalla stanza.

Poco dopo, nelle sue stanze , Isadora  si guarda allo specchio mentre toglie qualche schizzo di sangue seccatosi nelle punte  dei capelli. Il guanto rosso giace  sulla cassettiera, accanto ad un portagioie. Da dietro le sue spalle, una mano rosa, di bimba, si allunga per afferrarlo; appena prima che potesse toccarlo, uno schiaffo sul dorso la fa ritrarre.

Aiha mamma!  – la bimba si accarezza la mano, imbronciata – Volevo solo guardare!”

Veloce Isadora prende il guanto e lo nasconde in un cassetto. “Non devi toccarlo, Sofia. Mai.”

“E perché no?”

“Perché …porta sfortuna.”

“Ma tu lo metti  sempre!”

“Perché la mamma è forte, anche più della sfortuna. Ma tu non toccarlo. Ora vai a giocare”

La bimba si ritrae imbronciata, poi corre da suo padre, verso al spiaggia.

Isadora la guarda per un po’ , poi si rigira verso lo specchio e, con uno scatto della mano, si asciuga una lacrima prima che tocchi la guancia.

“Non ti permetterò mai di diventare come me.”  Lentamente, ricomincia a spazzolarsi i capelli. 

 

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