Battesimo di Sangue

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Quando nella contea di Arath avvenivano le più cruenti esecuzioni di massa, Miralys aveva appena quattro anni.  Era una bimba paffuta con guance rosee e capelli perennemente arruffati che incorniciavano il visino tondo.  Una mattina si svegliò più presto del solito e in casa tutto taceva.
Si alzò dal letto e cercò i genitori in camera.  Non c’erano.  La piccola Miralys scese le scale con passo felpato e occhi svegli. Guardò nelle altre stanze ma l’unico rumore che sentiva era lo scoppiettare del camino. Si avvicinò alla porta che dava sull’esterno.  Non era mai stata fuori da sola e il solo pensiero di trasgredire quella regola e la grande curiosità la spinsero a quel gesto.  Aprì la porta e, guardandosi intorno, scorse poco lontano una gran folla che si era accalcata intorno a una strana struttura.
Convinta che i genitori potessero essere là, la piccola si avviò correndo con i piedini scalzi sulla nuda terra vestita solo di una camicia da notte bianca che la copriva fino alle caviglie.
Tanto era piccola che riuscì ad intrufolarsi tra le genti urlati ed eccitate da chissà quale avvenimento senza che fosse notata, fino ad arrivare in prima fila.  Sentì un boato e a quel punto, per riflesso, la piccina volse lo sguardo in alto, verso il palco ma non fece in tempo a vedere altro se non un oceano rosso e caldo che la inondava.  Si guardò le mani e le braccia: erano rosse e viscose.  Non capiva cosa fosse quel liquido che si era rovesciato su di lei.  Lo assaggiò e sentì che aveva un sapore metallico.  Ad un tratto avvertì qualcosa di viscido scorrerle tra piedi e, facendo un piccolo salto, sciaquettò su quello stesso liquido che si riversava come un fiume rosso. Insieme ad esso qualcosa rotolò ai suoi piedi.
La bambina guardò il visto contorto in un’espressione di dolore macchiata anch’essa di sangue.
Una testa, una testa senza corpo, una testa di uno sconosciuto con i due occhi spalancati rivelanti il bianco del bulbo e la bocca spalancata in un ghigno indecente.  Rialzò lo sguardo colmo di paura ed orrore ma nessun suono uscì dalla piccola bocca sebbene un urlo attendesse in gola, senza trovare sfogo.  Lo spettacolo che gli si prospettò davanti fu orribile.
Una trentina di corpi erano ammassati sul palco, tutti decapitati e ancora i loro rivoli di sangue continuavano ad alimentare quel fiume ai suoi piedi.  Poi vi era una cesta talmente colma di teste che alcune, come quella che aveva ai piedi, erano cadute da essa rotolando sotto, tra il popolo che urlava grida di giubilo, inebriati dall’odore sangue.
C’era un’unica figura in piedi su quel palco d’orrore.  Un uomo di grande corporatura vestito di un abito nero con una cappuccio che gli copriva il volto.  Si appoggiava stancamente al manico di una grandissima ascia la cui lama poggiava a terra, macchiata del medesimo liquido rosso. Ansimava ma posò l’arma che sembrava chiamare sangue sulle spalle e scese dal palco. Vide l’essere avvicinarsi a lei, quasi barcollando, con l’arma in mano.  A Miralys tremarono le gambe e la paura e il terrore erano talmente grandi che rimase lì, paralizzata…l’uomo del sangue, l’uomo nero stava venendo da lei come le aveva raccontato la nonna. Aveva fatto la cattiva e ora sarebbe stata punita.
L’essere si chinò verso la bambina e il terrore s’impadronì di lei.  Due fori sul cappuccio nero rivelarono un occhio nero come l’inchiostro e un occhio bianco di cecità che la guardavano con un orrore e una sorpresa pari alla sua, mentre con una mano teneva la testa del condannato ai piedi della bambina.
Una voce appena sussurrata, rammaricata uscì da quell’uomo che sembrava figlio dell’inferno.

– Mi…Miralys…-

 – Pa….Papà…. –

Miralys sentì l’odore pungente del sangue e di morte…sentì la nausea assalirla e poi solo piccole luci. Poi fu buio.

Socchiuse gli occhi. Sentì l’odore nauseante di prima ma anche quello di lavanda e di rosa inondarla, un odore familiare e completamente diverso. Aprì completamente gli occhi e vide lo sguardo del padre da cui non traspariva alcun sentimento. Sentì le sue braccia che la tenevano stretta e calda.
Andava a passo affrettato ed accanto a lui vide la madre con gli occhi ricolmi di lacrime e il viso tra le mani.

 – O dei santissimi, com’è potuto succedere, Mikhal? La mia bambina…così orribile…ero andata dare da mangiare alle galline, come tutte le mattine…

 – Zitta Isolde, per favore…è già dura così…non volevo lo sapesse in questo modo…portiamola a casa…-

Miralys sussurrò parole incomprensibili, prima di riaddormentarsi, sfinita.

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Commenti

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6 comments

  1. E’ sempre bello rileggere questo passo della vita della povera sacerdotessa psicopatica… bella manata in faccia, deve esser stata st’esperienza…

  2. abbastanza…anche perchè come faceva ad andarsene per Arath così spensieratamente? 😛 e ora capirete del libriccino….

    per Noctulius: beh, la marchiatura a fuoco non se la ricorda, era troppo piccola per ricordarsi il dolore…ma ogni tanto prude, sai!!!

    Comunque continuo ad essere dell’idea che ogni sacerdote di Sirio deve avere la sua tara: chi cecata, chi psicopatica, chi ha perso la memoria..:P

  3. beh, è stato scioccante…ma si è ripresa, dopo un pò di anni, certo…:P

    secondo me se continuamo così al Live, altro che scioccata…già è psicopatica, poi diventa da ricovero 😛

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