L’eredità della Dama Bianca.

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“Ma insomma!”

La voce infantile risuonava spazientita nei cupi corridoi dell’Orirocca.

“Sir Lucius Tebaldo Oricalchi! Il mio augusto genitore vi ha appena nominato mio precettore, e alla prima domanda che vi rivolgo vi rifiutate di rispondere !?”

Il nobile armato, a fianco del bambino, emise un sospiro senza fermare i suoi lunghi passi silenziosi. Abbassò lentamente lo sguardo di ghiaccio sul piccolo Ostilio Gorgonio che gli trottava accanto con fare rissoso.

L’oscuro Gran Scherano notò la spadina di legno, finemente intarsiata come un pezzo d’arte, dalla quale il bambino non si separava mai, portandola orgogliosamente appesa alla cintura. Non potè fare a meno di pensare che evidentemente tale balocco era una preferenza innata dei Longini ed il cipiglio severo delle sue labbra lasciò spazio ad un risatina divertita.

“Ho già risposto alla vostra domanda, Milord, e non è mia abitudine sprecar parole per ripetere, pertanto ascoltate bene stavolta: la Lady che incontrerete preferisce presentarsi da sola, e questo è quanto.”

“Ma io voglio saperlo subito …”

Una seconda occhiata del nobile fu sufficiente a troncare il dissenso del piccolo, che però incrociò le braccia davanti al petto in segno di protesta.

Arrivati in fondo al corridoio il bambino fu introdotto in un salotto e la porta fu richiusa alle sue spalle.

 

Camminò impettito nella penombra della stanza, mostrando entrambe le file di bottoni d’oro che chiudevano la giacchetta scura, dall’impeccabile taglio militare. Le uniche tende tirate della stanza mostravano in controluce lo schienale di una poltrona, dalla quale distinse la sagoma di un guanto di raso rosso che gli faceva cenno di avanzare.

“Potete presentarvi adesso Milady, io sono …”

“So chi siete, giovane Signore.” La voce femminile lo interruppe con dolce fermezza “Ed io sono venuta a portarvi dei doni …”

Con quella parola blandì la lesa maestà del piccolo, che si avvicinò lentamente alla poltrona, incuriosito. Vide delle vesti candide e vaporose, e domandò:

“Quali doni mi presentate, dunque?”

“Storie. Su come sono stati sconfitti i Principi Oscuri ad esempio …”

“Le conosco già quelle storie! I figli delle Sette Corone hanno guidato le Contee d’Oriente con illuminata saggezza ed imperituro coraggio fino alla disfatta dell’improba minaccia tah-shee!”

 

Sulle labbra scarlatte della donna si dipinse un sorriso: dal linguaggio ampolloso e dall’esposizione dittatoriale era facile rendersi conto che il Berumt stesso si era occupato di istruire il figlio su tali accadimenti.

“I miei complimenti! Tuttavia scommetto che non conoscete tutti i particolari … ad esempio, sapete che per sconfiggere alcuni di essi è stato necessario il legno di una pianta chiamato rossospino? E che questa pianta è diventata una donna dai capelli color del fuoco?”

Il piccolo nobile avanzò di qualche passo, sospettoso, e la donna potè scorgere i suoi lunghi boccoli color del miele, raccolti dietro la nuca da un nastro di seta nera. Scuoteva la testa, non conosceva la storia del Rossopino.

“E forse vi piacerebbe ascoltare dell’Angelo caduto Jael, bellissimo e terribile, o delle gesta del misterioso e temutissimo Ivan Trepassi. Sapete perchè lo chiamano così?”

Di nuovo un cenno di diniego.

“Perchè uccide chiunque si trovi a meno di tre passi da lui!”

 

La donna aveva rapito ogni stilla d’attenzione del bambino, che ora si poggiava con le manine al bracciolo della sua poltrona.

“Poi c’è la storia del famigerato Demone di Ferro, che portava appesi sulla sua armatura stregata tutti gli emblemi dei valorosi trucidati in ogni angolo delle contee d’Oriente. Oppure del Mae-Jin, il non-morto dei Colli di Giada, che nella sua spada trattiene le anime dei disgraziati samurai che da secoli sono costretti a servirlo.”

“E poi che è successo? Un condottiero Sathoriano l’ha sconfitto? Il Marchese Lougrein, magari!!”

“Lo Stoirm-fear ha sconfitto innumerevoli nemici, ma il Mae-Jin vaga ancora per il mondo…”

 

“Le avete viste con i vostri occhi queste cose?”

“Certamente e ce ne sono molte altre. Avete mai sentito parlare dell’oscura Burattinaia, che faceva avverare le sue commedie di fantocci? E non avete mai sentito sussurrare nel buio di queste sale il nome maledetto dell’Araldo Nero?”

“Mi hanno detto che non devo pensarci, tanto adesso è morto …”

“E’ vero, ma quando sarete più grande domandate di lui al Visconte Anarkand, la sua storia potrà insegnarvi molto sul valore e sul dovere.”

Il piccolo annuì, poggiando il mento su bracciolo e la donna allungò la mano guantata a sfiorargli il viso. Il tocco era esitante, ed il bambino, non aduso alle carezze, si ritrasse appena guardandola negli occhi.

“Avete viaggiato molto Signora, per vedere tutto questo …”

“Si, piccolo Signore …” la donna passò il pollice sulle labbra del bambino perplesso, toccò la piega severa ereditata dal padre, che gli conferiva un’espressione leggermente imbronciata.

 

Un sospetto iniziava a serpeggiare nello sguardo perspicace del bimbo, che tuttavia domandò:

“Che altro avete visto?”

“Ho visto il diavolo dei Mari intonare dannate ridde con il suo equipaggio di macilenti Baigh … una volta voleva sposare una piratessa, non sarebbe stata una coppia male assortita dopo tutto, ma la scaltra bucaniera si salvò dalla triste sorte spettante alle mogli del Vecchio Nick. Ah! Poi vi racconterò della spietata caccia al potente Ombromante Federigo Malinverni, che attentò con la sua cupidigia di potere alle basi stesse della Sacra Madrepatria.”

 

Il bambino fece ancora un passo e poggiò le mani sulle ginocchia della gentildonna, stingendone le vesti nei palmi.

“E l’isola natante? L’avete vista per caso? E’ da li che venite adesso?”

Il sospetto cedeva terreno alla speranza nelle domande del piccolo nobile, la donna, sino allora così controllata, esitò deglutendo e poi rispose.

“Nell’Isola natante è stato sconfitto l’ultimo Principe di Ombramorte, e le Contee d’Oriente tutte hanno ivi sancito il loro Fato. E’ li che il sacrificio, tanto singolare quanto emblematico, di un barbaro belasson e di un fiero esponente della fuildlì, Lord Tito Callisto Oricalchi, ci ha permesso di restituirvi alle braccia di vostro padre …”

 

La voce del bimbo tremò.

“Allora tu sei la Dama Bianca, non è vero? Tu sei mia ..”

Dalila non lo fece terminare, lo sollevò da terra e se lo strinse forte al petto. Sentì il bambino aggrapparsi alla sua schiena e affondare il viso tra i suoi capelli. Era quasi incredula, dopo averlo visto troppe volte scomparire davanti ai suoi occhi. Piccolo, ma orgoglioso tratteneva le lacrime, aggrappandosi alle ciocche bionde della Marchesa.

“Se il Berumt lo permetterà un giorno ti porterò a conoscere le Contee d’Oriente, figlio mio.”

Dalila lo mise a sedere sulle sue ginocchia, incantata nel vedere quanto somigliasse al Conte.

 

Amava ed odiava quelle lacrime trattenute nei suoi occhi, nessuno doveva farlo piangere, così proseguì.

“Andremo ad Alemar, e visiteremo i Gewalt Goska, sempre se il Conte Ullian è sopravvissuto all’affetto della sua consorte. E’ una corte sciatta e bislacca, a dire il vero, e probabilmente ti copriranno di sale non appena ti vedranno, ma … li ci sono musica, canzoni, leggende e tanto sole. Sai? Raramente scrivono la loro storia, se la tramandano di bocca in bocca davanti al fuoco, però bevono anche parecchio davanti al fuoco: forse è per questo che le loro storie sono così strane. E non tutte sono vere, ad esempio, nonostante quel che si dice, nessun alfiere del Vento, per quanto eccezionale e coraggioso, potrebbe mai spiccare il volo … a meno che non lo si spinga in un burrone, probabilmente.”

Il bambino la guardò perplesso, poi rise divertito.

Dalila si domandò se quello era anche il sorriso del Conte, senza speranza di poterlo mai appurare.

 

“Poi andremo nel posto più pericoloso di tutti”

Il bambino domandò eccitato.

“Le fronde scure di Corcovlad? A Grinfamorte? Nel deserto grigio?”

“No, all’Accademia di Artenia.”

“Quali pericoli si potranno mai celare in un’accademia?”

“Il Magnifico Rettore, Mastro Thelonius Foscabruma, per iniziare. Il Mago più potente delle Contee, custode dei più oscuri segreti degli incanti, capace di piegare le menti al suo volere ed interrogare gli astri. Se ci andremo sarai rispettoso come ti è stato insegnato, ma sarebbe imperativo che non gli concedessi neanche una sola ciocca di capelli … quando lui ti guarda con quei suoi occhi viola non si sa mai cosa possa accadere. E magari conoscerai anche il Gran Siniscalco Isadora Strinchetti, sempre se non ha perso la ragione a furia di adirarsi con i suoi cortigiani. Una donna estremamente dura e ligia, ma ti assicuro, messa a durissima prova.”

Stavolta fu lei a ridere beffarda, poi calò un attimo di silenzio.

 

Lui chiese:

“Adesso rimarrai qui con me, non è vero?”

“Non posso abitare qui con te, però tornerò spesso ed ogni volta ti racconterò una storia di queste Contee. Sathor ha ancora tanti nemici, invidiosi della Sua Eccellenza, ed è mio dovere combatterli come ho fatto fino ad ora.”

“E li sconfiggeremo ancora, vero … madre?”

 

Il suono di quella parola evocò in lei qualcosa di violento ed atavico, che non sapeva neanche di serbare. Il suo braccio sinistro si mosse quasi da solo, afferrò la mano del bambino, e si sentì invincibile. Superò in un istante la spossatezza dei molti anni passati a combattere in lungo e largo, di nuovo pronta a tutto. Gli occhi color ferro si rifletterono in quelli identici del figlio, illuminati da una luce sinistra. Le parole di Dalila Longini, Marchesa di Triarann, risuonarono come un fosco giuramento.

 

“Li uccideremo tutti, senza pietà.”

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