Prima del buio

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Quindi sono arrivato alla fine.
Non dovrei aver lasciato nulla in sospeso.

Credo.

Credere… Certe volte lo si fa per abitudine, strano no? Ti fanno studiare una prece fin da piccolo, ti insegnano un canto cupo da intonare, ti controllano in ciò che dici e in ciò che fai.
E poi te ne trovi uno innanzi che condanna a morte tua nipote per una cosa di cui si è addossata la colpa, ma in cui probabilmente c’entrava fino ad un certo punto.
E poi te ne trovi un altro che parla dietro di te inginocchiato, pronunciando le motivazioni della condanna, poco dopo aver subito una sconfitta in uno scontro senza esser nemmeno ferito.

Sconfitta perché è quello che è successo.
Inutile girarci attorno.
Sei andato davanti a quell’essere e lo hai colpito più forte che potevi. E lui non si è nemmeno preoccupato di schivare, di prender riparo. Si stagliava innanzi a te, immobile, per nulla preoccupato. Nessuna sensazione traspariva sul suo volto alieno, niente.
Così come il tuo risultato.
E tutti lo hanno visto. Hanno visto la tua rabbia schizzarti fuori dalle orbite nere come la pece.
Non sei più l’Implacabile. Ti ha placato senza muover paglia. Senza quasi volerlo. Senza quasi rendersene conto.

Se tu non sei Implacabile, magari qualcuno non sarà Irriducibile, Invitto o Insonne… Allora è per questo che non hai mantenuto la tua calma? Qualcuno ha dimostrato di essere più Dio di te?
Cazzo se deve farti male.

La mia unica speranza è che questa situazione non faccia perdere di vista la promessa che hai fatto. Con un colpevole, la storia delle quattro si sarebbe risolta e si sarebbe sciolto il vincolo che le avrebbe portate a morte. Così avevi detto.
Dopo la figura appena fatta, non puoi certo rimangiarti il poco di approvazione rimasto tornando sui tuoi passi.  Una creatura che vive di approvazione, consenso e ammirazione da millenni, non può cadere in fallo in questo modo.
Mia nipote sarà libera.
Mia nipote….
I miei nipoti… Aveva ragione la Voce che sentii quasi quattro anni fa. Partendo avrei trovato me stesso. In effetti, dopo poche ore di Ventura, già avevo trovato una famiglia. Quella famiglia che avevo contribuito a sfasciare, pur non agendo attivamente.
L’inizio fu brusco, specie con Hari. Una gioventù difficile e il continuo indottrinamento del padre su me e i problemi che avevo causato lo aveva reso poco incline ad una riappacificazione rapida. Viktorya invece mi era saltata il collo quasi subito con un abbraccio di quelli che potrebbero sciogliere tutto il ghiaccio della Banchisa.
Due ragazzi d’oro. Mi ci sono arrabbiato tanto in questi anni. Ma col passare del tempo ho capito che più ti arrabbi con qualcuno, più tieni a lui. Se non ti importa, non ti ci metti neppure a ragionare.
Li ho visti guadagnare consensi nella corte del Lupo, li ho visti giocare un gioco molto pericoloso, li ho consigliati, ci siamo salvati la vita a vicenda, ho presenziato da lungi al funerale della loro madre e infine mi sono riappacificato col loro padre, dopo quarant’anni, con la promessa che avrei dato la vita per salvare la sua bambina.
Beh, vecchio Dmitrij, ecco chi è che mantiene le promesse. Mai ho giurato una cosa e fatta un’altra. Mai ho agito diversamente da come avevo annunciato. Nemmeno questa volta.
Non tutti possono affermarlo, probabilmente. E per questa vita penso di aver fatto abbastanza…

Ormai sento il rumore degli stivali di Diego che si avvicinano. Meglio.
Se deve essere, che sia con un amico. So come opera. Non sentirò nulla. Mi addormenterò e mi sveglierò chissà dove, chissà quando.

La Luce, improvvisamente si spegne. Mi rendo conto di star cadendo a terra. Finisce tutto. Si chiude il sipario sulla vita di Aleksandr Von Khratos. O sulle vite. Tirare le fila in punto di morte della propria vita che passa innanzi ai tuoi occhi a velocità immane si dice sia comune.

In effetti è così.

Partire da giovane rampollo della nobiltà Khartasiana, finire a fare il fabbro, scappare, fare il minatore, fare l’alchimista, fare il sovversivo, scappare, fare il frontaliere, fare l’ereditiero, fare il vagabondo, andare alla Ventura, vivere gli intrighi di Corte, delle Corti, ritrovare una famiglia che non mi ha mai conosciuto, affrontare uomini abietti, esseri abietti e semidei abietti, diventare diplomatico, fare amicizia, farsi avversari, farsi rivali, farsi alleati, piangere e ridere nell’arco di poche ore, ridere e piangere in pochi minuti, compagni morti che tornano, compagni che non torneranno, diventare Don, vedere due Dinaste, un Cid, due Imperatori, mezzi-draghi, nozferatu e re dei folletti…

Quante vite?

I capelli ormai grigi visti stamane e tante mattine precedenti allo specchio, il testamento riposto nel mobile della mia stanza, non troppo lontano da qui, dove non sono mai riuscito a sentirmi a casa, il fardello immane che porto nella scarsella. Sono davvero troppo vecchio per fare certe cose. Lo dicevo a Jean Claude e a Lucien, mentre marciavamo portando il nostro aiuto e le nostre lame dove servisse.
Si è mai abbastanza vecchi, però? Non ci si abitua mai realmente all’idea di lasciare il mondo dei vivi fin quando non si tira una linea e si pensa a cosa aneliamo.

Riposo. Se mi sarà concesso. Se non ci sarà qualche tipo di Mastino di cui non ci avevano mai parlato pronto a dilaniare la mia anima e farla cadere a pezzi su tutto Caponord. Magari è tipo un marchio di fabbrica ‘sta storia dei mastini e del dilaniare a pezzi qualcosa… Ma non ce la fanno proprio a fare un sol boccone?

Sento un fremito. Come se qualcosa mi stesse richiamando tra i vivi.
Un sussulto. Il piede che si muove in uno spasmo.
Poi un freddo inaudito, innaturale, che mi passa sulla gola e due mani mi cingono il cranio.

Addio.

Direi che è stato un piacere. Ma ad un piacere si ripensa poi con nostalgia. Su quasi mezzo secolo di vita forse ho nostalgia di una ventina scarsa di giorni.
Il resto è stata una montagna di merda da scalare sotto il sole cocente due, tre, quattro volte, e solo per vedere marrone a perdita d’occhio. Tante montagne, in lontananza, alcune più grandi altre più piccole, con sopra tanti individui pronti a lottare e buttarsi giù l’un l’altro per godere del panorama. Bel panorama!

Come non ci capiamo un cazzo della vita. Il brutto è che ce ne rendiamo conto solo in quei lunghi attimi che precedono il finale…

Buona scalata.

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