Un’altra storia… Capitolo 4

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Il respiro si era fatto affannoso tanto era il tempo che combattevano per fuggir da quella zona. Ogni volta che credevano di aver raggiunto un luogo sicuro subito gli uomini di Kamal sbucavano fuori dalla selva per assalirli nuovamente. Non era bastato abbatterli, quei dannati sembravano completamente insensibili al dolore e per giunta rifiutar la morte stessa. Solo quando un preciso colpo gli trafiggeva il cuore si fermavano per alcuni giri di clessidra, per poi comunque tornar dal reame delle ombre e calcar nuovamente quello materiale. Che razza di incanto, che dannata sorta di mistico rituale o quale blasfemo patto avevano stretto con le divinità infernali affinché gli concedessero tal privilegio? A poco sarebbe comunque servito capirlo al momento. Due strali sibilarono nell’aere conficcandosi sul tronco di una quercia a pochi centimetri dalla mano di Gabriel …

“Merda!! Ma non mollano mai??”

Erano in tre adesso dietro di loro. Izzie si fermò di colpo inginocchiandosi e piantando i pugnali al suolo.

“Gabriel!!”

Il ragazzo si voltò ed ella fece un cenno con la testa. Si vede che lui ne capì al volo le intenzioni poiché annuì con la testa. Immantinente alzò dunque la mano al cielo e pronunciando una singola parola scomparve nel nulla. La ragazza socchiuse gli occhi e volse i palmi in alto iniziando pian piano a salmodiare una soave litania dalle parole incomprensibili. Pochi istanti passarono prima che altri due strali sibilassero, ma a differenza dei precedenti stavolta erano ben indirizzati. Tuttavia, giunti a pochi pollici dal corpo della sacerdotessa, le frecce deviarono bruscamente, mancandola.

Tutto tacque per alcuni istanti, fatta accezione per la voce di Izzie che continuava a ripeter ciclicamente la litania, assolta nella più ferrea concentrazione. Un attimo dopo tre ombre sbucarono fuori dalla macchia e balzarono rapide verso la ragazza: le lame snudate brillarono un istante prima di calare sul facile bersaglio ma anche stavolta, come era successo poc’anzi con gli strali, una forza invisibile deviò i fendenti lateralmente. Increduli i tre levarono ancora le lame in aria pronti ad attaccar nuovamente quando ecco che un’altra melodica voce si aggiunse a quella di Izzie, una cantilena dolce e rilassante, come una Ninnananna. La figura di Gabriel ricomparve in mezzo a loro e quando le sue labbra si fermarono terminando l’incanto, gli occhi dei tre uomini si fecero pesanti fino a chiudersi, facendoli sprofondare in un profondo sonno.

Gab porse la mano verso l’amata che afferrandola si rialzò, accennando un sorriso soddisfatto per l’ottimo lavoro di squadra, quando un altro sibilo si fece largo tra gli alberi … “GAB!! ATTENTO!!” … ma era tardi. Lo strale colpì il ragazzo dritto ad una spalla, sbalzandolo a terra.

“AAAAHHH!!!”

Il grido di dolore si levò nella foresta. Immantinente Izzie afferrò il suo simbolo e invocando il potere celeste avvicinò la mano alla ferita del compagno. La freccia lentamente venne espulsa dal braccio e la ferita iniziò a rimarginarsi senza lasciar traccia, ma quando la sacerdotessa ebbe terminato erano già circondati: una decina di uomini con archi puntati avanzavano a semicerchio verso di loro.

“He he he!!! Indubbiamente abili lo ammetto. Ma non abbastanza.”

La voce di Shen Kung giunse da dietro i suoi scagnozzi, con il classico tono arrogante e beffardo. I suoi tatuaggi sembravano animati, ora che si riusciva a distinguerne meglio i dettagli grazie alla luce diurna, e i suoi lunghi capelli corvini si muovevano sinuosamente come se fossero immersi in uno stagno d’acqua limpida. Accanto a lui stava Kamal, pallido e sudato in volto ma incredibilmente vivo: la tunica lacerata e intrisa di sangue ove la lama di Izzie lo aveva trafitto e sotto di essa si poteva notare la mortale ferita ancora aperta.

“Me la pagherete per questo affronto cani alemariti … mi divertirò a guardarvi soffrire nel vedere l’altro torturato a morte … per poi lascarvi cadere nella spirale con la promessa che i vostri figli vi seguiranno presto …”

I due fuggiaschi analizzarono attentamente la situazione: notevole inferiorità numerica, stanchezza, risorse offensive limitate per non parlare di quelle difensive, senza considerare che i loro avversari sembravano esser immortali. Stavolta erano davvero con le spalle al muro. Gabriel avrebbe tanto voluto pungolare l’arrogante bastardo che gli stava innanzi con una delle sue belli frasi ad effetto ma ritenne più opportuno starsene in silenzio, evitando di far arrabbiare ancora di più chi era già evidentemente incavolato nero e al momento teneva il coltello dalla parte del manico. Questo però era solo il pensiero di Gabriel.

“Mamma mia quanto astio!! Di un po’ ma tua mamma non ti ha allattato da piccolo?? Oppure stanotte hai dormito con le chiappe scoperte? Sei ancora vivo no? E allora cosa ti lamenti!!”

Gabriel si voltò lentamente verso la moglie, inarcando il sopracciglio sorpreso da quell’uscita. Izzie fece spallucce e con gli occhi gli indicò di guardare a terra, proprio sotto i loro piedi. Un germoglio sbocciò in un fiore dai petali bianchi e subito dopo, manifestando una crescita soprannaturale, due piccole fragole maturarono sotto di esso.

“HAHAHA!!! Siete proprio simpatici!! Persino in una situazione simile fate gli spacconi … bene … vorrà dire che comincerò da lui e lascerò te a guardare mentre gli srotolo le budella …”

Izzie accennò un piccolo sorriso tornando a guardare Kamal con sguardo di sfida.

“Non fare promesse che non sei certo di mantenere …”

Un ruggito mostruoso squarciò l’aria facendo trasalire tutti quanti presenti, che si voltarono di scatto verso la direzione dalla quale proveniva. Pesanti passi iniziarono a rimbombar nella zona, come quelli di una grossa creatura in corsa. Gli uomini si fecero agitati e alcuni puntarono gli archi verso la boscaglia distogliendoli dai fuggiaschi. I passi si facevano sempre più vicini tanto che ad ognuno la terra vibrava. Gli archi vennero tirati al massimo e la tensione nell’attesa di veder quello che sarebbe potuto emergere dalla boscaglia da un momento all’altro divenne palpabile, finché la macchia boschiva si aprì di colpo, divelta dall’inceder travolgente di due mostruose creature alte quasi tre metri e dalla pelle completamente verde. Avevano una fisionomia umanoide dall’imponente muscolatura scolpita, gli arti più lunghi della norma giungevano fino alle ginocchia e terminavano con artigli affilati, mentre la bocca era provvista di prominenti zanne aguzze. Un grosso naso adunco spiccava nel mezzo della faccia, le orecchie lunghe e appuntite spuntavano dalla capigliatura unta e scompigliata e due gli occhi spalancati ardevano come braci sopra gli zigomi pronunciati.

“TROOOOOLLLL!!!” gridò un uomo alla vista delle bestie.

Una delle due aveva un braccio reciso di netto mentre l’altra grondava icore verdastro da una profonda ferita sul costato. Soltanto un paio di frecce vennero scoccate poiché molti arcieri preferirono togliersi dalla traiettoria dei mostri piuttosto che tentare di ferirle, ma non tutti ebbero i riflessi abbastanza pronti: uno infatti venne travolto in pieno dal loro passaggio, rimanendo in seguito immobile al suolo.

Tuttavia, stranamente, i Troll si infischiarono completamente di tutti i presenti, limitandosi a transitar in mezzo a loro per rigettarsi nella selva dalla parte opposta. Cosa poteva aver loro impedito di soffermarsi lì per procurarsi la cena? Cosa poteva averli feriti a quel modo? Da chi stavano dunque scappando?

I pesanti passi delle belve in fuga si affievolirono sempre di più fino a perdersi in lontananza. Shen Kung si doveva esser reso conto del bizzarro comportamento di queste giacché con determinazione impartì subito un secco ordine ai suoi, mantenendo gli occhi sul varco creato nella selva dal passaggio dei mostri, come se si aspettasse che da un momento all’altro qualcos’altro di ben peggiore sarebbe uscito allo scoperto.

“Prendete i prigionieri e torniamo subito indietro.”

“Avete sentito il capo? MUOVETEVI!!” Tuonò subito dopo Kamal a incentivare il comando.

Immantinente e gelida arrivò la replica dalla voce di Izzie:

“ … ormai è tardi Kamal … egli è qui …”

Il cultista strizzò gli occhi pensieroso non capendo a chi si riferisse la ragazza, ma la sua espressione si tramutò presto in sorpresa, quando notò al suolo la sua ombra venir sovrastata da un’altra ben più grande: si voltò rapido e questa volta fu il terrore la sensazione che trasparì dal suo volto, notando il colosso che stava dietro di lui con un enorme spadone levato sopra la testa. Il corpo possente era chiuso in una imponente armatura brunita dalle finiture color del sangue e l’elmo cornuto che portava sulla testa lo faceva apparire come un iracondo demone assetato di sangue. Soltanto gli occhi scuri appena visibili attraverso la fessura tradivano la sua natura umana. Poche ma significative parole giunsero da dietro la celata:

“… te la sei presa con la carovana sbagliata …”

Rapida la lama calò impietosa. Kamal alzò la spada nel tentativo di parare il colpo, ma tale era la violenza che il forte di quest’ultima andò in frantumi. L’enorme spadone proseguì la sua corsa entrando dalla clavicola e giungendo fin quasi a metà del costato, il rumore delle ossa che si spezzavano fu raccapricciante e Kamal si ritrovò schiacciato al suolo, immerso nel suo stesso sangue senza aver il tempo nemmeno di gridare. L’uomo estrasse il ferro dal corpo della vittima e mettendosi in guardia si rivolse ai presenti:

“Avanti un altro …”

Shen Kung, con tono fermo, impartì immantinente l’ordine:

“Zadnja Nada!! Alfiere della mano del fato. Generale dell’esercito del Corvo. Qualcuno osa chiamarlo il “Demone di Ferro”! Vediamo quanto la leggenda si avvicina alla realtà. Uccidetelo!!”

L’uomo pronunciò qualche parola con voce troppo bassa per essere udita e sulla parte interna del suo avambraccio sinistro un bagliore trasparì dalle vesti. Due avversari scagliarono un paio di frecce che cozzando sul ferro dell’armatura rimbalzarono via senza alcun risultato. Altri tre invece snudarono le lame e si gettarono all’assalto: l’alfiere agì d’anticipo, un rapido cambio di guardia accompagnato da un mezzo passo in avanti e con preciso affondo il corpo del primo venne trafitto allo stomaco; il secondo assaltò da sinistra con colpo traverso all’altezza della testa, ma era troppo lento: l’alfiere recuperò lo spadone andando a parar in piovere e sfruttò poi lo slancio dell’arma per rivoltarla e colpir il nemico alla spalla opposta. Il terzo ebbe più fortuna: la sua lama colse un punto scoperto nell’armatura di Zadnja ma con suo sommo stupore la lama non penetrò per più di mezzo pollice nella carne. Immediata la replica dell’alfiere che con il braccio destro serrò in una morsa d’acciaio quello dell’aggressore, torcendoglielo successivamente fino a rompergli il gomito, per poi lasciarlo e finirlo con un rapido fendente.

Zadnja mosse qualche passo in avanti e puntò la lama verso Shen Kung in segno di sfida:

“Io ODIO quel nome!!!”

L’orientale sorrise leggermente. Un altro piccolo ghigno si senti provenire dalle spalle dell’alfiere dove i tre che aveva appena abbattuto si stavano rialzando.

“Non penserai mica che questo basti per metterci fuori combattimento? Demone …”

La voce era quella di Kamal, di nuovo in piedi, con la spalla completamente squarciata ma vivo e perfettamente in grado di muovere tutto il resto de corpo. Zadnja volse lentamente lo sguardo verso di lui e i suoi occhi di ghiaccio lo trafissero come una lancia. Kamal deglutì, anche se aveva la consapevolezza di non poter morire, un autentico brivido di terrore gli percorse la schiena. Aveva decisamente parlato troppo.

L’alfiere si rimise in guardia.

“Avanti …”

Questa volta i predoni attaccarono tutti e 12 assieme. Difficile dire cosa successe in quella mischia furibonda ma ad un tratto un tuono scosse l’aria e la terra tremò tutto intorno: i corpi degli assalitori vennero in un istante spazzati via come fuscelli al passaggio di un tornado. Alla fine in piedi rimaneva soltanto il generale: la spada conficcata nel terreno aveva aperto un vero e proprio crepaccio lungo circa un paio di metri.

Kamal era stato sbalzato via come gli altri e aveva urtato contro una grossa quercia, per poi crollare al suolo privo di forze. Zadnja si mosse verso di lui e si soffermò a qualche passo di distanza.

“Ques-to non c-ambia nulla … N-noi non p-ossiamo morire … la tua la-ma no-n pu-ò niente …”

Glaciale giunse la risposta.

“Mi fai pena. Persino dopo esser stato evidentemente sconfitto non trovi il coraggio per ammettere la tua inferiorità. Potresti tornar in vita 100 volte e sarebbero 101 quelle che ti ritroveresti a guardarmi da terra, sdraiato sulla schiena. Ritieniti fortunato, adesso ho altro a cui pensare …”

L’alfiere si voltò verso Shen Kung. Fu allora che Kamal si rialzò nuovamente estraendo un corto pugnale dalla veste e con un grido si gettò incautamente all’assalto. Senza scomporsi Zadnja mosse rapido di lato e voltandosi di scatto fece saettare la sua lama. Il corpo dell’uomo crollò prima in ginocchio per poi stramazzare al suolo, privo della testa. Un’ombra densa e nerastra fuoriuscì lenta dal collo, dissipandosi nell’aria.

CLAP CLAP CLAP … “Bravi bravi bravi! A quanto pare le dicerie che girano sul vostro conto non sono solo frutto dell’immaginazione di qualche generoso cantastorie. Va beh … pazienza. Vorrà dire che proseguirò con il piano originario.”

“No caro mio …” rispose repentina Izzie “non sperare di cavartela come l’ultima volta.”

Gabriel comparve all’improvviso dietro Shen Kung afferrandogli la fronte con una mano e appoggiandogli una corta lama alla gola con l’altra.

“Non voglio ucciderti Shen. Quindi non darmi una scusa per farlo.”

“Ha ha ha! E cosa ti fa pensare di poterci riuscire?” Shen azzardò un’incauta mossa per liberarsi e Gabriel non perse l’occasione, strisciandogli la lama del pugnale sul collo. Il taglio si aprì netto ma al posto del sangue la stessa densa nube nerastra di poco fa fuoriuscì copiosa. Lentamente tutto il corpo dell’orientale assunse quella forma e aleggiò in aria fino a qualche metro di altezza. Vorticando, dalla nube ne emersero le fattezze di un volto.

“E’ giunto il momento di prender congedo signori. Che questo incontro vi sia di lezione. Non potete trafiggere l’ombra con l’acciaio …”

Gabriel sbuffò scocciato.

“Vorrà dire che troveremo un altro modo per farti fuori. Non sei più il primo della classe in materia, ma scommetto che questo lo sapevi già!”

Un ghigno comparve sul volto distorto.

“Già! Per questo mi sono premurato di metterlo fuori gioco! Diciamo che al momento è un tantino … irraggiungibile. HAHAHAHA!!”

La risata risuonò lugubre nella selva mentre la nube, dissipandosi nel vento, scomparve nel nulla.

“Ci vediamo presto … Pupoljaka!!”

Tutto tacque, nella selva risuonava solo il fruscio delle fronde mosse dal vento. Gli uomini a terra si sarebbero rialzati presto ma adesso sapevano almeno come abbatterli definitivamente.

La celata di Zadnja si alzò palesando un’espressione preoccupata, la stessa che un attimo prima era comparsa anche sui volti si Gabriel e Izzie.

“Qualcuno ha idee? Io sono settimane che non lo vedo.” disse l’alfiere.

Gabriel scrollò il capo. Izzie gli si fece vicino poggiandogli una mano sulla spalla:

“Non so dov’è tuo fratello, ma so dove si trova Malusha! Iniziamo da lei!”

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