Il gregge

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“… non sciacquate la vostra fede nella politica…. ” esclamò Sion con veemenza.
Hilda lo fissò senza battere ciglio.

Johann accanto a lui si accalorò: “Intanto che noi parliamo quelli – indicò un gruppo di gardaniti – quelli se ne vanno badessa, stiamo solo perdendo tempo.”
Jaheira stava zitta, ma sua volta si lamentava dell’accaduto e stringeva le urne con i resti dei defunti con una certa rigidità.

Hilda sentì improvvisamente l’impulso di prendere la piccola rosa bianca buttarla ai piedi del “suo” piccolo gregge e gridar loro di arrangiarsi.

Sentì anche un fastidioso bruciore agli occhi. Si sentì anche momentaneamente sperduta, Sion le sembrò più alto, Johann più arrabbiato e Jaheira più imbronciata… e Sion non aveva terminato.
“Voi non avete autorità su di me, siete badessa a Thersa ed io aspiro a diventare Tanatosarca…” sotto inteso che lei non aveva abbastanza fede per diventarlo “E questa mattina la Duchessa mi ha dato il permesso di agire.”
Bene, era così. Sion non metteva in dubbio la sua fede e non la riconosceva come autorità.
Ottimo, davvero ottimo.
Tra l’altro la duchessa aveva detto la stessa cosa a lei, ma non aveva senso dirlo adesso.

Dunque. Cosa fare? Impuntarsi? Dirle che era una nobile, che davvero aveva anche autorità su di lui? Come convinci qualcuno a fare qualcosa se decide di non farlo. Non aveva mai ritenuto che fosse abbastanza dire “io sono tizio e tu fai questo”, ma riteneva più giusto guadagnarsela la fiducia. Tutte queste domande le passarono in testa, ma non trovò una soluzione pratica.

Hilda ripassò la situazione, facendo un breve, brevissimo controllo delle sue azioni. Il gruppo di credenti nel custode era impegnato a salvare l’anima di una povera gardanita uccisa. Le sue ossa non si trovavano, o meglio, c’erano, ma non si poteva riconoscerle facilmente. Sion pretendeva di agire immediatamente.
Niente di male.
Il problema è che Gardan aveva richiesto di attendere prima di allontanarsi.
C’era… come dire… un troll immortale. La duchessa aveva ben chiarito il significato definendo esattamente la fine che avrebbero fatto se si fossero imbattuti in quell’essere.

Allontanarsi da soli non era da fedeli del Custode ma da folli.
Inoltre tre chierici si sarebbero allontanati lasciando sguarnite le file dei curatori durante una sortita contro il troll.
Non dimentichiamoci gli ordini dati di non allontanarsi.
Il credo del Custode… pacificare le anime inquiete, onorare i defunti, rispettare le tradizioni ed agire con lealtà.
Accettare ogni evento con fatalismo, anche la morte.

Hilda alzò il mento e raddrizzò le spalle.
“Vi ho detto – disse – che abbiamo lo stesso scopo, pacificare l’anima della defunta. Vi dico anche che dobbiamo attendere pochi giri di clessidra per fare il rito in sicurezza con il permesso delle autorità gardanite.”
Il giovane la fulminò con lo sguardo carico di sdegno.
Hilda rimase immobile. “Inoltre mi risulta di essere badessa del culto ed il culto non si ferma al confine thersiano.
Ritengo di essere responsabile delle vostre azioni anche se non sentite la mia autorità.
Io voglio avere chierici in vita in grado di riferire quanto avviene all’anima della povera Jillian. E sì. Dobbiamo avere il permesso di Gardan per allontanarci. Forse non pensate che io abbia autorità su un sacerdote athariano, ma sono certa di averne la responsabilità e non vi metterò in pericolo.”
Fu Jaheira a scattare “E’ impellente pacificare l’anima, non va messa in secondo piano”
“Lo comprendo, ma vi ho detto che dobbiamo attendere qualche minuto, non di non farlo. Ci attaccano cadiamo e le ossa della defunta che portiamo sono nuovamente perdute. Attendiamo.” le disse guardandola negli occhi, poi si rivolse ancora al sacerdote. “Se potessi Sion io ti prenderei in braccio e ti metterei sul suo sepolcro della donna, ma non posso. Ora dovete attendere.”
“Sì? Fino a quando?” le domandò con malcelata impazienza con la sua voce roca.
“Attendete!” esclamò ancora Hilda e si allontanò con passo deciso.
Con la coda dell’occhio vide Lady Meike e Mastro Nebel che la guardavano. Erano rimasti testimoni della scena senza dire nulla. Bene, lo aveva apprezzato.

La dama di Thersa rintracciò Abigail. La donna era provata dalla giornata ed era certo che anche la sua autorità era stata messa in discussione più volte, lo si deduceva dai piccoli gruppi che continuavano a staccarsi dal campo senza una vera e propria ragione.
“Abigail, vi chiedo, il permesso è stato accordato?” domandò sbrigativa Hilda. “Sto tenendo calmo il mio gruppo, ma non durerà a lungo.”
La giovane gardanita allargò le braccia e la guardò con aria piuttosto abbattuta.
“Lady Hilda, non so che dirvi, fate quello che vi pare. Nessuno ascolta gli ordini e c’è un gran caos, sto faticando a mantenere un minimo d’ordine.”
La sacerdotessa si concesse lasciar trapelare un po’ di tristezza. Abigail era una persona decisamente solare, attiva, ottimista. Era di buon cuore e sperava sempre nel meglio. Aveva anche una mente salda e la riteneva piuttosto saggia… adesso era sconfortata. Fermarsi e parlarle sarebbe stato sbagliato, avrebbe minato la sua corazza e Hilda decise di non farlo.
“Abigail, vado a parlare con i miei confratelli e cercheremo di fare tutto al più presto.” le disse voltandosi.

Jaheira, Sion e Johann erano al solito posto. Li guardò un attimo. Tutti erano validi esponenti della fede. Lei lo credeva davvero e riteneva il giusto zelo di Sion appropriato ad un aspirante tanatosarca.
Eppure fuori luogo. Aveva detto che era responsabile per loro anche se Sion aveva chiaramente rifiutato la sua autorità.
Forse non capiva o non voleva capire.
Hilda non voleva piegare la sua fede alla politica, se questo fosse accaduto il Custode avrebbe giustamente provveduto a redarguirla. Aveva i mezzi, oh se ne aveva.
Il fatto era che il culto non aveva nessuno che lo difendesse da se stesso. Non dalle lodevoli azioni, non dalle prove di coraggio. I chierici del Custode erano valenti ed erano vicini al popolo, ma il loro triste compito non sempre li portava ad essere citati nei luoghi di potere ed erano predisposti a vivere come missionari sparsi per i ducati.
Quante volte lei stessa aveva visto espressioni di sgomento in chi riconosceva il simbolo del suo Astro?

I buoni sacerdoti del Custode non erano interessati a guadagnare autorità, ma allo stesso tempo chi difendeva i loro interessi quando altri parlavano per loro? Il mondo dei vivi era tanto pericoloso quanto quello dei morti.

Le venne in mente una possibilità, mentre raggiungeva il gruppo. Poteva andare dalle Sorelle Schwarzrose e rinnegare il suo nome. Poteva andare dal Duca e mettere la rosa semplice simbolo della sua autorità ai suoi piedi.
A quel punto poteva andare in giro per il ducato a pacificare anime dei defunti come e quanto le pareva.
Che peso aveva a quel punto sulle sue spalle?
Quello di rispettare il suo Astro.
Bene, però il fato aveva agito diversamente con lei. Le aveva dato una famiglia nobile… decisamente complessa. Le sue azioni ricadevano sulla sua famiglia.
Le aveva dato in sorte di avere una ulteriore autorità come tramite tra la comunità dei devoti e i superiori del Culto.
Bene.
Hilda aveva preso una decisione, aveva accettato quel momento impostole dal Fato per crescere.
Quello che doveva fare come badessa era chiaro: conservare lo spirito di Sion come era, ma proteggerlo da se stesso. Sarebbe diventato Tanatosarca e qualche responsabilità in più forse lo avrebbero temprato migliorandolo.
Jaheira… Hilda sapeva che strada voleva intraprendere, anche quella era irta, ma sarebbe certamente riuscita nell’impresa. Poi parlando di responsabilità… quella era anche peggiore della sua!
Johann e Killian… cavalieri entrambi? Sarebbe stato bello.
Bene.
Hilda sorrise.
Qualunque cosa fosse successa avrebbe tentato di far loro raggiungere il loro obiettivo, senza che le Corti li fermassero.
Sognava che un giorno avrebbero detto che era una guida per loro, ma doveva ancora guadagnarselo.
Le parole di Sion le tornarono in mente e lei ne fece tesoro.
Non sarebbe stata la prima volta, avrebbe sentito in futuro altri commenti taglienti su di lei.
Bene.
Lei era una sacerdotessa del Custode dei defunti, figlia di Schwarzrose e dama di Thersa.
Cose del genere erano… quisquiglie!

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