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Brindo senza un bicchiere, mentre il Piccolo dorme nella tenda di Ranjan. Anche lui avrebbe un cestello di gatte da pelare e pensieri scomodi da scrollar via dal cuscino, ma ehi, evidentemente ancora non ha rinunciato all’idea di convincermi a chiamarlo habibi.

Brindo senza un goccio di alcol, perché nella Scacchiera non si trova che sciacquatura di piatti o cattivo combustibile da stufa, come la merda che butta giù Ottavia. Per l’occasione ci vorrebbero quelli conservati nella mia memoria, scaffali interi di pregiati liquori dai profumi ineguagliabili, pronti a esser tracannati da individui che non ne capiscono un cazzo ma sai che? Se li possono permettere.

Brindo senza bere a due passi dal campo del Crepuscolo, che anche stasera emana una vibrazione strana, una specie di rantolo sinistro. Si riesce quasi a percepire il rumore dei cervelli che sfrigolano, dei cuori che sanguinano, delle anime che si incrinano e restano col fiato sospeso.

Brindo senza la compagnia di nessuno, nemmeno nei miei pensieri, perché quello che provo adesso appartiene solo a me e ho bisogno di osservarlo, prenderne atto e archiviarlo da qualche parte, nei cassetti delle cose che preferirei non ci fossero, ma lì stanno ed è inutile negarlo.

Brindo a qualcuno che ho conosciuto ma che non conoscevo. Ma è davvero importante chi fosse prima? Per me, no. Ma la mia vita non è stata completamente devastata dalla feccia imperiale. Poteva scappare, ma non l’ha fatto. Poteva mentire, ma non l’ha fatto. Poteva fare molte cose, ma ha scelto di lasciare a Ottavia la sua vendetta. Che avrei fatto io, fossi stata lui? E che ne so. Non ho mica dimenticato di esser stata il braccio destro dell’Immacolato. Che avrei fatto io, fossi stata lei? E che ne so. Ma se qualcuno toccasse il Piccolo, inizierei a spianare tutto e tutti, masticata dalla follia. E senza nemmeno bisogno di bere.

Ma brindo lo stesso all’uomo che avevo imparato ad apprezzare, che parlava con la sua fottuta giacca, che stracciava esasperato le ricette di Ermete, che si è battuto al mio posto per difendere il mio onore quando non ero in grado di rispondere da sola.

Brindo al suo coraggio, perché ce ne vuole tanto per affrontare le conseguenze di una vita che non si sapeva di avere avuto.

Brindo alla sua lealtà, perché è rimasto a fianco del suo Alfiere fino in fondo, nonostante tutto.

Brindo alla sua allegria e, controvoglia, ammetto a me stessa che mi mancherà.

Brindo a Vinicio, all’uomo che fin dall’inizio avrebbe potuto essere e che è stato bello poter incontrare.

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