Sestra

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CORCOVLAD, 3° ANNO REGNO ETERNO

Era arrivato il giorno. Il crocevia era quello di Corcovlad, il più importante per la festa di mezz’estate e Veliar attendeva che Talitha gli portasse la bambina. Oh, ne aveva ormai una da sua moglie, la piccola e placida Malusha e quella era davvero una bella bambina. Chissà, come e quanto era cresciuta Yelena. Ma rughe di apprensione aggrottavano la fronte; Luchretia non l’aveva presa bene, quel giorno, quando gli aveva detto che Yelena sarebbe stata affidata agli Oghareva ad ogni crocevia. O meglio, non aveva proferito parola se non un “Bene”, detto in modo tanto gelido da fargli venire la pelle d’oca. Scrollò il capo e Attese, con la schiena poggiata al tronco di un albero, fischiettando un motivetto. Si mise ben eretto, annuendo appena vide uscire Talitha dal vagon della Baba Semetzina, mano per la mano con uno scricchiolino di un anno e mezzo. Man mano che si avvicinavano cominciò a sorridere, incosciamente. La piccola Yelena era un frugoletto paffutello, con scarmigliati capelli scuri e un pagliaccetto rosso. Camminava appena mano nella mano della mamma ma già da quella distanza la si sentiva gorgogliare risate, e che risate. Sembrava una bimba allegra. Talitha sorrideva gentilmente, anche se dagli occhi arrossati si poteva capire che aveva pianto. Veliar alzò un sopracciglio, in tono di domanda, ma Talitha scosse la testa, stringendo le spalle e prendendo la paffuta bambina in collo.

 Insomma, è arrivato il momento. Ogni crocevia, eh?

– Già. Così vogliono le baba.

– Bene. Quindi al prossimo è di nuovo mia. Tieni la mia bambina. Mi raccomando, badate a lei. È la prima volta che me ne separo. Stati attenti.

– Sisi, tranquilla Sestra!!! Ci penso io alla piccolina!!! Su Yelena, vieni con me, piccolina!!

Portò lo sguardo sulla bambina, e questa si stringeva alla madre, guardando strano il padre. Portò di nuovo lo sguardo verso Talitha e questa annuì. Tese le manine paffute verso l’uomo, sempre sorridente mentre Veliar la rendeva in collo.

Talitha posò un bacio sulla guancia di Yelena, per poi salutarla sorridente.

 Pà Lena!!!
Forse non aveva capito, comunque la piccolina cominciò a scuotere la manina

– Pà ma!!! Pà!! –

Talitha si era allontanata, cercando di non voltarsi, quasi a voler dimostrare determinazione. Veliar scrollò le spalle, incamminandosi verso i vagon degli oghareva, voltandosi verso la bambina, che lo guardava tra il curioso e il timoroso. Poi sorrise, con la bocca sdentata, indicando Veliar.

– Babun!!!!

Veliar strabuzzò gli occhi, facendo un sorriso sgangherato

– No piccolina, io sono Veliar! Ve li-ar il tuo papino!!!

La piccola ci pensò su per qualche istante, tirando poi un gridolino.

-Velial!!! Velial Babun! 

– Nono, veliar! Niente babun! Papà!

 Pà pà!!!Pà Babun!

Veliar sorrise, scrollando il capo. Si vedeva che era tutta sua madre. Si avviò verso i vagon Oghareva, che sarebbero rimasti fermi per qualche giorno, mentre gli Zora stavano già facendo i preparativi per ripartire. Teneva ancora in collo la bambina, quando questa cominciò a piangere come una ossessa, senza motivazione apparente.

 Lena, piccola, che c’è?

– Waaaaaaaa mammaaaaa-

ecco, preciso. Si era accorta che la madre non sarebbe tornata. Ma perché dovevano essere così mammoni????

 La mamma è partita, ora devi stare con papino Veliar!

– Mamaaaaaaa

– Yelena?

Una piccola pausa, mentre la piccola diventava rossa come il pagliaccetto e prendeva fiato.

– MAMMAAAAAAAA WAAAAAA!!!!

Rimasto insordito dall’ultimo urlo, Veliar non sapeva cosa fare. Yelena piangeva e piangeva, inconsolabile. Aveva provato a darle un orsacchiotto, per distrarla, niente. A farle vedere gli animali, niente aveva addirittura provato a farle vedere qualche insetto o carcassa, con malusha funzionava, ma con lei no. Non poteva andare da Luchretia, se ne sarebbe risentita…l’unica cosa rimasta era Sua madre Josipina.. Disperato la fece scendere e gli sembrava di aver visto tra i vagon la figura della madre così corse nella sua direzione lasciando la piccola lì. Pochi istanti, avrebbe atteso, disperata come era!

Veliar era andato e la piccolina singhiozzava, affranta, sola. Finchè non le passò davanti un gatto nero. Yelena smise immediatamente di piangere, tirando su con il naso e aprendo la bocca meravigliata. Il micio subito si strusciò a lei, e yelena gli acchiappò la coda, non con forza, quasi delicatamente, il gatto cominciò a camminare e con lei la bambina.
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Luchretia Oghareva era nel suo vagon. L’espressione sul suo viso era fredda, quasi contrariata, mentre pettinava delicatamente i fini e biondi capelli della figlioletta. Malusha aveva quasi un anno ed era una bella bambina, dai grandi occhi azzurri, lo sguardo sempre pronto a catturare ogni particolare. Ma Luchretia stava pensando ad altro. Veliar, quello stupido Veliar, era andato a prendere l’altra sua figlia, di poco più grande della sua. Non ne era affatto interessata, No. Era molto risentita nei confronti di Veliar, in fondo era tutta colpa sua non della piccola. Ma non riusciva a farsi entrare in testa questa idea dello scambio al crocevia. Magari, doveva pure accudire l’altra, bah! Continuò a pettinare Malusha, che però sembrava aver percepito il nervosismo della madre e cominciò a piangere, per una scusa qualsiasi

– Su su Malusha, shhh calma bimba mia…

subito la bimba smise di piangere ma i grandi occhi azzurri erano posati altrove. All’entrata del vagon c’era una bambina che gattonava sugli scalini, ancora troppo piccola per percorrerli da sola e vicino un micio che miagolava, dal manto nero. Il gatto andò a strusciarsi alle gambe della giovane fattucchiera, mentre la piccolina cominciò ad alzarsi in piedi, nel suo pagliaccetto rosso, gorgogliando una risata. Anche Malusha ne gorgogliò una nel medesimo istante, e la piccola dai capelli e occhi scuri si avvicinò a madre e figlia, con passo barcollante. Luhcretia sorrise nei confronti della bimba, mentre questa prese la manina di Malusha, stringendola nella sua.

– Sesa!

– Cosa, piccina?

la piccola indicava Malusha, che rideva e ripeteva la stessa parola

– Sesha!

– Eh si, è una tua sestra! E tu chi sei? Lei si chiama malusha e tu?

– Lena!

– Lena? Ma che carina che sei, vuoi giocare con malusha? Ma mi raccomando sii brava, lei è più piccola di te!

– Piccoha! Zi!

Le due giocarono un’oretta, finché ad entrambe non prese sonno le trovò addormentate insieme, una accanto all’altra sui vaporosi cuscini vicino al tavolinetto, una nella mano dell’altra. Luchretia fece spalluccia, e prese sia la piccola Malusha che Lena, mettendole a dormire nel piccolo lettino. Tornando nello stanzetto d’ingresso, Luchretia sentì un gran rumore, e affacciandosi vide Veliar completamente sfinito e la faccia stravolta.

– Oddio Luchretia, non so che fare!

– Che è successo?

– Oddio, Talitha mi uccide!

– Calmati che è successo?

– Ho perso Yelena!!!

– Come?

– Ho perso sua…mia figlia!!! Oddio, mi uccide! Aveva un pagliaccetto rosso, capelli scuri, prima rideva, poi piangeva, sono andato a cercare la baba e puff! È scomparsa!

Luchretia strabuzzò per un attimo gli occhi, per poi fare un sorriso storto. Al fato non si comanda.

– Occhi scuri, parlicchia tanto, paffutella?

– ODDIO, L’HAI VISTA????

– è con Malusha, nell’altra stanza. che riposa.

-Oddio, sono salvo!

Dette quelle parole veliar inghiottì a vuoto, vedendo l’espressione idecifrabile della giovane moglie

 Oddio, mica tanto… Mi spiace Luchretia, sono dispiaciutissimo di questa situazione, io…

Luchretia non lo ascoltava e si avviò nell’altra stanza

– Vado dalle bambine, non fare rumore o si svegliano.  Mangia pure qualcosa, CARO.

Veliar osservò la moglie andare nella stanza più grande, sbigottito. Sembrava averla scampata. Non si era accorto però del bambolotto così simile a lui nelle mani della donna, e il grande spillone stretto nella mano sinistra……..

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