In birra veritas.

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Mancavano circa dieci giorni all’arrivo della tappa prefissata. Si respirava già aria di agitazione : alcuni erano trepidanti, altri nascondevano un velo di ansia. Vidar dal suo canto cercava di restare neutrale, infondo tutto era nuovo per lei. Aspettarsi qualcosa da un luogo o da una persona non era nella sua natura. Prendeva tutto come veniva, tanto, come diceva lei, era migliore di quello che aveva subito in passato.
Per aiutare se stessa nel seguire in suo intento, la sera in cui si fermarono in una taverna, insieme a alcuni della Masnada del Sussurro, decise di non pensare a nulla tranne che al buon cibo e al bere. Proprio quest’ultimo, che molte volte alleviava i brutti ricordi e la faceva dormire notti quasi serene, quella sera la fregò in pieno.
Birra, idromele, sidro: mescolarli insieme le provocò prima una leggera sensazione frizzantina, poi cominciò a pensare, veloce, su molte cose; da fuori invece, Vidar assomigliava a una statua storta, appoggiata con la testa tra le mani, gomiti sul tavolo, sguardo fisso verso una candela del lampadario della grande stanza.
Ridestandosi, si alzò barcollando, decisa a prendere una boccata d’aria.
Filomena e San, vedendola uscire di gran fretta la rincorsero cercando di capire quanto gravi fossero le sue condizioni…alcoliche.
Appena fuori, sentendo i loro passi, si girò di scatto. ” Perché mi sheguite?”
”Tutto bene Vidar?”
”Shì, certo. Non faccio danni e non vi creo problemi, shgiuro”.
” Tranquilla, eravamo solo in pensiero per te e…”
”Sssshi. A proposito, ho pensato a molte cose, troppe, dunque, la prima…”
Con un tonfo si sedette sul primo gradino della scalinata che conduceva alla taverna.
”Vidar, ne parliamo domani, non ti vedo incline ai discorsi.” Disse Filomena.
”No! Lo dico ora, perché mi va ora. Capito?” Quasi arrabbiata.
”Va bene” Dissero in coro, San fece gesto a Filomena di non andare contro a ciò che diceva. Sarebbe stato inutile: una testona come lei, bisogna solo assecondarla se si può; soprattutto ora.
”Ho pensato a voi due ssshapete? Sì…”. Sgranando gli occhi: ” Non nel modo in cui pensate voi eh! Beh siete molto belle…eheheh shì…No, non in quel modo.”
Cambiando espressione come se fosse plastilina divenne seria: ”Siete state le prime a ascoltarmi e a prendermi in considerazione per davvero. Tu, San, guardami negli occhi, dove sei? Cazzo, ah eccoti, mi hai trovata per terra in mezzo al prato. Come un uccellino ferito, no no no…ssshpetta…Come un corvo bicefalo! Invece di imbalsamarmi, mi hai trattato come una persona normale! Pensha, mi hai pure fatto conoscere Mordecai! Poi sono quasi nella Masnada, il SSSSSSUssurro! Dove c’è tanta gente strana come me! Poi sei proprio una persona bella, un po’ trishte come me ma, bella. Shensha chiedere niente in cambio.”
Girandosi verso Filomena: ” Tu sembri una damigella a vederti la prima volta ma, hai due palle così! SHi cazzo. Sei dolce e cazzuta! Poi quando sbaglio mi shipieghi tutto per bene, non mi insulti. E mi hai abbracciata, sensha motivo, perché eri felice. Non mi era mai shuccesso. Quando siete morte, la notte ho pianto, cassho. Non so perché ma ero incasshata e non volevo che shhuccedesshe di nuovo.”
Si azò in piedi, il corpo ondeggiava, di qui e di là. ” Devo andare a letto”.
San la prese per un bralccio, voltandosi verso Filomena disse: ” Torna dentro, ci penso io. Torno subito”.
Non c’era molta strada: tra un sedersi e un vaneggiamento arrivarono alla tenda giusta. Vidar si lanciò dentro come una palla di cannone.
”Ora vai a dormire, domani sei come nuova”.
”Ashpetta!” Dalla tenda, uscì una piccola mano bianca e esile, con al suo interno un braccialetto di pelle con una stella di metallo.
”L’ho presho per ringraziarti. Ho chieshto in giro, si fa così…” Parlava da dentro la tenda, un po’ perchè era cotta dall’alcool, un pochino per vergogna.
” She non ti piace buttalo…” San fece per parlare ma, la mano bianca si alzò con l’indice alto e prepotente. ”Non dire nulla, shei stata buona con me. Come nessuno. Pensho che gli amici shiano così. Non tutti, quelli buoni. Ti prometto che non ti farò più morire. Se muori mentre non ci sono…ficco la mano nel Subisso e ti riporto qui. Ssssh non dirlo a Mordecai eh. SSShegreto!” Ritraendo la manina. ” Ora vai via, devo vomitare. Non farmi il riassunto domani. Via via, Shhhciò”. San non se lo fece ripetere, tornò in taverna. Vidar collassò e dormì tutto il giorno, lasciando il posto a Cecily.
Tanto liquore e birra in poche ore tirano fuori dalle persone la verità, forse un pochino troppa, forse quella che serve.

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