Gonnelle di Tartan – parte 6

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Quando la sera si incupì al culmine della sua oscurità non girava più nessuno per l’accampamento, c’era solo Istrice che camminava senza meta, doveva andarsene, anzi, era già in ritardo ma qualcosa colse la sua attenzione.Stava tornando verso la sua tenda Estrella, completamente intenta a farsi gli affari propri, e una camminata decisa. Non che fossero amici, si saranno parlati si e no quattro volte e sempre per facezie ma mai come ora Istrice aveva bisogno di un’alleata.

«Ciao Estrella, permetti?»

Quasi si spaventò al suono di quelle parole, non si aspettava certo di essere infastidita a quell’ora, per giunta da sola

«Oramai sei qui, dimmi tutto»

«Nulla, avrei bisogno di lasciare un messaggio a Sgrunty, evidentemente non ci vedremo tanto presto…»

«No»

«Perchè no?»

«Perchè sintomasdelsida.org sei uno stronzo.»

Fece per andarsene ma lui non voleva chiudere quella conversazione.

«Ti ho visto all’ospedale lì fuori con l’amichetto tuo a vantarti delle tue conquiste, a bere e a ridere mentre lei non sa neppure che fine hai fatto. Non una nota, non una lettera, niente. Ma stai tranquillo, le ho parlato e le ho detto di lasciarti perdere, sei una causa persa, sei una roba tossica, hai ragione da vendere quando ti definisci “merce avariata”.»

Un pugno nello stomaco lo avrebbe preso davvero e più volentieri, quasi sicuramente avrebbe fatto meno male. Fece ricorso a tutte le sue energie per incassare, la voglia di trovare un angolino nascosto dove mettersi a piangere lo attraversava come un fiume in piena. Un respirone profondo mentre si specchiava nei suoi occhi neri come la pece era tutto quello che riuscì a fare per mantenere un barlume di lucidità. Ricacciò dentro una lacrima con la forza, se avesse aperto quel rubinetto non avrebbe smesso a breve.

«Ho paura di metterla in difficoltà, Estrella»

«Di tutte le cazzate che potevi dirmi questa è la più stupida.»

«Che senso ha rinunciare a qualcosa per me? Lei ha un cognome e delle responsabilità, sappiamo entrambi che una volta finito il suo lavoro se ne tornerà a casa, che diritto ho io di mettere tutto in dubbio?»

«Sei proprio uno scemo»

«No, davvero, pensaci, mi presento con un nome falso, senza nulla da offrire e dovrei aspettarmi che lei mi presenti ai suoi genitori così?»

«Ma un nome vero ce l’avrai, no?»

«Certo che ce l’ho. Ma non vorrei che…»

La sua gestualità era chiara, senza emettere un fiato si capiva che voleva riavvolgere il tempo, ricominciare il discorso, ripartire da un paio di frasi prima.

«Quaggiù Istrice è un nome vero, qui è realtà, e non conta cosa accadrà se e quando lascerà, lascerete, lasceremo questo posto. dobbiamo arrivarci. Tutte queste paranoie e poi magari domani si muore! Fa che la notte prima sia indimenticabile e che si muoia col sorriso sulle labbra.Io non ce l’ho con te, davvero, ma ogni passo che fai lo fai nella direzione sbagliata, ogni volta che ti muovi rompi qualcosa, secondo me dovresti iniziare a stare fermo»Estrella gesticolava molto per parlare, ogni parola sembrava avere un suo specifico arco composto dalle mani e dalle dita, era ipnotica.

Ed evidentemente questo gesticolare diventava sempre più evidente con più la conversazione si riscaldava.

«Dovresti smettere di muoverti come un uragano a destra e a sinistra, chiedendo continuamente scusa di aver rotto qualcosa. Scegli una direzione e mantienila, ti prego, e vedi che sia dritta verso le sue braccia. Sembra che l’unica cosa che ti interessa sia stare con lei, le hai ronzato intorno un anno e ora che si apre uno spiraglio riesci a mandare solo segnali contrastanti. Nessuno può resistere a questo tanto a lungo, Istrice, prendi la tua decisione e mantieni la tua rotta. Hai il potere di renderla felice e il dovere di farlo dal giorno in cui ti sei dichiarato, ora basta con la tua stupida e ostentata presunta inadeguatezza. Per valere tutte queste storie deve essere un cognome bello ingombrante quello che nascondi…»

Indorare la pillola non doveva essere un talento di Estrella, in pochi minuti aveva indovinato un uno-due che avrebbe messo ko chiunque.

E istrice accusava, era al tappeto, le sue giustificazioni non riuscivano a tenerlo in piedi, aveva ragione lei, doveva prendere una decisione chiara e netta.

«Non che cambi molto per te, ma adesso come adesso Sgrunty sta sopportando tutto quanto sulle sue spalle, nonostante tu abbia una testa di merda non sei ancora al punto di essere una “causa persa”, cerca di pesare le tue parole e i tuoi gesti, credo che tu stia giocando l’ultimo jolly»

«Grazie Estrella, è stato un piacere parlare con te.»

«Ah, sei anche un pessimo bugiardo, cerca di ricordartelo prima di iniziare a parlare.

C’era da fare chiarezza adesso, e c’era una persona sola che lo poteva aiutare. Certamente non sarebbe stata una cosa facile.

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