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GLI APOSTATI

“Nel destro lato è Scilla; nel sinistro è l'ingorda Cariddi.”
– Omero, Odissea –

apostati_.jpgUn remoto arcipelago in cui ogni spanna di suolo è dominata dall’ignoto è sufficiente a ispirare timore. Tuttavia, un incubo ben più terribile attende quanti hanno messo piede presso Novisterra .

Le icone esposte sul cancello del Ghetto, stralci di pergamena e persino inquietanti visioni affiorate nei sogni degli ospiti di Novisterra hanno dato forma al mito degli Apostati, i quali reggono le omonime isole che cingono la Dimora di SofoS. Queste abominevoli figure, delle quali non esiste una rappresentazione univoca, sembrano opporsi strenuamente al divino patrono di Novisterra. Dalle poche memorie che emergono presso il Ghetto, l’origine degli Apostati è presumibilmente legata alla leggenda di Elmorion e, di conseguenza, alla prima spedizione che giunse in questa meta.

Questi tre individui erano membri della ciurma di Elmorion ma non si conosce altresì né la loro provenienza né che ruolo avessero al servizio del sire elfo. L’unica ipotesi consolidata è che, durante la loro permanenza presso Novisterra, i tre rinnegarono i Canoni di SofoS, violando le regole del dio e profanando la sua imperscrutabile volontà. Arduo dire perché gli Apostati voltarono le spalle a SofoS; le congetture più accreditate si dividono tra un atto dettato dalla mera bramosia di raggiungere l’Ascesa oppure da un grave alterco con il resto della ciurma di Elmorion.

Il sacrilegio impose un orrendo maleficio sui tre, infliggendo a ciascuno un inguaribile morbo legato a una delle tre Anime dell’Archeosofia. Le malattie che punirono gli Apostati ne alterarono l’aspetto, rendendoli esseri grotteschi e mostruosi, disprezzati da tutti, con la sola eccezione di quanti in seguito abbracciarono la loro stessa dannazione:

  • Criso “Il Decrepito”, la Grama Consunzione: Criso fu maledetto dal potere dello Scarabeo, il quale impose al suo corpo d’invecchiare e avvizzire senza mai conoscere l’oblio della morte. Il morbo, detto Grama Consunzione, è legato all’essenza del Tempo il cui implacabile incedere segna il declino d’ogni sostanza e gloria terrena. Alcune fonti rappresentano Criso come un fragile scheletro vivente che deve sostenersi con pesanti grucce di bronzo per evitare che le sue ossa finiscano per cadere a pezzi, in altri casi è ritratto come un mummia incartapecorita i cui arti atrofizzati si muovono solo grazie alla stregoneria, in altri ancora come un uomo dallo sguardo acuto il cui corpo, al calare del sole, viene divorato da uno sciame di scarabei per poi rigenerarsi all’alba seguente.
  • Morg “L’Informe”, lo Specchio del Matto: Morg fu maledetto dal potere della Falena, che provoca l’incessante mutazione del suo corpo nelle figure più contorte e raccapriccianti. Questo maleficio, detto Specchio del Matto, distorce l’essenza dello Spazio, corrompendo la forma del soggetto e privandola di ogni ordine o proporzione. Vista la natura del morbo che lo affligge, l’aspetto di Morg varia considerevolmente in ogni icona disponibile; impossibile anche solo ipotizzare l’aspetto che avesse in origine, se fosse uomo o donna o a quale popolo appartenesse.
  • Amalia “La Cucita”, la Trama Cremisi: Amalia fu maledetta dal potere del Ragno, il quale si manifesta con la comparsa di una fitta rete di filamenti rossicci sul suo corpo, sigillandone ogni parte tramite cui si esprimono i cinque sensi: occhi, bocca, naso, orecchie e mani. Le fonti disponibili nel Ghetto lasciano intendere che il morbo di Amalia, detto Trama Cremisi e legato alla sottile essenza della Sorte, sia il più atroce e temuto. Ogni singola percezione del mondo circostante viene offuscata dalla morsa della Trama e la mente del soggetto resta comunque straordinariamente vigile, eternamente intrappolata in una prigione di carne. Anche le immagini di quest’Apostata offrono molteplici varianti: talvolta la Trama avvolge solo una parte del corpo di Amalia mentre in altri casi ella è completamente serrata in un bozzolo cremisi sul quale torreggia un aracnide del medesimo colore.

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Le Apostasie

“Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare.”
–Tullia d’Aragona, detto latino –

Gli spettrali atolli chiamati Apostasie sono la sede, o forse la prigione, di ogni Apostata. Non a caso le fonti rinvenute a Novisterra offrono una duplice versione sull’esilio che i tre dovettero affrontare dopo essere stati maledetti da SofoS: in un caso fu il dio stesso a relegarli nelle isole che stavano attorno alla sua Dimora, in un’altra versione furono invece gli Apostati a decidere d’infestare quei luoghi in modo da coalizzare il loro oscuro potere a danno del patrono che li aveva condannati.

L’unica certezza che si evince dalle scarse testimonianze è che gli Apostati non rimasero da soli. Ognuno dei tre formò nelle Apostasie un nutrito seguito, condividendo con esso il proprio infausto destino. Pare che il nucleo centrale della “corte” di ogni Apostata fosse costituito da fedeli gregari, la cui presenza lascia intuire come essi rivestissero posizioni di rilievo in seno alla corte di Elmorion. Allo stesso modo, si registra che la popolazione di ogni Apostasia crebbe nel corso del tempo. Tutto ciò solleva un’inquietante teoria sull’epilogo dell’impresa originale di Elmorion: se parte della ciurma dell’elfo venne accolta nella Dimora di SofoS dopo avere completato l’Ascesa, è probabile che il resto d’essa finì, al pari degli Apostati, per calpestare i dettami del dio, finendo così per abbracciare il fato dei tre che per primi si erano macchiati di tale peccato. Qualunque sia la verità, il mito degli Apostati si accompagna inevitabilmente a quelle delle loro corti: sventurate masse affette, in forma più o meno grave, dallo stesso morbo del loro Sire.

Dato che l’avvento di Elmorion risale a sei millenni addietro, se le corti degli Apostati sono sopravvissute per tutto questo tempo, si presume abbiano sviluppato una qualche forma di civiltà tra i misteriosi confini delle Apostasie. Non ci sono prove concrete di questo ma alcuni affreschi scoperti nelle buie cripte del Ghetto mostrano gruppi di soggetti che sembrano abitanti tipici delle isole maledette: gracili anziani dalle lunghe chiome canute, dediti a scrutare misteriosi strumenti divinatori, probabilmente legati al servizio di Criso; orde di creature deformi prostrate in lacrime di fronte a quelli che sembrano specchi infranti, senz’altro associate a Morg; file di pellegrini ciechi, sordi o storpi che marciano impaludati in vesti cremisi, i quali calcano lo straziante cammino di Amalia.


Il Contrappasso

“Così s’oserva in me lo contrapasso.”
– Dante Alighieri, Divina Commedia Canto XXVIII –

Oltre subire il penoso fardello imposto da SofoS, gli Apostati incarnano una forza ostile e perniciosa, la quale si oppone strenuamente a quanti perseguono l’epica meta offerta dal dio o anche solo si accostano ai poteri dell’Archeosofia.

Ambire all’Ascesa comporta inevitabilmente affrontare le insidie che si celano nelle Apostasie, le quali costituiscono tanto un ostacolo fisico quanto un pericolo cui nemmeno la più cupa fantasia può dare un volto. I tratti di mare che si aprono tra le isole sono perennemente scossi da onde fragorose e nubi minacciose li sovrastano, promettendo burrasca a ogni ora del giorno e della notte. Anche il capitano più esperto, al timone del vascello più robusto, non riuscirebbe a superare una simile tempesta; pertanto, l’unica strada che resta ai pionieri è attraccare sui lidi di una delle Apostasie, attraversarne il territorio e, una volta giunti sulla parte opposta, organizzare un’altra imbarcazione per compiere la traversata che li separa dalla Dimora di SofoS. Inutile dire che ciò comporta scontrarsi con l’Apostata e la sua corte ammorbata.

Se la feroce vendetta dei tre attende quanti proveranno a varcare le Apostasie, nondimeno si abbatterà anche su chi coltiva l’arte mistica delle Anime. Scarabeo, Falena e Ragno promettono grandi portenti, ma chi li invoca deve guardarsi dall’attrarre il Contrappasso… quest’espressione lascia intuire che gli Apostati possano in qualche modo percepire l’impiego dell’Archeosofia ed estendere il loro maleficio a danno di chi la utilizza. In particolare, il Contrappasso si esprime come un effetto negativo che in qualche modo rovescia i benefici del potere esercitato. Esempi rappresentati nei cimeli del Ghetto includono presunti Archeosofi che usano la loro magia per favorire la crescita di piante e che subiscono dopo un repentino invecchiamento, una coppia d’individui che si stringono le mani onde spostarsi in un luogo lontano per poi ritrovarsi fusi in un unico corpo aberrante, oppure un giocatore di azzardo che influenza il suo lancio di dadi, la cui bocca improvvisamente gli svanisce dal volto!


L’ombra dei gaglioffi, ingigantita dall’ultimo lume appeso nei pressi dell’uscita del Ghetto, assumeva i connotati di un mostruoso orco partorito da una fiaba infantile. I due ansimavano come mantici sotto il peso della rozza scala che avevano realizzato con mezzi di fortuna.

Anche quella strana comunità, formata da individui provenienti da tre distinte regioni del vecchio mondo, aveva le sue regole. Ognuno lavora in base alla sua arte o mestiere, i prodotti sono scambiati liberamente tra i cittadini e i beni di prima necessità sono rigorosamente serbati e distribuiti dai Governatori… e se qualcuno allunga le sue mani per carpire più di quanto gli spetta, subisce il fio imposto da chi amministra quelle provviste. Nel caso dei gaglioffi, si trattava di uno staio di ceci sottratto ai magazzini del Riddenfelt e il giorno successivo mezza dozzina di quei barbari del Settentrione si erano mossi come implacabili segugi, con una promessa di morte stretta tra le dita.

I due non avevano nemmeno avuto il tempo di digerire l’abbondante pasto a base di legumi e, purtroppo per loro, si trovavano in un insediamento in cui i cancelli erano tutti serrati.

Certo, saltare i muri che li separavano dall’entroterra del Guf non appariva un’impresa ardua. Tuttavia, c’erano quegli strani vincoli, Canoni li chiamavano, e un dio ignoto li aveva imposti a quanti fossero giunti presso quella terra sepolta nell’occhio di Sargashion. Uno di essi sanciva che sarebbero dovuti restare per un anno là dentro, chiusi come galline nel pollaio. Non che gliene importasse molto ma un po’ ci credevano… almeno finché non si ritrovarono braccati, con la prospettiva d’essere trucidati e il loro cuore mangiato da quei cannibali!

Arrivati a ridosso dell’alta parete, le cui pietre erano perfettamente incastrate senza l’ausilio di malta, appoggiarono la scala e, bestemmiando, scoprirono che non bastava a raggiungere la sommità del muro!

I gaglioffi si scambiarono uno sguardo d’intesa, tesero le mani con un gesto secco, mostrando ciascuno un certo numero di dita. Uno sorrise, l’altro si rabbuiò e prese a salire, bofonchiando fino ad arrivare in cima alla scala. Subito dopo anche l’altro si arrampicò, salendo sulle spalle del primo per arrivare ad aggrapparsi al bordo che li sovrastava. Per un attimo le sue dita sembrarono cedere ma poi riuscì a sollevarsi fino a restare in equilibrio sul muro.

L’altro gli fece cenno di allungare la mano per issarlo ma il compagno sembrava guardare di fronte a sé: quel disgraziato figlio di puttana voleva lasciarlo lì sospeso come un salame!

Una folata di vento spirò su di loro, recando con sè uno strano tanfo di foglie morte, o qualcosa di peggio.

Quello che stava sotto ebbe a malapena il tempo di scorgere un guizzo vicino alle gambe del compagno. Una mano umana, con alcune dita orribilmente allungate e coperte di peli nerastri, simili a setole di porco, gli serrò il piede e quello scomparve dall’altra parte senza mettere un fiato.

Il gaglioffo che stava sulla scala cadde all’indietro, rotolando su di essa e atterrando con uno schianto sul selciato. Si alzò subito dopo, arrancando indietro senza quasi accorgersi della gamba e del piede fratturati. Tornò dritto nelle vie del Ghetto.

Meglio l’acciaio del Riddenfelt.

Meglio essere squartato.

Meglio crepare che finire tra le grinfie di quella cosa.


Galleria LARP

Morg, l'Informe.

morg_1.jpg

gli_apostati.txt · Ultima modifica: 2026/05/09 11:11 da admin

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