IL RAGNO
“Il destino mescola le carte e noi giochiamo.”
– Arthur Schopenhauer –
L’Anima del Ragno governa il fato. La tela del Ragno si distende tra le pieghe del mondo come un manto invisibile, tessuta con pazienza e precisione, a volte fraintendendo le distanze e nascondendo le verità più oscure. Le sue trame si intrecciano tra il reale e l’irreale, tra l’invisibile e l’apparente, governando i fili dell’inganno e del fato con una maestria che rasenta il soprannaturale. Ogni nodo, ogni intreccio, è carico di potere, ogni scelta la riflessione di una volontà che agisce dietro le quinte, al di là di ogni controllo.
Nella sua forma primordiale, l’Anima del Ragno altera la percezione dei sensi, generando subdole illusioni che si propagano dalle ombre, proprie o dei suoi bersagli, producendo miraggi che coinvolgono il suono o la vista, che offuscano anche i sensi più acuti. Gli individui più attenti e scaltri ritengono di essere immuni a questi sotterfugi, ma è quello il momento in cui sono già invischiati all’interno della tela.
Ritenere che le illusioni non siano reali rende solamente ciechi di fronte alla realtà che muta sotto i propri occhi: esiste davvero quel ponte sul baratro, sono squali quelli che stanno nuotando verso di me? Un attimo d’esitazione può fare la differenza tra vivere e morire.
Quando si parla di Apoteosi, invece, l’Anima del Ragno assume dimensioni ben più grandi: si dice possa effettivamente alterare la sorte delle creature, propiziando le loro gesta o contrastandole sino a vanificarle. Che si tratti di mera suggestione o di una facoltà in grado di 'tessere' la trama del caso, il più alto potere del Ragno può davvero sancire il destino di chicchessia, tanto dell'eroe quanto del miserabile, tanto dei villici quanto dei sovrani. Nessuno può sottrarsi al karma: i suoi fili sono avvolti attorno a tutto ciò che esiste e alterarne uno può sconvolgere tutto il tessuto, come un sasso tirato in uno specchio d'acqua ferma.
Ogni potere ha però un contrappasso, soprattutto per chi gioca con i fili intessuti dal karma: il destino non vuole essere cambiato e le ombre degli individui il cui fato si vuole sovvertire potrebbero animarsi in sua strenua difesa, come se fossero entità legate “all’ineluttabilità della sorte”. Può accadere una volta ogni milioni di interferenze o può accadere alla prima vibrazione, non vi sono segnali che possano preavvertire di questo evento.
Un ragazzo, ad esempio, che si è salvato durante la giovinezza grazie ai poteri del Ragno potrebbe improvvisamente ricevere una spinta mentre si trova a bordo strada ed una carrozza è in avvicinamento. I testimoni oculari affermeranno che non vi era nessuno accanto a lui, ma, mentre il corpo giace privo di vita in mezzo alla strada, un attento osservatore potrebbe notare un lieve movimento dell’ombra, un tremolio che va spegnendosi fino alla completa immobilità.
Il capitano del Ragno
“Le storie sono ragnatele intrecciate di parole ed idee.”
–Neil Gaiman –
La maggior parte delle persone potrebbe pensare che se l’Anima del Ragno è potente e subdola, il Capitano che ne addomestica i poteri lo sia ancora di più: l'uomo che si dice recare l'Archeofatto che districa la Trama Suprema, Hjólsköp, la Ruota del Destino, potrebbe essere di grande ambiguità intellettuale, un maestro nel manipolare le percezioni di chi lo circonda e le persone stesse, un uomo che sa spostare le ombre, che sa muoversi tra il mondo degli occhi e quello dei sogni, come chi attraversa senza paura il confine sottile tra realtà e follia.
Il Capitano del Ragno è in realtà una delle persone più socievoli ed estroverse che si possa incontrare nel Ghetto : lo si può trovare spesso nella locanda a gozzovigliare insieme ai pionieri, proponendo giri di bevute che non pagherà mai. Molti di quelli che si sono imbarcati per Novisterra sulla sua nave è bastata una notte di gioco e di bevute per abbandonare il mondo conosciuto verso l’avventura, ammaliati da racconti di improbabili tesori e segreti da scoprire. Uomo ridanciano e facile alla battuta, il sarcasmo è più affilato della sua lama ed il gioco d’azzardo lo attira come un insetto nella tela di un ragno.
Il Ragno non è immune alla sua stessa Anima, si dice che la possibilità di vedere ogni possibile diramazione dei fili del karma lo possa portare alla follia, possa farlo tentennare di fronte al pericolo incurante delle conseguenze, cercando tra infinite possibilità e perdendo l’attimo giusto per cambiare quello stesso destino.
Quando le scelte sono troppe e rischiano di sopraffarlo, l’azzardo dei dadi o del lancio della moneta lo può liberare dall’affanno, cedere la scelta alla sorte tra un limitato numero di fili evita che si possa perdere in essi, facendolo recuperare dalla follia in cui rischia di cadere.
Alcuni sostengono di aver visto il Capitano intessere le ombre di una notte senza luna, sedersi nel mezzo di un sentiero del Ghetto per giocare a dadi con la sua stessa ombra, parlandole come se fosse un membro del suo equipaggio. Nessuno sa veramente cosa succeda quando lo sguardo del Ragno si posa sulle ombre: si racconta che alcune delle sue creazioni abbiano preso vita, divenendo entità impossibili, rivelazioni della sua stessa Trama che lo seguono come ombre mute, pronte a svelare il futuro di chi osi guardare troppo a fondo nel suo operato. Alcuni sostengono, forse a ragione, che sia il Ragno stesso ad aver messo in giro queste storie, per acquisire fascino agli occhi di coloro che intendeva sedurre.
Chiunque lo fermi per chiedere conferme o smentite a queste storie si ritrova con mille domande e ambiguità in più, in una sovrapposizione di una menzogna che copre una bugia che nasconde una verità generata da una battuta di spirito: ben pochi possono dire di aver conosciuto davvero il Ragno, ma questo non gli impedisce di festeggiare con chicchessia.
C’è una storia che circola nei porti, nei mercati, nelle sale dei governatorati.
Parla di un giovane funzionario, onesto e brillante, che aveva davanti a sé una carriera sicura e priva di scossoni. Un giorno, durante un ricevimento, il Capitano del Ragno gli si avvicinò con due bicchieri di vino in mano. Gli porse il calice con un sorriso e gli chiese:
“Dimmi, se potessi cambiare una sola cosa in questo mondo, cosa sarebbe?”
Quella notte il giovane parlò come non aveva mai parlato prima. Il Capitano ascoltava con attenzione, senza interrompere, senza giudicare. Alla fine della conversazione, si limitò a dire:
“È una fortuna che tu esista. Il mondo ha bisogno di uomini come te. Puoi optare per il tuo mestiere mediocre ma durevole o scegliere le tue aspirazioni gloriose ma effimere.”
Nessuna richiesta, nessuna pressione, solo parole, ma bastarono. Pochi mesi dopo, il giovane aveva lasciato il suo posto sicuro per unirsi a una causa più grande, aveva trovato il coraggio di fare ciò che aveva sempre desiderato.
Vi è però un altro filo, un altro risvolto del fato, che ha le stesse possibilità di essere vero.
Parla dello stesso giovane, delle stesse parole scambiatesi con il capitano del Ragno, il giovane partì all’avventura, seguendo nobili cause che però si rivelarono vuote e prive di significato; poche settimane bastarono a farlo trovare in una stanza chiusa, con un cappio intorno al collo ed un biglietto d’addio scritto affianco, tenuto fermo dalla moltitudine di bottiglie che si era scolato.
Perché la benedizione del Ragno è anche la sua più grande maledizione.
