NOVISTERRA
“Quando si è determinati, l'impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra.”
- Yamamoto Tsunetomo -
Quando le navi arrivarono presso Novisterra, effettuarono una circumnavigazione sommaria delle varie isole cercando un punto adatto allo sbarco. Tuttavia, si resero presto conto che l'unica accessibile era la più grande dell'arcipelago, situata al margine est: il Guf .
Le altre isole sembravano circondate da imprevedibili fenomeni atmosferici. Violente raffiche di vento nascevano all’improvviso, formando perniciose trombe marine. In alcuni punti, una risacca straordinariamente forte spingeva le navi in direzione opposta ogni volta che cercavano di avvicinarsi ad un possibile approdo.
Solo la costa orientale del Guf rimaneva sufficientemente placida: una bonaccia quasi irreale caratterizzava tale tratto di mare.
Le navi gettarono l’ancora in una baia riparata e le scialuppe si avvicendarono sulla battigia, scaricando provviste e materiali. Sulla spiaggia furono ritrovati segni evidenti e manufatti risalenti ad uno sbarco avvenuto in precedenza. La cosa che stupì gli esploratori fu lo stato di conservazione degli oggetti rinvenuti sulla spiaggia: barili vuoti ma ancora intatti, anfore di coccio senza crepe o segni di erosione, un remo spezzato ma col legno ancora in buono stato. Ad un esame più attento, la squisita manifattura e la solidità del materiale rivelarono la loro origine: si trattava indubbiamente di manufatti elfici, legati alla leggendaria impresa di Elmorion avvenuta seimila anni prima.
Le sorprese non erano tuttavia finite: avanzando verso l’entroterra fu notata immediatamente una stele di pietra grigia con una solenne incisione:
Questo è il Guf
porta di approdo di LihinihiL
Sotto a tale scritta era rappresentato in maniera schematica l'arcipelago, il che fornì agli avventurieri una migliore comprensione della geografia del luogo.
L'isola su cui si trovavano era la più grande, detta il Guf. Al centro dell'arcipelago vi era una piccola isola che era indicata come Dimora di SofoS, mentre intorno ad essa erano disegnati tre atolli, detti le Apostasie.
Proseguendo verso l'entroterra furono avvistate altre steli recanti i Canoni di SofoS, che permisero agli avventurieri di apprendere la volontà di questa misteriosa entità, oltre che fornire loro ulteriori informazioni sull’arcipelago.
O mortali che alla mia Dimora giungete,
Verso l'Ascesa i passi volgete,
Con brama che mai nel petto si estingue,
Per colmar l'Ambizione che vi distingue.
I Canoni per tutti siano sacro impegno,
Chi nel Guf giunge ne segua il disegno,
E del Ghetto il Patto giammai tradirà,
O funesto rancore su lui calerà.
Spogliatevi d'ogni sapere vergato,
Con figure o verbo codificato,
Che il Ghetto accoglie sol chi trascura,
Sapere che scritto o arte cattura.
Un ciclo di stagioni dovrà qui dimorare,
Prima che il Cancello possa oltrepassare.
Oltre si stende il Forum, terra comune,
Dove il Culto fonderete senza remore alcune.
Qui l'animo vostro diverrà possente
Per affrontare l'Ordalia incombente.
Le restanti terre divise saranno,
Tra le fazioni che qui regneranno.
Là i popoli tutti, ormai di memoria privi,
Rifonderanno domini dai ricordi primitivi;
Dalle Reminiscenze tesseranno il passato,
Ricostruendo insieme ciò che fu dimenticato.
Sol chi si mostrerà davvero degno,
potrà giungere infine al mio regno.
E ambire all'Ascesa con gran valore,
per appagare del suo cuor l'ardore.
I Canoni di SofoS
SofoS impone rigide regole a chiunque voglia intraprendere l'Ascesa. In particolare:
- Coloro che ambiscono all'Ascesa dovranno trascorrere un anno isolati all'interno del Ghetto e rinunciare a parte della loro memoria.
- Si fa divieto assoluto di portare scritti o illustrazioni oltre l'ingresso del Ghetto.
- All’interno del Ghetto non è altresì consentito realizzare scritti o esercitare qualunque tipo di arte figurativa.
Questi pochi versi confermarono i Canoni dettati da SofoS, precedentemente riscontrati negli scritti di Elmorion: il gruppo di avventurieri avrebbe dovuto abbandonare ogni documento scritto prima di entrare nel Ghetto e dimorarvi un anno. Qui avrebbero perso la memoria - cosa di cui le schiere avevano già consapevolezza, e non avrebbero potuto realizzare nuovi scritti o illustrazioni. Dopodiché questi avrebbero potuto spostarsi nel resto dell’isola: la parte centrale, detta Forum, avrebbe ospitato i coraggiosi che si preparavano a superare l’Ascesa, ispirati e guidati dal Culto di SofoS. Le altre tre aree sarebbero state assegnate ai Governatori, i quali avrebbero cercato di ricostruire le tradizioni del loro popolo appigliandosi ai pochi frammenti di memoria rimanenti.
Quando le compagini arrivarono presso il Ghetto, si trovarono di fronte a un vasto villaggio quasi completamente inghiottito dalla natura. Rampicanti e radici si erano insinuati tra le pietre delle costruzioni e le strade erano ridotte a sentieri appena distinguibili tra l’erba alta. Tuttavia, con grande sorpresa, molti edifici sembravano essere in buone condizioni: anche qui probabilmente c’era la mano sapiente dei costruttori elfici.
Muovendosi con cautela, i Capitani e un piccolo gruppo di esploratori si avventurarono tra le case. Nelle stanze vuote non c’era nessun segno di vita, solo pochi arredi o altri oggetti ricoperti da piante e detriti.
Dopo ore di esplorazione, fu chiaro che il Ghetto poteva essere abitato. L’origine del suo stato di conservazione rimaneva per lo più un mistero, ma di fronte alla necessità fu deciso di accettare le condizioni imposte dai Canoni e stabilirsi lì per un anno.
Il legno della scialuppa scricchiolò mentre si avvicinava alla riva. Quando il fondale divenne troppo basso, due dei rematori smisero di vogare e scesero nell’acqua bassa, affondando gli stivali nella sabbia bagnata. All’unisono iniziarono a trascinare l'imbarcazione a riva.
Serah posò il remo e si alzò, preparandosi allo sbarco, tendendo una mano a Ilya, seduta al suo fianco. La giovane, cieca dalla nascita, si sistemò in spalla un ingombrante zaino coi suoi effetti personali e si aggrappò a lei con naturalezza. Serah le aveva giurato che avrebbe fatto di tutto per darle la vista. Anni di pellegrinaggi l'avevano condotta da cerusici, sciamani e alchimisti, senza mai trovare una cura. Poi nel loro villaggio era arrivato Ragno, che aveva promesso che chiunque fosse sopravvissuto all’ordalia di SofoS sarebbe stato certamente in grado di guarire Ilya.
“Ci siamo. Da qui in poi è un salto nel buio” sussurrò Serah.
“Non temo il buio”, rispose Ilya con un sorriso, “non ho mai visto altro.”
Serah sorrise a sua volta con amarezza. Quante volte le aveva descritto il mondo intorno a loro? E ora, su questa terra antica e misteriosa, erano entrambe cieche di fronte all’ignoto.
I marinai avanzavano a fatica, trascinando la scialuppa sulla sabbia umida. Serah fece lo stesso con Ilya, guidandola con passo fermo verso la riva sconosciuta. Una volta sulla terra ferma, le due giovani si fermarono e si abbracciarono.
“Dicono che perderemo la memoria.” disse Serah. “Promettimi che qualunque cosa accada, non mi dimenticherai.”
“Te lo prometto” rispose Ilya. “Non potrei mai dimenticare il suono della tua voce o il tuo profumo.”
Avrebbero potuto stringersi per sempre, farsi mille promesse e aggrapparsi ai loro ricordi con tutta la forza dell’amore e della volontà. Ma in una terra sconosciuta come LihinihiL, anche i legami più saldi si sfilacciano come corde logore, e i sentimenti più forti possono svanire sotto il peso dell’oblio.
