Strumenti Utente

Strumenti Sito


le_piane

LE PIANE

“La pianura non ha confini, perché è un luogo dell’anima.”
– Marco Belpoliti –

Fra le tre regioni, quella delle Piane gode della maggiore estensione di territorio: è formata perlopiù da grandi praterie che si sviluppano da occidente fino a oriente, confinando a nord con il Leir e a sud con il Garadh. Le sue fertili terre sono irrorate da numerosi rivi che nascono dalle pendici montuose delle Cime Guardiane e scorrono placidi fino a sfociare negli oceani. Anche se questa può sembrare la perfetta descrizione per un luogo ameno, le Piane non sono scevre di pericoli, anzi; primo fra tutti le molte sacche di briganti che imperversano nella regione, che proprio per la sua natura priva di alture rende impossibile costruire borghi fortificati in posizioni adatte alla difesa.

A causa di questi rischi, le popolazioni delle Piane sono costrette a una vita errabonda, spesso sfruttando le molte spelonche che la terra offre come rifugi improvvisati.

Il clima nelle Piane è piuttosto variegato: le temperature mutano notevolmente durante l'anno, con estati calde, talvolta torride e inverni freddi se non gelidi. In questa particolare regione si alternano principalmente due stagioni: una delle piogge e una secca. I venti sono contenuti e l’intensità delle piogge e dei periodi di siccità influenzano in modo particolare la rigogliosità della vegetazione e le migrazioni della fauna.

Nei primi millenni dell’Era, le Piane vennero predestinate dai Vhalghast , messi celesti, per ospitare il maggior numero di Are, gli altari consacrati all’erudizione dei popoli Effimeri. In questi luoghi costoro istruirono le genti primitive sui rudimenti della civiltà e sulla teologia, narrando loro dei molteplici numi del Cosmo. Tra i popoli della regione nacque anche una peculiare sacca di individui, detti Segnati. Si tratta di individui che hanno vissuto o discendono da chi ha vissuto in aree contaminate dall'essenza creatrice o corruttrice degli Artefici morti nel corso delle Guerre dei Titani. I Segnati possiedono una lieve “scintilla mistica” innata ma sono più gracili e tendono a invecchiare prima del normale.

Da allora i nomadi iniziarono a compiere peregrinazioni periodiche presso le Are. Questi viaggi avevano lo scopo di porre richieste esplicite ai numi o anche solo di dedicarsi alla contemplazione del divino. La sintonia con questi monoliti di pietra crebbe fin al punto in cui essa riuscì a donare alle genti delle Piane il loro ancestrale potere, facendo così nascere le prime arti mistiche.

Vennero così scoperte arcane scienze come:

  • L’Alchimia, maggiormente nelle zone occidentali della regione, un’arte in grado di comprendere e manipolare la materia più primordiale allo scopo di trasformarla come più si desidera.
  • La Cronomanzia, principalmente nelle zone centrali della regione, ovvero dei poteri mistici in grado di piegare, seppur per alcuni istanti, il tempo stesso, sfruttando quegli attimi rubati a proprio vantaggio.
  • L’Emeromanzia, specialmente nelle zone orientali della regione, una forma di divinazione che si basa sull’interpretazione dei sogni affinché essi rivelino il futuro dell’individuo.

Riconoscendone il grande potere, i nomadi delle Piane iniziarono a proteggere i luoghi in cui sorgevano le Are, così che tali conoscenze non finissero in mani indegne, oltre che per salvaguardare i siti come fonte effettiva della connessione tra umano e divino.

Per generazioni le Are vennero custodite come spazi sacri e i loro custodi, in grado di attingere alle fonti mistiche ivi racchiuse, erano in grado di difenderle con potenti sortilegi così grandi da fermare gli scaltri ficcanaso del Garadh e gli irriducibili bruti del Leir. Dopo la scomparsa dei Vhalghast, il potere delle Are si estinse, e i custodi furono costretti a prendere congedo. Le tradizioni vennero comunque tramandate e i loro custodi col tempo diventarono sempre più misantropi e meno propensi a concedere sapere ai “barbari” le cui intenzioni non fossero state accertate in precedenza.

I nomadi si radunano intorno a un leader carismatico, chiamato il Magister, che spesso ha innate doti mistiche, oppure ha avuto accesso alle antiche pergamene delle tradizioni dei Custodi. Queste figure, spesso ieratiche, raccolgono attorno a sé discepoli desiderosi di coltivare la loro arte o la loro scienza, e le guidano con il loro sapere.

Tali comunità sono legate tra loro da legami paragonabili a quelli tra consanguinei. Sono comunemente guidati dalla persona con più conoscenza, indipendentemente da altri attributi, anche se spesso essa coincide con la persona più anziana, ergo di maggiore esperienza. Può capitare che la guida sia affidata a un individuo più giovane, a patto che venga investito della totale fiducia da parte del resto della comunità, che lo supporta laddove sia necessario. Nonostante possano dar l’impressione di essere estremamente freddi, talvolta perfino altezzosi, i nomadi sono particolarmente rispettosi verso coloro che si sono meritati posizioni di comando o abbiano ottenuto la saggezza del tempo. Hanno sviluppato inoltre uno spiccato senso di giustizia, probabilmente dovuto ai vari insegnamenti etici e filosofici condivisi con loro dai Vhalghast.

La disciplina sviluppata considerava in maniera diversa il tempo; il calendario, ad esempio, faceva capo all’eterno presente: gli anni venivano contati a ritroso e l’anno corrente era considerato sempre il primo: solo una volta trascorso veniva numerato all’indietro. La conoscenza era tenuta in somma considerazione, ma solo come via per dimostrare l'inutilità di tutte le domande mal poste. La formula “Nusuth”, traducibile come “non importa”, era la cosa più vicina al sacro per queste tribù nomadi, e allo stesso tempo poteva diventare l’insulto più sanguinoso

Sia per motivi culturali sia meramente pratici, i nomadi sono soliti indossare lunghi abiti con tessuti in grado di mitigare il calore o il freddo più estremo. Essi sono soliti coprire il viso in parte oppure completamente, a volte persino con maschere, per una maggiore protezione, e forse - come citano alcuni dei più stimati eremiti - per allontanarsi dalla mondanità, rifuggendo la schiavitù della carne intesa come piacere o soddisfazione immediata degli istinti.

I nomadi amano fregiarsi di esotiche decorazioni: oggetti, simboli ed elaborati tatuaggi, usati spesso come riconoscimenti distintivi della branca di arte praticata o semplicemente preferita in base alla loro zona di provenienza o alla loro affinità.


Gli scalini seguivano un percorso tortuoso, a semicerchio, prima tre in salita, quindi dopo un piccolo pianerottolo iniziavano a scendere facendo una semicurva in senso opposto. L’ingegnosa architettura era stata tramandata sulle antiche pergamene e serviva a non fare entrare mai la luce diretta del sole, così come le intemperie, il vento, la sabbia: tutto veniva escluso, se non dotato della volontà di proseguire nel cammino.

I Ritrovi più antichi avevano tutti questa caratteristica. Alla fine, era anche un simbolo del proprio credo. I piedi avvertivano nella semioscurità l’incavo nella parte centrale dello scalino, nel punto dove, per centinaia di anni, discepoli come lui avevano deciso di fuggire le illusioni della luce per esplorare la vera conoscenza, quella che si percepisce dopo intensa meditazione.

La fresca oscurità e la calma dell’aria gli risultavano piacevoli dopo aver trascorso tutto quel tempo all’esterno. Gli occhi non erano più tanto abituati alla luce del giorno e respirare la polvere era diventato un tormento intollerabile, per questo come tutti i suoi confratelli usava drappeggiare intorno al capo e davanti a bocca e naso del tessuto, mentre gli occhi erano protetti dall’uso del kajal, un pigmento nero che impediva l’irritazione, applicato all’interno della rima della palpebra inferiore e lungo il bordo delle ciglia di quella superiore. Simboli di protezione gli decoravano anche il dorso delle mani, per proteggere il corpo dal pericolo della percezione del mondo circostante. Solo il puro pensiero, la pura conoscenza, quella ricavata dalla meditazione degli Scritti, avrebbe riportato i Poteri Perduti, e con essi i privilegi della loro Casta.

Ecco, iniziava a sentire il canto di Mezza Estate degli accoliti, che durava quattro clessidre, incuranti se all’esterno vi fosse notte o giorno. I cantanti e i musici si univano in base alla loro volontà, la maggioranza cantando solo alcune sillabe, in una improvvisazione di gruppo guidata soltanto dal ritmo dei tamburi e dalle indicazioni dei Canti, diventando inspiegabilmente armonica con la guida del Solista. Mi unisco al coro, cantando un semplice “Aaaah” e sento immediatamente tutte le voci che cantano “Aaaah” sopra, insieme e sotto di me, finchè non sento la mia voce, ma solo il canto, e poi non sento più il canto, ma solo la musica, come un'onda argentata che si muove, come una creatura vivente, che si inabissa e riemerge trascinandomi, mi sento immortale…

Rjvka mi tocca il braccio. È ora di cena.

Ho cantato ininterrottamente per mezza clessidra. Ritorno a cantare dopo cena, e rimango per una clessidra intera. Lo faccio per tre clessidre. Eppure, non riesco a raggiungere lo stato di conoscenza che sento necessario. Non sono arrivato dove la mente si fonde con l’Ara. La mia volontà è forte, ma non è sufficiente. L’Oscurità vuole un pegno. Vuole da me qualcos’altro.

So cosa è.

Finora ho fatto finta di non saperlo. Forse per non affrontare ciò che aborro. Le pergamene che ho trovato, le dicerie di un’isola dove la conoscenza viene riversata da un essere superiore… forse è davvero quella la mia strada. Dovrò fronteggiare lo sgradevole mondo, la fastidiosa luce, l’insipienza degli altri popoli, ma se questo mi darà la capacità di diventare immortale, che così sia.

le_piane.txt · Ultima modifica: 2025/09/10 09:51 da admin

Donate Powered by PHP Valid HTML5 Valid CSS Driven by DokuWiki

Contenuti originali. Tutti i testi e le immagini presenti in questa wiki sono di proprietà degli autori salvo diversa indicazione.
Per usi o licenze contattare terredegliangeli@gmail.comLeggi il disclaimer completo.