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IL VITRIOL
“Gli esseri umani sono caratterizzati da innumerevoli debolezze, eppure aspirano incessantemente alla perfezione.”
– Angel Dust (Hazbin Hotel) –
Il termine VITRIOL è un acronimo che nella prima lingua significa “Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, il quale tradotto letteralmente diviene “Visita l'interno della terra: operando con rettitudine troverai la pietra nascosta”. Tale acronimo alchemico indica la necessità di affrontare una cerca tortuosa e complessa per scoprire inestimabili segreti come la celeberrima Pietra Filosofale. Di tale nome si fregiò un gruppo di nomadi delle Piane che si era stanziato principalmente nella parte occidentale del territorio dove sorvegliava alcune Are lì situate. Molte di queste vennero nel tempo reclamate dalle profondità della terra, spalancatasi a causa di una violenta scossa sismica, così essi furono così costretti a iniziare a vivere per la maggior parte delle loro vite nel fondo di questi crepacci isolandosi ancor di più dal mondo esterno e continuando con i loro doveri di guardiani: nacquero così i nomadi del VITRIOL.
La vita nel sottosuolo è tutt’altro che semplice. Esso difatti nasconde molteplici insidie: grotte che si aprono in bacini che vengono periodicamente allagati, affamati predatori che non aspettano che banchettare con gli sventurati viandanti, parassiti di dimensioni inusitate che possono uccidere le prede con il loro morso avvelenato. Si trovarono poi a condividere gli spazi con scaltri Ratkin, umanoidi dalle fattezze di topo, di grandissimo ingegno, in possesso di peculiari conoscenze in qualche modo affini all’Alchimia del “mondo di sopra”.
Gli occhi di coloro che sono cresciuti e vissuti nel sottosuolo sono estremamente sensibili, e quando salgono in superficie la luce solare dà loro molto fastidio, per questo spesso coprono il volto con tessuti e veli e si truccano gli occhi con pesanti linee nere per proteggersi dai raggi del sole. Quando questo non basta, fanno anche uso di particolari pozioni distillate dai propri maestri per rendere meno ardua la vita sulla superficie.
Essendo molto gelosi dei traguardi raggiunti o anche solo per timore che le loro conoscenze possano giungere a individui non degni di esse, i membri del VITRIOL hanno creato diversi metodi per scambiarsi messaggi nascosti. I più usati sono basati sulla tradizione delle allegorie alchemiche, i cui simboli e combinazioni degli stessi rappresentano sia una forma di linguaggio segreto sia un emblema dello status sociale.
Sin dal principio, la loro guida fu il famoso Magister Corbulo, uno dei tre leggendari discepoli dell’ultimo Titano che ancora non aveva ceduto al “sonno ancestrale”, i quali furono in grado di prolungare le loro vite per millenni grazie ai portenti delle scienze occulte.
Corbulo sviluppò la sua propensione all’Alchimia fino a raggiungere uno dei tre massimi segreti aurei: l’elisir della vita eterna, che gli garantì una vita estremamente lunga e priva del naturale decadimento fisico della vecchiaia.
Fu così in grado di guidare la sua congrega per lunghi anni, intessendo alleanze con altri saggi delle Piane con cui conveniva in regolari conciliaboli atti a condividere le loro esperienze e conoscenze.
Fu al ritorno di una di tali riunioni che Corbulo trovò un bambino di pochi mesi, poco più di un neonato, apparentemente abbandonato. Commosso dal pianto del piccolo, lo raccolse con sé, adottandolo. Lo chiamò Yazour (Ya-zur) e sin da piccolo lo istruì nelle arti alchemiche. Yazour si rivelò straordinariamente portato per l’Alchimia, e Corbulo decise di nominalo suo successore. Alla scomparsa di Corbulo, Yazour divenne quindi il Sommo Magister, nomina che però non fu veramente condivisa da tutti, vuoi per la giovane età (aveva appena compiuto trenta estati), vuoi perché convinti che non fosse all’altezza a prescindere.
Una buona parte dei membri più anziani della congrega e dei discepoli più eminenti del Magister Corbulo decisero quindi di scindersi dal gruppo originale, lasciando quello che ora è conosciuto come VITRIOL con poco più di una manciata di individui.
In questa situazione, Yazour fece una scelta tanto audace quanto inattesa: non ritenendosi ancora all’altezza del ruolo assegnatogli e conscio dei limiti della vita umana e delle lacune nelle sue conoscenze, decise che il suo primo obbiettivo avrebbe dovuto essere la ricerca dell’immortalità, “saggiando la via, pietra dopo pietra“, come gli era stato insegnato. Lasciò così ai membri scissi l’onere e l’onore di custodire le Are, mentre egli continuava le sue ricerche convulse seguito dai discepoli che gli erano rimasti accanto.
Privo delle capacità straordinarie del proprio maestro, Yazour non riuscì invero mai a ottenere l’intuizione per giungere al medesimo segreto aureo. Il suo obiettivo gli sembrò sempre più effimero e improbabile, fino a quando non gli giunse voce di tre eccentrici capitani intenzionati a percorrere la stessa tratta della Valmoridel. Si diceva che, giunti a destinazione, e se ritenuti degni, sarebbe stato possibile esprimere qualsiasi desiderio, anche quello più ambizioso custodito negli angoli più reconditi della propria mente. Una volta giunti in quell’arcipelago, lo scotto per cotale occasione sarebbe stato enorme: la perdita di ogni ricordo, ogni conoscenza, ogni nozione in proprio possesso, fatta eccezione per un singolo frammento di memoria.
Certamente non a cuor leggero, ritenne che questo fosse un degno sacrificio da compiere per ottenere ciò a cui aspirava. Addirittura arrivò a perorare l’idea che fosse un bene perdere le proprie conoscenze pregresse poiché ciò avrebbe permesso di affrancarsi dai preconcetti e dalle cattive abitudini prese in passato, e di iniziare nuovamente la via dell’apprendimento.
Questa decisione portò dunque il nuovo giovane Magister e gli altri componenti del VITRIOL a incamminarsi verso le coste a occidente del continente, decisi a diventare i futuri coloni di quelle isole ricche di mistero e meraviglie. A loro si aggiunsero componenti dei nomadi delle Piane che il gruppo conobbe durante il lungo tragitto verso sud, e che furono accettati poi come nuovi compagni.
Il Governatore del VITRIOL
Magister Yazour è un individuo solitamente molto posato e di poche parole, ma quelle che usa nascondono una profondità non sempre percepibile.
Di natura molto chiusa, si dimostra un po’ più aperto con individui che provengano dalle sue stesse terre, ma anche per loro non sono sempre chiare le sue intenzioni o i suoi effettivi obiettivi futuri. Nonostante ciò, solitamente si dimostra gentile, disposto ad aiutare il prossimo perché eccella nelle sue mire, per quanto rimanga sempre il dubbio, in queste persone, di essere state usate come pedine a loro insaputa, per scopi al di là della loro comprensione.
Spesso è stato visto fare uso di sostanze in grado di alterare le condizioni fisiche e psichiche, alcuni riconducono questa abitudine alla sua origine nel sottosuolo, ma le malelingue credono semplicemente che sia un oppiomane.
Praticamente nessuno ha mai visto il viso del Governatore, e ciò ha contribuito a far circolare strane storie a tal riguardo, per esempio che in realtà non sia mai approdato e che più individui simulino la sua presenza nell’arcipelago.
Come gli altri Governatori, dopo la permanenza nel Ghetto ha dimenticato tutto il suo passato e ha quindi riscritto la propria esistenza da zero. Non è chiaro quale sia il suo ricordo, ma pare sia qualcosa legato al suo Magister e a un tenebroso rimorso che lo attanaglia. Solo le persone a lui più vicine sanno esattamente di cosa si tratta.
Yazour aggiustò il drappeggio della lunga sciarpa di lana sottile. Il tessuto, di un blu profondo come la notte, gli fasciava la testa in un morbido giro prima di ricadere mollemente ai lati per coprire meglio il volto.
Il riverbero del sole che si infrangeva in lunghe scintille di luce sull’acqua increspata della baia gli faceva dolere gli occhi.
Aveva passato quasi un anno intero in superficie nel Ghetto, ma per gran parte del tempo aveva trovato rifugio al chiuso, nelle stanze ombrose degli edifici, e non si era ancora abituato a tanta luce.
Ignorò il fastidio che lo assillava e rimase sulla spiaggia, seduto a gambe incrociate. Respirava ritmicamente, seguendo il frangersi delle onde sulla battigia, percependo il lento moto del mare.
Lo sciabordio della risacca, sempre uguale e sempre mutevole, gli ricordava che c’erano stati dei canti, una volta. Ricordava di aver provato una sorta di annullamento, di comunione con i suoi confratelli, durante quelle cerimonie.
Certo, dopo l’anno ormai passato, non tutto era fresco nella mente. Ad esempio, dei canti, sebbene non ne ricordasse bene la melodia o le parole, ricordava però la sensazione che aveva provato, a quel tempo.
Un’onda di risacca gli riflesse di colpo un raggio di sole più pungente negli occhi, e la sensazione svanì.
Sbuffò, cercando di nuovo la concentrazione. Per certo, gli mancavano le caverne: c’erano meno distrazioni.
Una folata improvvisa di vento sollevò la sabbia finissima, intrappolandola nelle pieghe della sciarpa. Portava con sé un profumo, come di terra, come di salato, come di ferro… come di sangue.
Il sole fiammeggiava tremulo sulle onde. La risacca cantava la sua canzone senza fine. La sabbia filtrava tra le curve del tessuto, sfiorandogli le labbra.
Sale.
Ferro.
Terra.
Respiro.
Il cuore perse un colpo quando il sussurro di un ricordo si affacciò alla mente: ombre distorte proiettate sulla roccia da una chiazza di olio in fiamme accanto a una lanterna fracassata.
Persone di corsa, che scappano… da cosa? Le mie mani, le mie mani sporche di sangue, o dei… Cominciano le grida, che rompono il silenzio, che mi spaccano i timpani. La terra, la terra si muove, perdo l’equilibrio, oddio, cado, precipito!
Tendo le mani, smaniando di aggrapparmi a qualcosa…
La mano di Yazour affondò nella sabbia di Novisterra. Il grido che aveva udito di colpo gli morì in gola. Era stato lui ad urlare.
Yazour scosse la testa, d’improvviso invasa da un suono strano, come mille tamburi che battevano un ritmo noto, ma allo stesso tempo sconosciuto.
Una nuvola passò davanti al sole e spense lo scintillio del mare.
Il cuore finalmente rallentò i battiti, e i tamburi sfumarono nel ritmo consueto, nel doppio colpo asimmetrico della vita.
Si guardò intorno, preoccupato che qualcuno fosse stato attirato dalle sue grida. Sospirò di sollievo: nessuno nelle vicinanze. Nessuno si era accorto del suo smarrimento.
Non sapeva cosa aveva visto. Era un ricordo? Un presagio? Le Are stavano cercando di dirgli qualcosa?
Aveva bisogno di più tempo per capire, quei segreti non sarebbero stati svelati nel corso di una sola vita mortale. Avrebbe proseguito il lavoro. Avrebbe raccolto l’eredità del suo Maestro. Era un fardello impegnativo, pesante, ma era il suo, e non lo avrebbe ceduto a nessun altro.
Linee guida per PG
I nomi della fazione si ispirano a quelli arabi o indiani. Di seguito alcuni esempi:
- Nomi maschili (ispirazione araba): Kamal, Majid, Samir, Tariq.
- Nomi femminili (ispirazione araba): Amani, Layla, Nour, Salma.
- Nomi maschili (ispirazione indiana): Aarav, kunal, Nikhil, Reyan.
- Nomi femminili (ispirazione indiana): Avni, Myra, Rhea, Zoya.
I nomi di famiglia sono spesso legati a qualità o mansioni:
- Aamin (onesto, affidabile) Latif (gentile, delicato), Salim (sano, integro), Verma (protettori), Pandey/Pandit (studioso), Joshi (astrologo)
Spunti per le carriere di ventura nel contesto della fazione:
- Astrologo: Sei un individuo che segue gli antichi dettami dei Valghast riguardo gli Astri e il loro volere, non sei un semplice studioso ma anche una persona che cerca di portare il verbo degli Astri a coloro che se ne sono allontanati.
- Arcanista: I tuoi studi sulla natura degli elementi e sui segreti del Sottomondo e del Calderone ti permettono di eccellere nelle scienze occulte. Sei sempre alla ricerca di modi per migliorare le tue doti e diventare sempre più esperto o esperta nella tua arte.
- Apotecario: Sei una persona che investe la sua vita nella guarigione altrui. Sei un alchimista, erborista, o coltivi forme di medicina affini, e ti impegni a sviluppare nuovi rimedi per aiutare gli infermi. Sei convinto o convinta che spirito e corpo siano strettamente legati e per guarire uno ci sia bisogno di curare anche l’altro
- Guardiano delle Are: Dopo che le Are hanno perso la maggior parte dei loro poteri, coloro che le proteggevano hanno dovuto per necessità imparare a usare diverse tipologie di armi. Sei un o una combattente che agisce con incredibile discrezione, quando vuoi, e sai essere ancor più formidabile usando le “arti sottili” quali i veleni o i sortilegi che ingannano i sensi.
Stile:
- I costumi del Governatorato sono caratterizzati da lunghi abiti che avvolgono gran parte del corpo, la testa è di solito coperta da turbanti o cappucci.
- I colori tipici del VITRIOL sono l’oro, ovviamente legato ai leggendari tesori dell’Alchimia, e il marrone associato al suolo che ospita le loro dimore.
- La parte inferiore del viso è quasi sempre coperta da veli o maschere, le quali richiamano la tradizione del VITRIOL di vivere “sepolti”.
- Gli abitanti, qualsiasi sia il loro genere, si truccano le parti del volto scoperte, e molti si adornano di tatuaggi. Indossano pochi monili, e spesso dotati di una funzione aggiuntiva oltre a quella decorativa (es. orecchini che celano un acciarino, anelli con vani segreti in cui serbare sostanze alchemiche, collane il cui filo è affilato come una lama, ec.).
- Le vesti e gli accessori sono decorati da motivi intricati che richiamano la forma ed i colori dei “Regoli” del Deserto, ossia i draghi di forma serpentina che strisciano nel sottosuolo, gli stessi che nella tradizione delle Piane ricoprono il ruolo di custodi dei segreti de “l’oro filosofale”.
PROSPETTIVE DI FAZIONE
Sul Bagatto: Vivono la loro vita senza un obbiettivo preciso, passano di voglia in voglia, di luce in luce come falene, come se il loro lascito non contasse niente. Ma la loro capacità di trovare quello che ti serve al momento giusto è impari, e la loro capacità di notare dettagli minuscoli ci ha salvato spesso da pericoli nascosti!
Sul Riddenfelt: Nutrono i loro corpi e ne coltivano le potenzialità ma trascurano le loro menti, che sarà ciò che rimarrà, invero, fino alla fine. Ricercano la morte come noi ricerchiamo la vita eterna, non li capiamo in toto, ma possiamo apprezzare il loro impegno, e certo la forza bruta ha il suo impiego, in certi casi. Meglio non stuzzicarli, però, la loro permalosità a volte sfocia in faide che non finiscono bene… se finiscono.


