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IL BAGATTO

“Il vero valore di ogni cosa si trova in ciò che si scambia con essa”
– detto della gente del Bagatto –

Le genti che popolano il Bagatto non hanno mai avuto una vera dimora, o un posto da poter definire “casa”; non a caso le dimore “tradizionali” per loro risultano opprimenti, abituati come sono a vivere su grandi carri coperti da tende policrome, detti Vagon.

Come i celebri Venturers del Garadh , essi hanno da sempre fatto del viaggio una scelta di vita, esploratori per natura e per esperienza. Pertanto, quando si presentò l'opportunità di navigare verso centro dell’Oceano delle Tempeste, la considerarono semplicemente l'ennesima tappa del loro cammino.

I membri dell’attuale Bagatto, a differenza degli altri abitanti del Garadh, nutrono per il Piccolo Popolo una curiosità spinta fino all'ossessione. In passato, quando erano ancora nel vecchio mondo, ciò li portò a spiare i loro raduni segreti.

Fu durante una di queste incursioni che un antenato del Bagatto venne colto sul fatto dalla corte fatata. Il Principe dei folletti, con un sorriso enigmatico, gli offrì una via di scampo dalla schiavitù eterna: strappargli una risata. Incalzato dal tempo, l'uomo, disperato, scelse l'unica cosa che gli balenò in mente: deridere un folletto dall'aspetto particolarmente infelice, chiamandolo “sgorbio”.

Ignorava, tuttavia, che lo sventurato fosse il fratellastro del sovrano.

Contro ogni previsione, il Principe rise, e rise di cuore. L'umano fu libero, e con la libertà ricevette in dono la benedizione del Principe. Ma lo “sgorbio”, umiliato e colmo di rancore, maledisse l'insolente e tutta la sua stirpe.

Oggi, la gente del Bagatto vive sospesa tra questi due lasciti. La benedizione del Principe porta loro fortuna inattesa e aiuti quasi miracolosi nei momenti critici tanto che, di fronte a un evento particolarmente fausto e inspiegabile si usa dire con un sussurro timoroso: “Il Folletto ti ha fatto un dono”. Ma l'ombra della maledizione dello Sgorbio grava senza tregua. Oggetti cruciali per affari importanti spariscono per mano di entità invisibili, persone svaniscono nel nulla. L'effetto più temuto, però, è la maledizione che prende nome dalla crudele burla: una bellezza appena sbocciata può svanire in una notte, un bimbo perfetto diventare un fagottino deforme; giovani e adulti dalla grazia invidiabile possono essere consumati da mali oscuri, fino a diventare essi stessi degli 'sgorbi'.

I cittadini possiedono una tradizione tanto particolare quanto audace, che ben riflette il loro spirito libertino e la loro abitudine a non concedere peso ai propri timori. Quando un incubo li assale o una missione si preannuncia fatale, non si arrendono alla paura; al contrario, la ridicolizzano. Creano immagini e icone goliardiche della minaccia, svuotandola di ogni serietà attraverso l'assurdo. Quest'arte non conosce limiti all'immaginazione: si possono trovare rappresentazioni di terribili orchi che raccolgono falli enormi da una piantagione, o di folletti legati e costretti ad annusare le nubi maleodoranti prodotte dalle terga dei loro compari.

Il baratto è la linfa vitale dei loro scambi, un'arte sottile affinata nei secoli di trattative nei mercati di ogni porto e di ogni città visitata. Ogni incontro è un'occasione per stimare il valore di una stoffa ricamata contro una manciata di gemme, di un utensile di metallo contro una pelle esotica. Ma il loro sguardo acuto va oltre il mero valore materiale. Sanno che un buon rapporto, un sorriso sincero o una storia ben raccontata può valere quanto la merce stessa, aprendo porte e garantendo favori futuri. Il vantaggio non è sempre immediato, a volte si cela nella trama invisibile della fiducia appena tessuta.

I più navigati mercanti del Bagatto hanno imparato a gestire le trattative senza lasciar trasparire alcuna emozione, mantenendo i volti impassibili e privi di espressione dall'inizio alla fine. Ai neofiti di quest'arte, invece, viene suggerita una tattica diversa: ostentare un sorriso forzato, ampio da orecchio a orecchio, da non abbandonare fino alla conclusione dell'affare. Un'abitudine talmente radicata che nel Ghetto si è diffuso il modo di dire “Faccia da Bagatto”.

Quando si ha a che fare con più mercanti di questo governatorato, è cruciale essere vigili. Durante le trattative, infatti, potrebbero avvalersi della Bagatella, un loro “linguaggio segreto” conosciuto esclusivamente dall'élite, per conversare indisturbati. Coloro che si sono avventurati nel tentativo di svelare i misteri di questo codice hanno individuato un filo conduttore intrigante. Tutto sembra ruotare attorno allo scambio di un fazzoletto colorato che gelosamente custodisce degli oggetti segreti.

Il loro vestiario è un ambiguo messaggio, calibrato con cura a seconda delle circostanze. Possono presentarsi come un'esplosione di colori vivaci, sete sgargianti che catturano lo sguardo come fiori rari ostentando sicurezza e ricchezza potenziale. Altre volte preferiscono mimetizzarsi nell'ombra, avvolti in vesti neutre e pratiche, quasi indistinguibili dalla roccia e dalla sabbia, per osservare senza essere notati. Ma sotto quei drappi, che siano sontuosi o anonimi, si celano sempre armature leggere e armi silenziose, pronte a essere estratte all'occorrenza. Le lunghe maniche e le tasche segrete, un'usanza radicata nella loro cultura, servono proprio a questo scopo: nascondere la loro preparazione a ogni eventualità. Come spesso si sente dire tra i borghi del Bagatto: “An nathair a cheilt ina nead!” (che tradotto significa “Celare il serpe nella tana!”).

Indipendentemente dall'abito, sgargiante o sobrio che sia, gli appartenenti al popolo del Bagatto spiccano per il loro ampio copricapo. Questa distintiva usanza affonda le radici nella loro storia nomade ed esploratrice: in passato, tale accessorio serviva come protezione indispensabile dalle intemperie durante i lunghi viaggi. Oggi, è diventato una tela su cui narrare la propria identità, adornato con oggetti e decorazioni che richiamano la loro vita errante. Così, una famiglia di cacciatori lo decorerà con le piume usate per le frecce, mentre chi vanta un antenato sopravvissuto al morso di una vipera vi sfoggerà, ad esempio, denti di serpente. A testimonianza perenne del loro spirito viaggiatore, è inoltre consuetudine che ogni membro del popolo porti su di sé ricami raffiguranti simboli evocativi del loro passato nomade, come ali di gabbiano a richiamare la libertà del cielo o ruote di carro a testimone dei sentieri percorsi.

Ma al di là della storia visibile e tangibile incisa sui loro copricapi e sulla loro pelle, pulsa nel cuore del Bagatto un'ambizione molto più profonda, quasi incomprensibile per gli altri popoli sedentari: la ricerca dell'Ubiquità.
Non si tratta di conquistare terre, né di accumulare ricchezze materiali. L'Ubiquità, per il Bagatto, è uno stato d'essere, la suprema espressione del loro spirito errante. È il desiderio ultimo di non essere confinati in un solo luogo in un dato momento, ma di esistere contemporaneamente in ogni dove. A promemoria di questa loro ambizione, il motto del Bagatto recita:


“Mille vite per ogni luogo distante.
O in mille luoghi in un sol istante.”


Il Governatore del Bagatto

“Essere superstiziosi è da ignoranti!
Ma NON ESSERLO porta male!”
- Eduardo De Filippo -

Nicchio Bonaventura, il Governatore del Bagatto, è la personificazione stessa delle tradizioni, dei gesti e delle peculiarità che uniscono la sua gente.

Di natura incredibilmente estroversa e generosa con tutti, sebbene con un'evidente predilezione per i propri concittadini, la sua personalità subisce una trasformazione radicale di fronte a eventi o segnali che interpreta come presagi di Malanotte (un termine che indica la sventura). In questi momenti, l'uomo solare lascia il posto a un individuo rancoroso, quasi spaventato dalla propria ombra, e tale rimane finché non sente che la sorte è tornata a favorirlo. Si narra che il suo umore dia vita a “presenze invisibili”, creature legate, secondo la leggenda, al Piccolo Popolo. Nei suoi momenti di serenità e fiducia, queste entità agiscono per facilitare il lavoro dei gregari, talvolta portando a termine compiti appena iniziati in modo inspiegabile. Quando, al contrario, prevale il timore, le stesse presenze si adoperano per ostacolare ogni sforzo, facendo svanire risorse vitali o generando sventure impreviste.

È sua abitudine ornare le vesti con un'infinità di oggetti e ninnoli che ritiene connessi al Fato e alla buona sorte. Mostra un'attrazione particolare per oggetti bizzarri che ritenga siano legati alla Malanotte e ricerca con bramosia informazioni sugli Archeofatti, i potenti manufatti posseduti dai Capitani, ed è stato più volte notato mentre conversava con loro, nel tentativo di carpirne i segreti. Dotato di grande talento nell'arte della Goliardia, egli è solito offrire ai suoi gregari esempi della sua arte come portafortuna per le missioni. Questa peculiare estetica permea la sua stessa magione, le cui pareti sono adornate da icone bizzarre che rasentano la blasfemia.

Alla stregua di ogni governatore, Nicchio recava il segno indelebile del Ghetto: la quasi totale assenza di un passato. Ciononostante, durante la sua permanenza, voci frammentarie e ricordi altrui cominciarono a delineare un racconto inatteso, che legava la sua figura a un antico libro di favole. Si diceva che, a bordo della nave che lo conduceva all'Arcipelago delle Tempeste, il governatore fosse un assiduo lettore di quel volume. Tuttavia, all'avvicinarsi a Novisterra, le rigide regole di SofoS ne imposero la distruzione. Non riuscendo a farlo lui stesso, il libro fu affidato a un uomo di fiducia con l'ordine di gettarlo in mare. Fu proprio quest'uomo a rivelare un particolare curioso: prima di lanciare il libro tra le onde, si accorse che la pagina 13 era stata meticolosamente strappata.

Le due versioni del simbolo del governatorato sono legate alla tradizione (serpente marino che incarna le insidie della vita di ventura) e alla goliardia (fallo che rappresenta la sorte dell'uomo) del Bagatto


“Ero giusto a pensare,” cominciò Baldo, pulendosi i baffi dalla schiuma, “al mio compare, quel matto di Cecco. Ti ricordi? Quello che voleva scambiare la sua vecchia spada arrugginita con il Governatore Nicchio in cambio di un anello per la sua amata?”

“Si! Mi ricordo del vecchio pazzo di Cecco!”, annuì Prisco.

“Bene, Nicchio sai com'è, non è uno che fa le cose per niente. Guarda l'oggetto, lo rigira tra le mani e poi dice a Cecco con un sorriso quasi preoccupante: 'Vecchio Cecco, questa lama è più ruggine che metallo. Ma la tua audacia mi diverte. Facciamo così: giochiamo una partita a dadi. Se vinci, raddoppiamo il valore del tuo scambio. Se perdi… beh, la spada sarà mia e sarai anche in debito di un favore nei miei confronti, accetti?’”

“E Cecco? Che ha fatto?” chiese Prisco.

“Cecco, con la faccia di uno che non ha nulla da perdere, ha accettato! Hanno lanciato i dadi e Cecco ha vinto! Ha fatto un doppio sei che ha lasciato Nicchio a bocca aperta per un istante! E così, non solo ha avuto l’anello, ma il Governatore ha valutato la sua spada come se fosse stata forgiata da un maestro nano! Ha scambiato l’arma con un anello tutto intarsiato!”

“Ma il bello, amico mio, deve ancora venire. Ascolta un po': quella settimana Cecco è stato baciato dalla fortuna in un modo che non si era mai visto. Prima ha sbancato a carte, poi ha trovato per strada una borsa piena di monete, e come se non bastasse, dopo essersi svegliato da un pisolino, ha trovato la sua rete da pesca stracolma! E sai cosa racconta? Dice che, mentre tirava a riva tutto quel pesce, ha visto tra le onde spuntare un bambino con la pelle ricoperta di una trama di squame, e quel bambino gli sorrideva!“

“Sì,” disse Prisco, “certa gente con Nicchio ha avuto una fortuna sfacciata. Però…” Il suo tono cambiò, facendosi più cupo. “C'è anche l'altra faccia della medaglia. E non è una bella storia.”

Baldo si irrigidì. Sapevo che Prisco si riferiva a qualcosa di recente.

“Sai,” continuò, la voce abbassata, “il mio amico Tonio. Quello sveglio, che si occupava di commerci? Nicchio l'aveva incaricato di una missione delicata. Andare a visitare i governatorati vicini, raccogliere informazioni sulle loro necessità, sui loro punti deboli, insomma, capire come Bagatto potesse sfruttare la situazione a nostro vantaggio commerciale. Un lavoro importante, che Tonio accettò con entusiasmo.”

“Prima che partisse,” riprese, “Nicchio gli offrì un 'aiutino'. Il Governatore gli aveva proposto di portare con sé un piccolo cartiglio “goliardico”, uno di quegli oggetti strani, su cui era raffigurato un folletto con gli arti legati da una corta corda. A suo dire, quel cartiglio lo avrebbe aiutato a tenere a bada i timori legati alla missione. Su cosa Nicchio avesse chiesto esattamente in cambio, però, Tonio non volle mai scendere nei dettagli; si limitava a dire che il governatore aveva preteso qualcosa di 'personale', qualcosa a cui teneva molto. Tonio, in ogni caso, non era affatto convinto da quella proposta, e fidandosi unicamente delle proprie capacità, rifiutò.”

“Ebbene,” mormorò, “Tonio partì. Si mise subito all'opera per raccogliere informazioni e stabilire i primi contatti, ma c'era un ostacolo inspiegabile. Ogni volta che riusciva ad avvicinare una persona chiave – un informatore affidabile, qualcuno di spessore – non riusciva mai a concludere lo scambio di informazioni! Poco prima degli incontri, le merci che gli sarebbero servite come scambio sparivano misteriosamente nel nulla. Lui giurava di scorgere ogni volta, in lontananza, l'ombra di un bambino dai tratti grotteschi che lo fissava con uno sguardo carico di malizia. La missione, inutile dirlo, fallì miseramente: Tonio non era riuscito a portare a termine nemmeno uno scambio!”

Si passò una mano sulla fronte. “Tornato qui, era furioso. Si sentiva truffato dal Governatore. Volle affrontarlo, sbraitando che gli aveva lanciato contro un malocchio. Sai com'è Tonio quando si arrabbia… non ci vede più!”

“E che è successo?” chiese Baldo, quasi sussurrando.

“Te lo immagini? Lì, nella stanza del Governatore, mentre gesticolava e urlava come un forsennato,” continuò Prisco, la voce che fischiava appena. “Fu allora che Nicchio additò una strana vescica che pulsava, viva, sul volto di Tonio. Quest'ultimo si lanciò verso uno specchio, e ciò che vide dovette essere terrificante, perché scappò via dalle stanze del governatore senza voltarsi indietro.”

Un silenzio greve calò e l'aria si fece più fredda. “E poi? Che fine ha fatto, Tonio?” chiese Baldo con un filo di voce, quasi sperando di non sentire. Prisco abbassò lo sguardo.


“L'ultima volta che i miei occhi l’hanno incrociato,” disse lentamente “si copriva il volto, ma non abbastanza da nascondere le pustole che lo devastavano. Si muoveva ingobbito, e la sua voce… era soffocata, come se qualcosa gli stringesse la gola. Era diventato uno Sgorbio, in tutto e per tutto.”



Linee guida per PG

I nomi della fazione si ispirano a quelli del Rinascimento Italiano oppure al Gaelico. Di seguito alcuni esempi:

  • Nomi maschili (ispirazione italiana): Ascanio, Cosimo, Goffredo, Taddeo.
  • Nomi femminili (ispirazione italiana): Beatrice, Isabella, Lucrezia, Margarita.
  • Nomi maschili (ispirazione gaelica): Arthur, Galadh, Finlay, Niall.
  • Nomi femminili (ispirazione gaelica): Alisa, Brianna, Deirdre, Fiona.

I nomi di famiglia nel Bagatto sono in genere composti da due termini (molto spesso un sostantivo e un attributo, o un verbo e un sostantivo), con un significato spesso beneaugurante o goliardico. Di seguito alcuni esempi:

  • Beneauguranti: Chiaravia, Godifato, Mirabella, Vincitutto, Venderoba.
  • Goliardici: Fieramosca, Malagobba, Occhiofesso, Trigozzo.

Spunti per le carriere di ventura nel contesto della fazione:

  • Coglisussurri: Nascosto tra le fronde più fitte o nel vuoto di una piazza silente, la tua arte è la furtività. Spesso, la tua stessa presenza sfugge alla percezione di chi ti sta attorno. Ogni tuo passo è mosso da un unico, inesorabile desiderio: accumulare segreti, per volgerli a tuo favore o cederli al miglior prezzo.
  • Scardinatore: Dimentica il “brivido della scoperta”: a te interessa il tintinnio dell'oro e il peso di un oggetto raro nella tua sacca! Non perdi tempo con gli enigmi: un muro fragile può essere abbattuto e uno scrigno robusto può essere spaccato. L'unica cosa che conta è il bottino.
  • Guardavia: La sicurezza di una carovana non si misura dal numero di spade in vista, ma dal silenzio che la circonda. Il tuo mantello da mercante è una menzogna che nasconde una lama pronta a scattare. Sei un fantasma pagato a peso d'oro, un guardiano la cui presenza si avverte solo quando è troppo tardi. Chi si accorge della tua vera natura, di solito, lo fa un istante prima di morire.
  • Imbonitore: La tua arma più affilata non è una lama, ma la tua parlantina. Sei capace di vendere l'invisibile, persino l'aria che respiri, e di pacificare gli animi più accesi, trasformando una disputa in una semplice storia.

Stile:

  • I costumi del governatorato contemplano abiti con lunghe maniche o falde, le quali spesso celano tasche in cui celare i propri “assi”.
  • Sono amati i grossi copricapi con ricami o decorazioni che evocano il tema dell’esplorazione e del viaggio (es. ruote di carro, ali di gabbiano ecc.).
  • I colori tipici del Bagatto sono il rosso, vale a dire la tinta consacrata al Piccolo Popolo, e l'azzurro che evoca il mare del Garadh.
  • È molto comune vedere la gente del Bagatto indossare simboli che richiamano i “Mostri Marini”. Questi esseri, i quali mescolano i tratti draconici con quelli di pesci o anfibi, popolano i mari del sud e vengono spesso rappresentati con ricami, monili oppure bordi che ricordano imponenti creste o pinne.

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PROSPETTIVE DI FAZIONE

Sul VITRIOL: Evita la gente del VITRIOL se cerchi divertimento: sono sempre seri e inclini a spiegarti la storia di ogni sasso e delle loro algide spelonche. Eppure, se la tua vita dipendesse da un mistico intruglio, loro sarebbero la tua unica speranza!

Sul Riddenfelt: La loro è una vita di abnegazione, culminante in una morte gloriosa, un concetto alieno a noi del Bagatto. Ai guerrieri più valorosi, a volte, offriamo sconti o merce gratis. È una mossa saggia: meglio averli dalla nostra parte, dato che la loro sete di vendetta può durare per secoli.


Galleria LARP

Mastro Nicchio.

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il_bagatto.txt · Ultima modifica: 2026/05/09 11:09 da admin

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